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Storie > Lettere

Buon compleanno, Città Nuova!

di Maria Pia Di Giacomo

La nostra casa è in festa. Martedì 14 luglio ricorrono 70 anni dalla fondazione della rivista col carisma dell’unità. Ieri come oggi, Città Nuova continua a generare vita nuova, che passa attraverso le relazioni

Stand di Città Nuova a Loppiano in occasione della festa del 1° Maggio 2026. Foto: Candela Copparoni

Ieri ho letto buona parte della rivista Città Nuova. È il giubileo dei 70 anni di esistenza. Carissimi tutti che la portate avanti: vorrei ringraziarvi. Ho avvertito negli articoli quella luce che continua a nutrire quella sorgente che illumina e riscalda l’anima. Nel leggerla ho ripensato a ciò che Chiara Lubich, fondatrice dell’Opera di Maria e della rivista, disse un giorno a suo riguardo: «È la prima opera dell’Opera». E con quanta passione la seguiva!

Città Nuova ha accompagnato la mia giovinezza, coinvolta e attratta da quella luce che ha orientato la mia vita. Portava un messaggio, quello dell’unità, proprio il cuore del Testamento di Gesù, e quei fogli mi sembravano proprio lo strumento che avrebbe un giorno vinto quel giornale quotidiano di stampo comunista dal titolo Unità, parola sacra, ma svuotata della presenza di Dio. «Io ho vinto il mondo», mi ricordava l’Onnipotente. Così, ricordo che, con slancio e senza fatica, nei fine settimana si partiva per diffondere le idee di Città Nuova, vendendola davanti alle chiese o nei palazzi della città per farla conoscere.

Ancora oggi mi vengono in mente due episodi a questo proposito. Uno l’ho sentito raccontare ad un incontro estivo da un signore siciliano che la presentava agli abitanti di un palazzo. Quando una persona aprì la porta allo sconosciuto, si sentì dire: «Lei mi porta un giornale da comperare, quando noi non abbiamo neanche i soldi per comprare il pane!». Si scusò il venditore e se ne andò, ritornando poi più tardi da lui con un pane appena comprato.

Questo fatto fu la chiave per iniziare un rapporto che poi si trasformò in una amicizia che cambiò la vita della sua famiglia, per cui poteva affermare che da allora non mancò più il pane e l’olio in quella casa.

Un altro episodio riguarda mio padre, anche lui coinvolto nella diffusione della rivista. Arrivò in un palazzo e una signora di un appartamento gli aprì la porta. A mio padre venne incontro un forte odore di gas e avvisò l’inquilina di aprire subito la finestra. Fu la sua salvezza da una morta certa.

Ho voluto riportare questi due fatti perché mi impressionarono molto e voglio concludere dicendo che sì, Città Nuova è uno strumento che porta la vita.

Buon lavoro amici tutti che la portate avanti!

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