Con questo numero festeggiamo il compleanno di Città Nuova, nata 70 anni fa nelle valli del Trentino durante una Mariapoli (vacanza estiva della comunità dei Focolari).
Se guardiamo alla situazione del mondo, con il «colpo di Stato planetario» in corso (Pasquale Ferrara, Avvenire 22/5/26), non ci sarebbe molto da festeggiare. Tanti squilibrati, prigionieri delle loro paranoie, sono a capo delle nazioni e giocano alla guerra.
Contemporaneamente, un miliardo (!) di persone nel mondo si dichiarano sole. Le aziende tecnologiche fiutano l’affare e subito adeguano i loro prodotti, di Intelligenza artificiale per uso privato, a essere più “caldi” e “amichevoli” nell’interazione con gli umani. L’intimità infatti vale più dell’attenzione.
È l’economia della solitudine, che sfrutta l’isolamento e la sofferenza degli utenti. In pratica si paga per essere ascoltati e confidare a un programma paure, ansie e desideri. «Ogni forma di legame tra le persone, che la vita moderna ha eroso, è ricomparsa come servizio, con un prezzo e un piano tariffario» (Serena Mazzini, La tua solitudine è il nostro business, Rizzoli).
Ma un’amica mi spiega che l’algoritmo è gentile, la ascolta, le fa i complimenti, la consola più dei figli!
In questo contesto, Città Nuova serve ancora? Penso di sì. In una società di feroci divisioni e contrapposizioni, abbiamo bisogno di “luoghi” e oasi di pace, dove confrontarci e guardarci serenamente senza smettere di stimarci a vicenda. Luoghi di incontro tra umani in carne ed ossa, non virtuali.
Città Nuova spera di essere uno di questi luoghi. Prima di tutto per la sua storia, fatta di condivisione e dialogo. Poi perché traffichiamo speranza e sorrisi e buone storie, cercando di essere una sorgente d’acqua pura e fresca.
Infine perché Città Nuova significa una comunità con una precisa (e positiva) visione del mondo, una rete di azioni sul territorio, una presenza al confine tra sensibilità diverse, cercando di conciliare Vangelo e laicità, lavorando per la pace e curando, nel nostro piccolo, qualcuna delle ferite del mondo.
Intendiamoci: non è un’operazione nostalgia. Guardiamo avanti, immersi nella complessità del nostro tempo, dando speranza a chi è in cerca di senso e facendo (se possibile) sorridere il mondo. Oggi Chiara Lubich non c’è più. Chiara siamo noi, con le nostre idee, i nostri errori e speranze.
Ci incoraggia il bel programma dell’enciclica Magnifica humanitas: custodire l’umano. Ok, papa Leone, conta su di noi.
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p.s. tenetevi liberi in questa data, poi vi dirò meglio: 24-25 ottobre 2026
