Mi chiamo Renzo e voglio condividere questa mia testimonianza che seppure dolorosa mi ha portato a un bene più grande.
Fin da giovane percepivo un senso profondo di inquietudine, portavo in me una ricerca di senso, volevo un mondo più giusto e mi arrabbiavo con questa vita che ritenevo ingiusta.
Nel 1974, nella scuola di Lugano Trevano dove io studiavo, spinto da questa voglia di cambiare il mondo, ho iniziato a seguire all’Aula Magna degli incontri di giovani che volevano un cambiamento nella società. Non ero mai stato attratto dalle ideologie e ancora oggi sono convinto che non rispondano al vero bisogno dell’uomo.
Più tardi ho lasciato la mia professione di elettricista e ho iniziato a lavorare in una banca. Il lavoro mi piaceva, in famiglia stavo bene e mi sono appassionato al ciclismo. La domenica andavo alla messa già che provengo da una famiglia cattolica, e in casa sentivo parlare di Gesù.
Eppure, non trovavo pace, percepivo come un vuoto, come se il cuore non fosse mai appagato e nei momenti di solitudine riaffioravano i perché ai quali non sapevo dare risposta. Lì è iniziata la crisi, ho perso pian piano la voglia di vivere, il gusto di vivere. Chi ha vissuto una depressione mi può comprendere… avevo paura di non uscirne mai più, non riuscivo a mangiare, stavo male, anzi malissimo, avevo pensato persino al suicidio.
Ho iniziato una cura farmacologica che mi portava sollievo, facevo fatica ad andare al lavoro. Alla sera facevo camminate nel bosco, cercavo di stare con la gente per non pensare.
Una sera, finito il lavoro, mi sono recato in chiesa. Penso che sia stato il gesto più umile che abbia fatto nella mia vita: in ginocchio ho chiesto aiuto al Signore.
Sono passati i mesi… una sera sono stato invitato da una ragazza appartenente al Movimento dei Focolari a Roma a un incontro internazionale di giovani chiamato Genfest, dove era presente una signorina che si chiamava Chiara Lubich. Pensavo che fosse una teologa, ma mi sbagliavo, era molto molto di più.
Lì ho fatto l’esperienza della presenza di Dio, del suo amore, pace, gioia, e in un attimo ho compreso che quello che il mio cuore cercava era Lui, era Lui il senso della vita che solo poteva appagare il cuore. Lui il tutto, amore infinito, misericordia infinita. Come in un film mi è passato davanti tutto quanto mi era successo prima, anche il periodo buio che avevo trascorso: era solo perché Lo potessi incontrare.
Da quel giorno fino ad oggi ho toccato con mano che «tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio» (Romani 8, 28). Iniziava per me una vita nuova, sono entrato a far parte della grande famiglia del Movimento dei Focolari, di cui ancora faccio parte.
Che dire oggi che scrivo con i miei 68 anni ripensando al passato? Sono stati anni bellissimi, non privi di difficoltà. Ho perso il conto delle confessioni, ma è la misericordia che salva. Quanti fratelli, amici… il Signore ci aveva promesso il centuplo!
Il bene non fa rumore, sui giornali e mezzi di comunicazione non sembra avere spazio, ma l’esperienza mi ha confermato che l’amore vince tutto.
E ora che i capelli sono bianchi e i miei figli grandi mi voglio preparare bene per l’ultimo viaggio. Ma di nuovo, tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, quindi anche la morte, il nulla non esiste: quel giorno a Roma ne ho avuto la certezza!
