Il caso che sto per raccontarvi era anche sui giornali. Amadou (nome di fantasia), un uomo senegalese che conosco da anni, aveva ingenuamente condiviso casa e affitto con una connazionale. Ma le intenzioni della donna apparentemente erano losche. Difatti, lui è stato denunciato per percosse e violenza sessuale, un delitto che assicura di non aver commesso, e gli è stata chiesta una somma ingente di denaro.
Conosco bene Amadou, so che è serio. L’ho aiutato a trovare lavoro tempo fa, su internet; poi ho conosciuto i titolari, i quali ci hanno procurato l’avvocato e una stanza dove lui potesse risiedere dopo l’obbligo di allontanamento e braccialetto elettronico. Amadou ha 6 figli, tra cui una bimba affetta da una malattia. Il giorno della denuncia è venuto a casa mia. È analfabeta e non capisce cosa vogliono da lui. Comprende l’italiano, ma non le logiche della nostra giustizia, per cui l’avvocato mi ha chiesto di essere sempre presente, anche in tribunale. In quest’anno e mezzo non l’ho mai lasciato…
Un giorno il titolare mi telefona perché lo vede strano. Lo chiamo nel momento in cui era su un ponte: aveva appena salutato la moglie e aveva deciso di gettarsi giù. Riesco a fare leva sul futuro dei figli, gli assicuro che gli sarò sempre vicino. Lui rinuncia al suo intento di suicidio e ci incontriamo. Tante ore di permesso decurtate dal mio stipendio, ferie, ecc., ma la sua dignità e libertà valevano molto di più. Poi arriva la sentenza definitiva: la signora è caduta tra tantissime contraddizioni e falsità venute alla luce. Amadou è assolto da tutte le accuse.
Una esperienza tanto pesante quanto in profonda unità con Dio. Sapevo di non avere nessuna competenza nel mondo della giustizia; per questo potevo solo amare, stare sulla croce dei continui impegni e decisioni che lui non sapeva prendere, stargli vicino, cercare i testimoni per dimostrare chi fosse Amadou. I miracoli a Lui.
