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Italia > Segni

Braccianti occupano la cattedrale di San Nicola a Bari

di Luigi Laguaragnella

- Fonte: Città Nuova

«Questo è l’unico luogo di questa città in cui la nostra vita vale ancora qualcosa». Il gesto estremo dei lavoratori sfruttati nella campagne del foggiano costretti a vivere in condizioni disumane. Mobilitazione promossa dal sindacato Usb. Urgono interventi promessi  e non effettuati con il fondi del Pnrr, mentre la Direzione distrettuale Antimafia di Lecce e la procura di Taranto, infatti, hanno scoperto una vera e propria associazione a delinquere legata al caporalato operante tra Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina

Circa 200 braccianti agricoli del ghetto foggiano di Torretta Antonacci, nel comune di San Severo, occupano la Basilica a Bari al motto ‘Casa e dignità’, 4 luglio 2026 ANSA / per gentile concessione dei braccianti

La Basilica di San Nicola, come accaduto già altri anni, è stata occupata da 200 manifestanti provenienti dalle campagne della provincia di Foggia. I lavoratori, provenienti da diversi paesi, per rivendicare i loro diritti, si sono rivolti idealmente al santo, anch’egli proveniente dal mare, patrono dei “forestieri”: «Questo è l’unico luogo di questa città in cui la nostra vita vale ancora qualcosa» – affermano attraverso il comunicato del sindacato USB.

Almeno agli occhi di San Nicola quelle persone hanno un volto, ma questa volta ci stanno mettendo la faccia rivolgendosi alle istituzioni : «da qui non ce ne andiamo finché il presidente della Regione Puglia Decaro e il governo Meloni non daranno un segnale chiaro e concreto: soluzioni vere contro le baracche, subito, e documenti per tutti. Non parole, non tavoli, non promesse».

L’occupazione del luogo sacro da parte dei lavoratori stranieri è avvenuta nelle stesse ore in cui papa Leone XIV è impegnato nella visita pastorale a Lampedusa creando un unico filo conduttore che lega i flussi migratori, la giustizia e l’accoglienza.

I braccianti agricoli arrivano dal ghetto Torretta Antonacci di San Severo, triste teatro di morti che, come spesso si dice a tragedia compiuta, sarebbero state evitabili: Alagie Singathe impiccato a 29 anni; Yusupha Joof, di 35 anni, deceduto a causa di un incendio all’interno della baracca.

Accordi, progetti e aspettative per tutelare le condizioni lavorative non si sono mai concretizzati; inchiodati  dalla burocrazia i lavoratori fluttuano in uno stato di clandestinità e imprigionati dalla catena del caporalato che li sfrutta. La loro indignazione è rafforzata soprattutto per il fallimento del progetto di bonifica del ghetto, che doveva essere finanziato con 30 milioni del Pnrr, che le istituzioni sbandierarono soprattutto all’indomani dei fatti di cronaca che colpirono il ghetto delle campagne foggiane.

Le baracche di legno e lamiere, i servizi igienici non adeguati, la mancanza di un sistema efficiente di acqua potabile sono rimasti tali. Inoltre, i fenomeni alluvionali durante il periodo invernali hanno creato ulteriori disagi e il rischio degli incendi nel periodo estivo resta un pericolo concreto.

Senza dubbio, i braccianti sono preoccupati delle ondate di calore che nelle zone delle campagne foggiane, possono diventare letali. Se si considera che duemila persone arrivano giornalmente a Torretta Antonacci occorre tenere alta l’attenzione. Dalla basilica di San Nicola i manifestanti provano ad alzare la voce: «Davanti a noi c’è la stagione della raccolta del pomodoro e siamo pronti a fermarla. Chiediamo lo stanziamento immediato, con fondi nazionali, di risorse pari a quelle perse, vincolate al superamento reale di Torretta Antonacci; acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base da subito nell’insediamento, perché nessuno può sopravvivere un’altra estate così».

Per molti di loro, come ricorda la vicenda del suicidio di Alangie, è esasperante anche l’attesa per ottenere i documenti necessari per risiedere e lavorare. Pur rispettando tutte le procedure vivono comunque nell’invisibilità per colpa del sistema dell’accoglienza contraddittorio, che complica il processo per l’acquisizione di un diritto.

Vengono illusi mentre continuano a nutrire la speranza di regolarizzazioni che li farebbero vivere almeno in un modo che si avvicini alla dignità. Purtroppo dietro speranze e diritti c’è chi specula. La direzione distrettuale Antimafia di Lecce e la procura di Taranto, infatti, hanno scoperto e arrestato 30 persone tra cui intermediari e imprenditori in una vera e propria associazione a delinquere tra Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa, Latina e il coinvolgimento di un Caf di Taranto. La rete avrebbe favorito l’immigrazione clandestina stipulando pratiche false per ottenere il visto d’ingresso e richieste di lavoro obbligando gli stranieri a pagare fino a 6500 euro.

Ai venditori di irregolarità e la delusione per i fondi del PNRR  la provvidenza trova rimedi. Flai Cgil Foggia, la Caritas Incontro attraverso il progetto Su.Pr.Eme 2, guidato dalla Fondazione Siniscalco Ceci – Emmaus ha avviato il Taxi Solidale per facilitare gli spostamenti dei lavoratori stranieri verso i luoghi di lavoro e i principali servizi (questure, ospedali, uffici pubblici), con l’obiettivo di contrastare il trasporto irregolare legato al caporalato, soprattutto in un’area priva di collegamenti pubblici adeguati.

«Chiediamo lo stanziamento immediato, con fondi nazionali, di risorse pari a quelle perse» – proseguono i manifestanti accolti dal priore della Basilica di San Nicola, padre Giovanni Distante –  «vincolate al superamento reale di Torretta Antonacci; acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base da subito nell’insediamento, perché nessuno può sopravvivere un’altra estate così; documenti per tutti: sblocco immediato dei permessi, dei rinnovi e delle richieste di asilo ferme da anni, rilascio di un permesso biennale per ricerca occupazione».

Il presidente Antonio Decaro, poche ore dopo il sit-in ha accolto una delegazione dei braccianti confermando l’impegno della Regione Puglia a disporre di altre risorse per creare ambienti accoglienti, e foresterie a Torretta e a Borgo Mezzanone.

Quelle braccia che quotidianamente si sporcano nei campi, sollevano cartelli di protesta, invocano diritti e giustizia e ricordano che dietro l’eccellenza della qualità dei prodotti tipici italiani ci sono proprio quelle mani  «grazie alle quali il cibo arriva sulle vostre tavole; non la carità, ma la giustizia e la dignità che è riconosciuta a ogni essere umano».

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