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Storie > Intervista

Graziella Ober: un’esistenza dedicata ad aiutare la vita nascente

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova

Aveva vissuto una maternità difficile, perciò riusciva a capire le donne in situazioni analoghe. Per lunghi anni ne ha aiutate tante a proseguire la gravidanza anche dopo l’approvazione della legge sull’aborto

Graziella Ober. Fonte: famiglia Ober.

«Ho 94 anni e sto vivendo una vecchiaia gioiosa. Infatti non mi sono mai ripiegata su me stessa e neanche ora sono disoccupata: oltre ai figli e ai nipoti, mi dedico molto agli anziani del circondario…». Così Graziella Ober, trentina originaria dell’Altopiano Tesino, conclude l’intervista.

«Avevo 18 anni quando negli anni ‘50 la mia famiglia si è trasferita a Trento per consentire al maggiore dei miei tre fratelli di proseguire gli studi di ragioneria. Sarebbe piaciuto anche a me studiare, ma ho dovuto fermarmi alla prima ginnasiale perché c’era stata la guerra. E poi all’epoca non c’era una prospettiva di studio per le donne: dopo sposate, rimanevano in casa. Oltre a lavorare in una sartoria, accudivo i miei fratelli…poi ho conosciuto Fabio, ci siamo fidanzati e nel 1956 ci siamo sposati. Con 5 figli, due maschi e tre femmine, eravamo una bella famiglia. Ero anche attiva nell’assistenza ai poveri della parrocchia di Santa Croce, quella dei cappuccini, però mi mancava qualcosa. Nel 1968 uno di loro, padre Valentino Vadagnini, mi ha fatto conoscere la rivista Città Nuova. Scoprire il periodico dei Focolari mi spinta poi ad approfondire l’ideale dell’unità, finché mi sono detta: ecco quello che cercavo. Nel giro di un anno già facevo parte di questa nuova famiglia spirituale come volontaria».

Poi è arrivato il 1976 con le discussioni parlamentari riguardanti la proposta di legge sull’aborto…
«L’iter era complesso a causa dei contrasti tra lo schieramento laico-socialista e quello cattolico. In tale contesto il Movimento per la vita portato avanti da Carlo Casini e anche da altri Movimenti come quello dei Focolari proponeva una legge alternativa: “Accoglienza della vita umana e tutela sociale della maternità”. In pochi mesi sono state raccolte più di un milione di firme in tutta Italia da portare in Parlamento. Purtroppo tanto sforzo non ha avuto l’esito sperato e il 22 maggio del 1978 è stata approvata la 194, la legge sulla “tutela sociale della maternità e interruzione volontaria della gravidanza”, che ha reso possibile abortire “entro i primi 90 giorni per motivi di salute, economici o sociali, e oltre tale termine solo per fini terapeutici”».

Come alternativa però nascevano i primi Centri Aiuto alla Vita (Cav), come quello di Trento, al quale hai dato per lunghi anni un apporto essenziale…
«Sì, come conseguenza dell’aver vissuto anch’io una maternità difficile a 43 anni, incinta del quinto figlio. Non avrei mai fatto ricorso all’aborto e mio marito la pensava come me, anche se in quel periodo si assommavano problemi di salute ed economici… così quella vita l’abbiamo accolta ed è stata una benedizione, perché è nata una bambina stra-amata da tutti: Marianna. Da qui la spinta ad aiutare altre mamme in gravi difficoltà insieme al dott. Angelo Del Favero, affermato medico cardiologo. Con lui presidente è nato il primo Cav di Trento, in via Belenzani: un piccolo ufficio con a disposizione solo una macchina da scrivere, il telefono e una sedia. Eravamo poveri, ma potevamo contare su una volontaria e un’ostetrica pro-vita operanti nel consultorio di via Petrarca».

Mi fai capire più in dettaglio la missione di un Cav?
«È un’associazione di libero volontariato a servizio dei consultori in tutte le situazioni in cui c’è bisogno di mobilitare energie. Non si sostituisce agli enti pubblici, ai quali spetta intervenire a sostegno della donna e/o della famiglia in difficoltà. Finalità del Cav è l’aiuto alla donna nelle maternità difficili perché scopra la sua dignità, la sua grandezza: essere portatrice di vita. E ciò rispettando la personalità e la volontà della madre, senza forzarla in alcun modo a fare una scelta piuttosto che un’altra, attraverso un servizio che molte volte va ben oltre la nascita del bambino e può proseguire per anni. Certo, eravamo molto contestati dalle femministe: sostenevano che costringevamo le donne a non abortire, il che non era vero. Quando abbiamo promosso un incontro sul tema “I danni che porta l’aborto alla donna”, ancora prima di iniziare sono arrivate loro così agguerrite che la polizia ci ha sconsigliato di proseguire. In compenso la stampa ne ha parlato e ci ha fatto conoscere. Nel 1980 abbiamo dovuto trasferirci in un’altra sede presso la scuola dei Camilliani in via Zara, ma eravamo così senza mezzi che il trasporto dei pochi mobili l’abbiamo fatto con un carretto tirato dai miei figli».

Intanto Carlo Casini non si era dato per vinto ed era promotore di altre due grandi mobilitazioni pro-vita…
«La prima è stata nel 1981 per il referendum abrogativo della 194. Noi dei Focolari insieme a Comunione e Liberazione e ad altre associazioni, supportati dal vescovo mons. Gottardi, chiedevamo attraverso una raccolta firme di commutare l’attuale la legge con quella già proposta a suo tempo dal Movimento per la vita. Anche stavolta abbiamo raccolto in Trentino un numero considerevole di firme, ma nel resto d’Italia la propaganda era contro di noi. Così il referendum è andato male ed è stata confermata la 194, che vige tuttora. Dopo il referendum, nuovo trasloco: mons. Gottardi ci ha affidato in piazza Adamo d’Arogno alcuni locali. Ora oltre alle mamme arrivavano anche gli aiuti economici e gli alloggi per quelle che ne avevano necessità. Quante ne abbiamo incontrate e quante le esperienze! Cito solo l’ultima. Al consultorio, dove avevo accompagnato una ragazza per una visita, arriva una coppia di musulmani a me nota. Lui mi dice in disparte: “Aspettiamo il quarto figlio, ma non possiamo tenerlo”. Gli ho proposto:” Perché non ne parliamo al Cav? Lì poi deciderete con libertà”. I due coniugi, pur avendo ricevuto il certificato di aborto per il quale avevano l’appuntamento, sono venuti da noi e dopo aver ascoltato le nostre proposte concrete hanno scelto di portare avanti la gravidanza. Ritornavano settimanalmente e abbracciandomi dicevano: “Dio è grande! Ci ha fatti incontrare nel momento giusto, altrimenti avremmo fatto una scelta irreparabile”. Grazie alla disponibilità di famiglie dei Focolari, abbiamo potuto fare numerosi affidi, permettendo inoltre ai bambini di trascorrere una vacanza estiva nelle loro case in montagna. Anche con altre associazioni si è creata una bella rete di collaborazione e di aiuti».

Nel 2013 l’ultima grande battaglia a livello internazionale di Casini in quanto europarlamentare riguardava la possibilità di riconoscere la dignità giuridica del bambino fin dal concepimento e sollecitava l’Unione europea a bloccare i finanziamenti ad attività che comportavano la distruzione di embrioni umani. Come l’hai vissuta quella volta?
«Sono stati raccolti quasi due milioni di firme in tutta Europa, superando di gran lunga il milione richiesto dal Trattato di Lisbona per obbligare la Commissione europea ad esaminare la proposta. Siccome la legge doveva essere appoggiata dai medici e dal personale sanitario, noi andavamo a illustrarla loro e a sostenerla con la firma. Io ci ho provato addirittura col medico che aveva fatto il numero più alto di aborti in Trentino. Dopo aver ascoltato l’esperienza del Cav, mi ha detto: “Io a lei firmo tutto quello che vuole…” ed eravamo all’opposto come idee! Anche lui mi ha raccontato le sue esperienze, dopo di che ci siamo lasciati da amici. Poi, con l’avanzare dell’età, ho lasciato il Cav perché stavano cambiando molte cose e non era più così necessaria la mia presenza. L’attuale sede è in via del Suffragio, dove operano alcune volontarie e tre assistenti sociali. Purtroppo oggi la mentalità comune è meno favorevole a scegliere la vita, tuttavia di mamme in difficoltà per una gravidanza ne vengono aiutate ugualmente molte».

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