Ormai i mezzi di comunicazione nel comune sentire sono i mezzi di informazione, anche se in origine i mezzi di comunicazione erano quelle macchine create dagli umani che permettevano loro di spostarsi da un punto all’altro del globo: aerei, treni, automobili, biciclette, monopattini e così via. Nella società ormai digitalizzata e globalizzata, i mezzi di comunicazione e spostamento – i mezzi di trasporto – hanno acquisito una loro centralità indiscussa nelle nostre esistenze. Per questo, tutto ciò che ha a che fare con la mobilità raggiunge il culmine dell’interesse, soprattutto nei social.
In questi giorni si parla dell’arrivo in carcere dell’ex Ad delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, per la strage di Viareggio che il 29 giugno 2009 fece 32 morti; ma si legge pure dell’attacco hacker contro il sistema informatico delle stesse FFSS (coincidenza?), che ha rubato non poche identità digitali dei clienti della società. Ancora, per rimanere in campo ferroviario, c’è da segnalare il blackout di tre ore che nei giorni scorsi ha colpito le celebri DB, Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche, per un sistema di comunicazioni interno che si basa ancora su tecnologie di 20 anni fa.
A proposito dei trasporti aerei, si assiste alla lite tra il Ceo di Ryanair e Aeroporti d Roma, per questioni relative ai costi degli slot, cioè dei punti di approdo degli aerei nei due scali della capitale. Ma si scrive pure della brasiliana Embraer, che insidia nel commercio dei vettori di corto raggio Boeing e Airbus, i due colossi del trasporto aereo, o della grande compagnia Delta che non vuole mandare in pensione i suoi Boeing 757, aerei usciti di produzione più di vent’anni addietro, un’era geologica fa, in campo di tecnologie dei trasporti.
In campo automobilistico, va registrata la crisi della Volkswagen, che ha annunciato la bellezza (anzi la bruttezza) di centomila esuberi nei prossimi anni. E, se volete, aggiungiamo pure i natanti, e l’attacco presunto a una petroliera da parte degli iraniani che starebbe rallentando il traffico attraverso lo stretto di Hormuz.
Insomma, nell’orizzonte di noi umani del XXI secolo i mezzi di trasporto ci interessano in tutte le loro sfumature possibili, perché gli spostamenti fisici sono parte integrante della nostra vita quotidiana. Quando il geniale teorico ante litteram della rivoluzione digitale, ancora negli anni ’50 del secolo scorso, Marshall McLuhan, affermava che «il mezzo è il messaggio», aveva capito che le società industrializzate avrebbero messo al centro dei loro interessi le comunicazione, non solo i mezzi di informazione (il che forse appare più evidente), ma anche quelli di trasporto.
D’altronde, uno dei diritti basilari delle nostre democrazie è proprio quello del libero spostamento; conferma a contrario ne sia il fatto che nelle dittature uno dei primi diritti che viene soppresso, assieme a quelli di libertà religiosa, è quello del libero spostamento in un dato territorio o all’estero, del diritto di abitare, lavorare e divertirsi dove meglio aggrada. Non riusciamo più nemmeno a immaginare una società senza il diritto di spostarci: durante il confinamento da Covid, abbiamo patito in modo forse più doloroso il divieto di movimento, più ancora del diritto di acquistare o di lavorare in modalità presenziale.
Che la vita sia un viaggio è un dato acquisito anche per gli stanziali più decisi: si viaggia comunque con la mente se non si viaggia con il corpo. La modernità ha trasformato questa convinzione in un elemento “ontologico”, che cioè riguarda il nostro stesso essere. E in ciò raggiungiamo la convinzione presente nelle scritture giudeo-cristiane, e a ben guardare anche in quelle musulmane. E allora, buon viaggio in quest’estate rovente!
