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Mondo > Scenari

Uccisioni, torture e stupri sui bambini: l’Onu accusa Israele di genocidio a Gaza

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

La commissione d’inchiesta dell’Onu chiede anche di imporre sanzioni immediate a funzionari, comandanti e soldati israeliani «che abbiano commesso o possano aver commesso crimini internazionali», mentre l’Italia li ospita e li scorta durante le vacanze di “decompressione” nel nostro Paese. Scarica qui il rapporto dell’Onu e clicca qui per leggere la risposta di Israele

Il corpo della piccola Julie Al-Balawi, di otto anni, uccisa dai militari israeliani a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, il 21 giugno 2026. Ansa, EPA/HAITHAM IMAD

Tortura, mutilazione, maltrattamenti psicologici e fisici, affamamento, violenze sessuali (tra cui tra cui violenza di genere, aggressioni sessuali, violenza genitale e minacce sessuali) contro bambini e ragazzi. Uccisioni mirate. Con un colpo alla testa o al cuore. Tutto documentato, anche dalle Tac e dalle radiografie eseguite sui corpi delle vittime. Con testimonianze, date e orari precisi.

Con un rapporto di 94 pagine (CLICCA QUI PER SCARICARLO), una nuova indagine indipendente delle Nazioni Unite afferma che «Israele continua a commettere genocidio e altri crimini di atrocità prendendo deliberatamente di mira i bambini palestinesi». Non si tratta di “danni collaterali”, ma di bersagli: secondo il rapporto, c’è una precisa strategia israeliana che punta all’eliminazione dei bambini per distruggere i palestinesi della Striscia.

Un ragazzino ferito piange per l’uccisione del padre e della madre da parte dell’esercito israeliano.Gaza City, 4 giugno 2026. Foto Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sui Territori palestinesi occupati e su Israele

La Commissione internazionale indipendente d’Inchiesta sui Territori palestinesi occupati (inclusa Gerusalemme Est) e Israele, afferma che a partire dal 7 ottobre 2023, le forze di sicurezza israeliana «hanno causato la morte di almeno 20.179 bambini e il ferimento di altri 44.143». Questi sono i dati ufficiali, che tuttavia secondo alcune analisi di studiosi anche israeliani sarebbero ampiamente sottostimati. Non vengono contati, ad esempio, i bambini “polverizzati” dai missili e quelli ancora sepolti sotto le macerie. Ci sono poi le vittime indirette, legate alle condizioni di vita degradate e all’impossibilità di curarsi. Secondo i dati dell’Unicef, «da quando è stato annunciato il cessate il fuoco nell’ottobre 2025, 265 bambini palestinesi sono stati uccisi in tutta Gaza». Si calcola un bambino ucciso ogni giorno. Anche oggi. Contando gli adulti, si arriva al migliaio di persone.

Palestinesi in lutto durante un funerale all’ospedale Nasser a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, 7 giugno 2026. Ansa, EPA/HAITHAM IMAD

Leggere il rapporto dell’Onu sui bambini uccisi volontariamente da Israele fa male al cuore e ci vuole del tempo per riuscire a esaminarlo tutto. Perché riguarda i bambini. Anche i neonati. Anche gli embrioni nelle pance delle loro madri. Donne rese impossibilitate a rimanere incinte o a portare avanti una gravidanza. Bambini e ragazzi sono stati uccisi, feriti o violati nella normalità di una vita insopportabile e inumana: mentre erano in casa o nelle tende, a scuola, in fila per un tozzo di pane, mentre piangevano su un letto di ospedale, mentre giocavano, mentre venivano evacuati o erano nei rifugi.

I corpi di Abdallah Qadoum e di sua figlia Mariam, otto anni, uccisi il 6 giugno insieme ad altri cinque palestinesi da un raid aereo israeliano a Gaza City. Foto Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

Tra le accuse a Israele: crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio

L’elenco dei reati contro i minori palestinesi di cui è accusato Israele comprende crimini di guerra, crimini contro l’umanità (ad esempio per gli attacchi intenzionali contro gli ospedali), fino al genocidio: «Infliggere deliberatamente condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione fisica dei palestinesi a Gaza, compresi i bambini».

Sotto accusa ci sono i militari dell’IDF, il governo e finanche i coloni, che spesso con il favore dell’esercito, assaltano case, campi, allevamenti, distruggendo e impossessandosi delle proprietà palestinesi. Prima di questo, un altro rapporto dell’ONU ha parlato del genocidio commesso da Israele a Gaza.

Inoltre, già nel 2024, la Corte penale internazionale ha emesso due mandati di arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e per l’allora ministro Yoav Gallant.

Secondo la commissione che ha redatto il rapporto dell’ONU 2026, «anche la condotta delle autorità israeliane costituisce un atto genocida, ovvero l’imposizione deliberata di condizioni di vita tali da provocare la distruzione fisica del gruppo palestinese a Gaza, in tutto o in parte». Del resto, molti esponenti del governo israeliano non hanno mai nascosto i loro obiettivi di conquista dell’intera Palestina né le violenze commesse, come quando il ministro della Sicurezza nazionale Ben Gvir ha pubblicato il video in cui si umiliavano e torturavano i volontari della Global Sumud Flotilla.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro Itamar Ben Gvir. Foto ANSA EPA/ABIR SULTAN

Israele respinge le accuse: rapporto inaffidabile

Con un documento di 18 pagine pubblicato sul sito del Ministero degli Affari esteri, il governo israeliano sostiene che: «l’affermazione secondo cui Israele prende di mira deliberatamente i bambini è diffamatoria e Israele la respinge con la massima fermezza». Il governo «denuncia le accuse infondate e oltraggiose della Commissione d’inchiesta, contenute in questo rapporto e in rapporti precedenti. Ci opponiamo alla costante rappresentazione unilaterale e parziale del conflitto, all’omissione delle azioni illegali di Hamas e di altri gruppi armati palestinesi e al loro impatto diretto e indiretto sui bambini palestinesi, nonché alla minimizzazione o alla cancellazione degli effetti di questo conflitto sui civili israeliani». Nel documento si parla di un rapporto dell’Onu «pieno di errori fattuali, metodologici e giuridici. Questo rapporto, come altri rapporti di conflitto di interessi, è inaffidabile, privo di fondamento fattuale e privo di qualsiasi validità legale, e dovrebbe pertanto essere respinto».

Bambini palestinesi bersagli di cecchini, bombe e droni israeliani

Tornando al rapporto dell’Onu, nella “Sintesi delle conclusioni del diritto penale internazionale” (paragrafo 329) si legge che «la condotta delle autorità, delle forze di sicurezza e dei coloni israeliani descritta in dettaglio in questo rapporto non costituisce un mero danno incidentale o un danno collaterale arrecato ai bambini palestinesi. Al contrario, le forze di sicurezza israeliane e i coloni israeliani hanno preso di mira direttamente e intenzionalmente i bambini palestinesi in molti casi, uccidendone decine di migliaia e lasciando decine di migliaia di altri con danni irreversibili, inclusi danni fisici e mentali a lungo termine».

Un uomo cammina portando la giacca da sposo di Muhannad Farwana, ucciso in un bombardamento notturno israeliano alla vigilia delle sue nozze a Khan Yunis, Striscia di Gaza, il 6 giugno 2026. Ansa, EPA/HAITHAM IMAD

Nello specifico, «Israele ha preso di mira i bambini palestinesi a Gaza in due modi distinti: direttamente, sparando ai loro organi vitali con armi di precisione come droni e cecchini; e attraverso l’uso di armi ad alto impatto, causando attacchi diffusi e sistematici contro edifici residenziali, scuole e campi profughi affollati di bambini. Israele è inoltre legalmente responsabile per non aver protetto i bambini palestinesi dall’essere presi di mira da soldati e coloni israeliani in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e per aver permesso, agevolato e incoraggiato la continua violenza dei coloni, che serve a consolidare gli insediamenti, annettere terre palestinesi e costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre».

La linea gialla a Gaza: una trappola mortale per i bambini

I bambini sono stati uccisi anche a ridosso della cosiddetta “linea gialla”, che delimita i territori occupati dagli israeliani a Gaza. Una linea che si sposta continuamente, a vantaggio di Israele. Per la commissione, «un cessate il fuoco che consente alle forze di sicurezza israeliane di aprire il fuoco sui bambini che attraversano un confine mal definito non può essere considerato credibilmente una cessazione delle ostilità. La segnaletica vaga, l’assenza di chiari avvertimenti e la mancanza di corridoi sicuri hanno trasformato l’area in una trappola mortale, soprattutto per i bambini».

Bambini palestinesi sfollati aspettano dim ricevere pasti caldi da una cucina di beneficenza nella parte settentrionale di Gaza City, 10 giugno 2026. /Ansa, Epa, MOHAMMED SABER

Una generazione di bambini malati, disabili, malnutriti e mutilati

Secondo il rapporto dell’Onu, oggi i bambini palestinesi «soffrono di una miriade di lesioni cumulative che li hanno trasformati in pazienti a lungo termine che richiederanno ripetuti interventi chirurgici e riabilitazione (servizi in gran parte non disponibili a Gaza)». La disabilità, tra i bambini palestinesi, ha cessato di essere una condizione medica individuale «ed è ora diventata una realtà demografica determinante: una coorte di palestinesi che crescono senza uno o più arti, con dolore cronico e cicatrici visibili e invisibili».

Inoltre, «l’uso della fame come metodo di guerra da parte di Israele, imposto attraverso un blocco e l’assedio, ha prodotto malnutrizione acuta e cronica tra i bambini di Gaza, eliminando le condizioni di base necessarie alla loro sopravvivenza. I bambini, compresi i neonati, sono stati privati di calorie, proteine e nutrienti necessari alla crescita, con effetti visibili come danni a capelli, pelle, denti e arti paralizzati. Le vulnerabilità immunologiche hanno anche contribuito alla ricomparsa di malattie come la poliomielite».

I parenti trasportano le salme dell’infermiere palestinese Mohammed Al Habil e di suo figlio Mousa, uccisi dagli israeliani, durante il loro funerale a Gaza City il 15 giugno 2026. Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

Le conclusioni dell’Onu: Israele commette genocidio a Gaza e crimini di guerra in Cisgiordania e a Gerusalemme Est

Chiarissime le conclusioni del rapporto (paragrafo 331): «Sulla base delle prove esaminate e in linea con i suoi precedenti rapporti, la Commissione ritiene, sulla base di motivi ragionevoli, che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane abbiano continuato a commettere il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e crimini di guerra in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est».

«I bambini – spiega la Commissione nel paragrafo 346 – non sono solo una parte di una popolazione; la loro sopravvivenza è fondamentale per l’esistenza e la continuità del gruppo palestinese. L’enorme numero di casi indagati e documentati dalla Commissione, che mostrano un chiaro schema secondo cui i bambini sono stati presi di mira direttamente dalle forze di sicurezza israeliane, costituisce un elemento chiave dell’intento genocida delle autorità israeliane di distruggere il gruppo palestinese a Gaza».

Come potenza occupante, «Israele è legalmente obbligato a garantire la protezione, la cura e la sopravvivenza dei bambini palestinesi». Invece, uccidendoli, distrugge «la continuità biologica e la futura esistenza del gruppo palestinese a Gaza. La Commissione ribadisce pertanto la sua conclusione secondo cui le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso il crimine di genocidio a Gaza uccidendo e causando gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo, compresi i bambini. Infliggendo deliberatamente condizioni di vita tali da provocare la distruzione fisica dei palestinesi a Gaza».

Le richieste: Israele si ritiri. Sanzioni per quanti hanno commesso crimini internazionali

Il rapporto sollecita Israele a interrompere immediatamente gli attacchi e l’assedio a Gaza e le violenze sui bambini. Chiede, tra le altre cose, di «restituire immediatamente le salme di tutti i bambini deceduti ai loro familiari e porre fine alla pratica di trattenere le salme di bambini e altre vittime palestinesi».

Si sollecitano la mobilitazione della comunità internazionale e l’intervento dell’Onu per «proibire ogni scambio commerciale bilaterale di natura militare con Israele e imporre sanzioni immediate e complete, inclusi divieti di viaggio, congelamento dei beni e restrizioni finanziarie, ai funzionari israeliani in posizioni di comando, ai vertici delle forze di sicurezza israeliane e a coloro che ricoprono posizioni di comando militare, nonché ai soldati in servizio a Gaza a partire da ottobre 2023 che abbiano commesso o possano aver commesso crimini internazionali».

E invece l’Unione europea non riesce nemmeno a sanzionare un ministro violento come Ben Gvir, gli Stati Uniti emettono sanzioni contro i giudici che indagano su Israele e in Italia accogliamo, nonostante le polemiche, i militari israeliani per farli riprendere dallo stress, mentre continuiamo a sostenere gli accordi con il governo di Netanyahu.

E purtroppo, qualcosa di molto simile a ciò che è stato fatto a Gaza si sta verificando anche in Libano, mentre buona parte del mondo continua – indifferente – a guardare.

 

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