Un comunicato di Agenzia Nova del 3 agosto riferisce un’informazione riportata dal sito web dell’Idf (Esercito israeliano): «La Brigata 401 della Divisione 91 delle Forze di difesa d’Israele ha completato otto mesi di operazioni nel sud del Libano, durante i quali ha eliminato più di 60 presunti miliziani del movimento sciita libanese filo-iraniano Hezbollah». Compito ottemperato, ma con questo si è detto tutto?
È l’espressione “presunti miliziani” che mi lascia molto perplesso. Un esempio per esplicitare la mia perplessità: Esperanza Ghandour, giovane direttrice libanese di una scuola pubblica (222 studenti) di Nabatiyeh Fawqa (40 Km a Nordest di Tiro), è stata intercettata a bordo della sua auto e uccisa da un drone israeliano il 6 luglio scorso.
Con lei sono morte anche la madre, una domestica straniera e un lavoratore siriano della scuola. Tre donne e un rifugiato, nessun presunto miliziano nè minacce alla sicurezza di Israele, ma il drone non lo sapeva. Il gruppo si era recato in modo “imprudente”, questo sì, ad ispezionare l’abitazione di famiglia dei Ghandour, in un’area pericolosa di periferia. Hanno trovato la casa completamente distrutta, tanto che Esperanza, credente musulmana (sunnita), ha scritto sul desk top del suo telefono (che è stato poi ritrovato accanto al suo cadavere): “Non bisogna attaccarsi a niente in questa vita, nient’altro che a Dio”. Pochi minuti dopo, quando l’auto era già arrivata nei pressi della scuola di Fawqa, l’esplosione.
La storia dell’attacco mortale a Esperanza, è riportata dall’Agenzia libanese Nna e da altre fonti, fra cui Ansa e Youtube (https://www.youtube.com/watch?v=0Kwv_f4KlKM ), ma il racconto che mi ha colpito di più è quello di Fady Noun (su AsiaNews.it del 7 luglio 2026), un giornalista indipendente libanese che conosco personalmente e stimo profondamente per il suo impegno sociale e professionale.
A questo punto la domanda è: tra i 60 “presunti miliziani” eliminati dalla Brigata 401 dell’Idf ci sono anche Esperanza Ghandour, sua madre e i 2 collaboratori uccisi dal drone?
E un’altra domanda che mi viene in mente, pensando alla scuola di Esperanza rimasta senza direttrice, è: qual è la situazione dei bambini in Libano?
L’attrice e testimonial di Unicef Italia, Ludovica Nasti, è in missione in Libano da inizio luglio. La missione ha rilevato che l’escalation del conflitto «sta avendo conseguenze devastanti per i bambini e le bambine del Libano. Oltre 1 milione di bambini stanno soffrendo a causa della ripetuta esposizione alla violenza, alla perdita dei propri cari e allo sfollamento e hanno bisogno di assistenza umanitaria. Oltre 300 mila bambini sono sfollati e almeno 100 mila potrebbero ritrovarsi senza scuola all’inizio del prossimo anno scolastico», anche a causa della distruzione, attuata dall’Idf nel Sud Libano, di pericolosissimi edifici scolastici.
Il rapporto Unicef afferma inoltre che dalla ripresa degli attacchi, il 2 marzo 2026, sono stati uccisi in Libano 247 bambini e altri 992 sono rimasti feriti. Si tratta di 12 bambini uccisi o mutilati ogni giorno.
Secondo Marcoluigi Corsi, rappresentante Unicef in Libano «oltre 770 mila bambini soffrono di un profondo disagio a causa della loro ripetuta esposizione alla violenza, alla perdita di persone care e allo sfollamento (…). Da oltre tre mesi, i bambini del Libano stanno affrontando prove che nessun bambino dovrebbe mai essere costretto a sopportare». «Molti sono fuggiti dalle loro case più volte – aggiunge Corsi –, sono stati testimoni diretti di violenze, hanno perso i propri cari e hanno visto crollare le loro scuole, le loro comunità e il loro senso di sicurezza».
In questo quadro, che non è affatto quello evidenziato dall’Idf, che parla solo dei “presunti miliziani” eliminati, è spuntata come un fungo una dichiarazione che Netanyahu ha fatto partecipando il 4 luglio scorso al programma di Fox News, The Sunday Briefing. Così ha detto il premier israeliano: «Tra i villaggi cristiani del Libano, alcuni hanno persino chiesto di essere annessi a Israele, perché noi li proteggiamo dai fanatici di Hezbollah che vogliono ucciderli. E facciamo lo stesso con i cristiani ovunque». Netanyahu non si è preoccupato di nominare i villaggi a cui si riferiva con questa “boutade” dal retrogusto fortemente pre-elettorale.
L’affermazione ha provocato un duro comunicato congiunto sottoscritto da 15 tra i maggiori villaggi del Libano meridionale, che hanno definito le dichiarazioni del primo ministro israeliano «totalmente inventate, prive di qualsiasi fondamento nella realtà». Tra questi villaggi, molti non ospitano solo cristiani, ma anche minoranze druse e sunnite.
L’autorevole politologo libanese Sami Nader, dell’Università Saint-Joseph di Beirut, sostiene a questo proposito che Netanyahu starebbe lanciando messaggi in diverse direzioni, ma principalmente all’indirizzo dell’amministrazione del presidente americano Donald Trump. «Il primo ministro israeliano – afferma Nader – sa bene quanto la base elettorale di Trump e i membri della sua amministrazione, come il vicepresidente JD Vance, provenienti da una comunità di sionisti cristiani, siano sensibili alla questione dei cristiani, e in particolare dei cristiani d’Oriente».
Secondo il politologo libanese, Netanyahu vorrebbe dimostrare all’inquilino della Casa Bianca che sta difendendo gli interessi di questa fascia della popolazione libanese. Che poi Netanyahu cerchi di accreditarsi come paladino dei cristiani ovunque è un’affermazione alla quale i cristiani di Cisgiordania e Gaza potrebbero essere decisamente contrari.
