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Cultura > Teatro e danza

Oracle, il profeta dell’Intelligenza artificiale

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Il regista polacco Lukasz Twarkowski, porta in scena la biografia di Alan Turing, pioniere dell’informatica e profeta dell’IA. Un monumentale allestimento tecnologico e cinematografico, nel contesto del secondo dopoguerra e di oggi. Al Piccolo di Milano

Oracle (Ph Marko Rass)

Teatro, scienza, storia, tecnologia e politica. Un mix esplosivo amalgamato in forma spettacolare. Lo ha fatto, con una straordinaria capacità inventiva realizzando un vero e proprio evento teatrale, il 43enne regista polacco Lukasz Twarkowski con la messinscena di Oracle, testo della drammaturga Anka Herbut basato sulla vicenda autobiografica di Alan Turing. Matematico, logico, crittografo, noto per aver decifrato Enigma, il codice segreto dei nazisti, abbreviando così la Seconda guerra mondiale di almeno due anni e contribuendo a salvare milioni di vite umane, Turing formulò anche delle teorie sulla moderna tecnologia informatica, quell’Intelligenza artificiale di cui oggi discutiamo e che egli stesso immaginò. Quando però fu resa pubblica la sua omosessualità, lo stesso governo britannico lo perseguitò costringendolo a sottoporsi a castrazione chimica. Si suicidò poco tempo dopo – così si sospetta – mordendo una mela avvelenata con cianuro. Venne riabilitato solo decenni dopo. Troppo tardi.

Oracle (Ph Marko Rass)

Oracle (coproduzione Piccolo di Milano, al Teatro Strehler per Presente Indicativo) costituisce la seconda parte di una trilogia iniziata nel 2023, intesa ad esplorare sia le scoperte scientifiche rivoluzionarie del ventesimo secolo, sia i limiti della comprensione umana. La scenografia firmata da Fabien Lédé, frutto di un complesso processo di videomaking, è un monumentale apparato multimediale e digitale a forma di scatola modulare e roteante – impianto a tratti troppo invasivo a scapito del contenuto e della comprensione dell’articolata trama –, che modella un intreccio di spazi e luoghi sempre diversi dove i personaggi si muovono, vivono, dialogano, entrando e uscendo dalla struttura, seguiti sempre da due steadycam riproducendo così volti e sequenze reali su dei grandi schermi sovrastanti.

Oracle (Ph Marko Rass)

Con un andamento cinematografico immersivo, che confonde finzione e realtà, supportato da luci forti e stroboscopiche, proiezioni con sequenze in contemporanea o in successione, telecamere a infrarossi simili a strumenti di guerra, corroborati da effetti sonori elettronici, rumori, esplosioni, immagini di azioni militari, si intersecano storie e personaggi di ieri e di oggi, alternando passato e presente, dialoghi intimi e rimandi storici, per affrontare temi brucianti su guerra e scienza, su futuro e lato oscuro di quella tecnologia impazzita che oggi sta modellando la vita degli uomini – «L’intelligenza artificiale è pericolosa come un’arma nucleare», è una delle frasi premonitrici che sentiamo ripetere –. Che una macchina potesse sviluppare una coscienza fu l’ossessione di Turing e di Hedwig Eva Maria Kiesler, nome d’arte Hedy Lamarr, icona di Hollywood (è lei ad aver ispirato Biancaneve della Disney, e nello spettacolo indossa il costume della fiaba), ma soprattutto pioniera dell’informatica per aver inventato un sistema di comunicazione che ha sostanzialmente aperto la strada al Wi-Fi.

Oracle (Ph Marko Rass)

Un’altra figura femminile presente è la medium Helen Duncan, che nel 1941 divenne l’ultima persona a essere incarcerata in base alla legge sulla stregoneria emanata nel Regno Unito, dopo aver affermato di aver evocato lo spirito di un marinaio morto nell’affondamento della nave da guerra HMS Barham della Royal Navy britannica (l’affondamento non era ancora stato rivelato pubblicamente, e le autorità temevano che la donna avesse in qualche modo accesso a segreti militari). Le storie di questi personaggi reali e altri – tra questi anche Blake Lemoine, l’ingegnere di Google – costituiscono l’intreccio di Oracle, che nella seconda parte, volendo collegare l’atto di prevedere il futuro, Twarkowski vira il tema su una lunga seduta spiritica immergendola in una riproduzione live dei personaggi deformati da colori psichedelici e fantasmatici, recitanti a suon di musica techno, quasi un sabba dai toni violenti e inquietanti. Spettacolo su cui incombe l’ombra della guerra, Oracle ci interroga sul pericolo del futuro e su quella minaccia proferita dalla stessa intelligenza artificiale, specie nella scena in cui, durante un talk show, in uno scambio di battute con uno scienziato, la macchina risponde che «L’umanità non ha bisogno di agenti esterni per distruggersi. Lo farà da sola». Dodici i magnifici interpreti, e uno stuolo di tecnici in movimento al servizio di uno spettacolo memorabile.

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