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Persona e famiglia > Calcio

Mondiali di calcio 2026 al via tra le polemiche verso Usa e FIFA

di Mario Agostino

- Fonte: Città Nuova

Calcio d’inizio per i Mondiali di calcio 2026 che dall’11 giugno entreranno nella storia come l’edizione più grande mai pianificata dalla FIFA, su più fronti. Ma le scelte dell’amministrazione Trump minano senso e organizzazione stessa

Da sinistra, il presidente degli USA Donald Trump e il presidente della FIFA, Giovanni Infantino, foto Ansa, EPA/WILL OLIVER

Per la prima volta saranno tre i Paesi organizzatori dei Mondiali di calcio 2026: Stati Uniti, Canada e Messico. Questi ospiteranno una gigantesca competizione che coinvolgerà 48 nazionali, ossia 16 in più rispetto alle precedenti edizioni: l’obiettivo della FIFA è rendere il torneo ancora più inclusivo e globale, per un aumento delle squadre che comporterà anche un calendario più ricco e complesso. Eppure, l’organizzazione effettiva della più grande rassegna internazionale di calcio è minata nelle sue basi ideali e logistiche da scelte al limite del paradosso, se non della vergogna. Ma andiamo con ordine. L’edizione 2026 introdurrà un format completamente rinnovato. Le 48 nazionali saranno suddivise in 12 gironi da 4 squadre. Le prime due classificate di ogni gruppo e le 8 migliori terze accederanno alla fase a eliminazione diretta. Il torneo comprenderà complessivamente 104 partite, un record assoluto per una Coppa del Mondo, e si svilupperà nell’arco di oltre un mese.

L’edizione della vergogna: dalle perquisizioni al caso dell’arbitro somalo

La vigilia dei Mondiali si è aperta con l’esclusione dell’arbitro somaloOmar Abdulkadir Artan, reputato il migliore d’Africa: selezionato dalla FIFA per la competizione, al suo arrivo a Miami, si è visto fermato dalle autorità statunitensi e sottoposto a un lungo interrogatorio, come non sapessero chi fosse. Successivamente gli stessi funzionari hanno negato al direttore di gara l’ingresso negli Stati Uniti, nonostante fosse in possesso di un visto valido. La FIFA si è limitata a confermare di “non avere competenze sulle decisioni in materia di immigrazione adottate dal Paese ospitante” come nel resto delle circostanze che citeremo a seguire.

Non c’è da sorprendersi, vista la condotta recentemente completamente appiattita sulle decisioni di Trump da parte del presidente FIFA, Gianni Infantino, che intanto subisce la terza denuncia da Michel Platini, ex presidente Uefa che nel 2015 vide sfumare la sua ascesa proprio al vertice del calcio mondiale ora ricoperto da Infantino a causa di un’accusa di truffa. Platini ha deciso di denunciare Infantino per “calunnie” e “traffico d’influenza”, dopo le altre denunce presentate ai tribunali svizzeri nel 2018, poi prescritta, e nel 2021, respinta lo scorso ottobre. Attorno al presidente FIFA il clima è decisamente sfavorevole, anche a causa delle sue posizioni di fatto classiste in favore dei pochi ricchi che potranno permettersi le migliaia e migliaia di euro richieste a chi vorrà vedere i Mondiali: «l’attuale Mondiale diventando un simbolo di divisioni, controversie politiche, restrizioni ai viaggi e problemi organizzativi – ha tuonato di recente la bandiera olandese Ruud Gullit. – Stiamo assistendo a casi che riguardano tifosi e addetti ai lavori che non riescono a partecipare alla competizione, nonostante le garanzie fornite dalla FIFA. La leadership significa assumersi le proprie responsabilità quando le cose non funzionano. Per questo credo che Infantino debba chiedersi se sia ancora la persona giusta per guidare il calcio mondiale. Anche i costi sempre più elevati per assistere alle partite stanno allontanando molti tifosi. Se la FIFA non è in grado di garantire equità e accessibilità, allora ha fallito nella sua missione».

Intanto, all’arrivo negli USA, a numerosi tifosi originari di Marocco e Scozia sono stati inspiegabilmente ritirati i visti già riconosciuti loro in precedenza, per i quali avevano anche già acquistato i biglietti. L’attaccante dell’Iraq, Aymen Hussein, è stato trattenuto per sette ore al suo arrivo all’aeroporto di Chicago, prima di riunirsi ai suoi compagni di squadra. È andata peggio al fotografo della Federcalcio irachena, Talal Salah, che dopo dieci ore di interrogatorio è stato invece rispedito in patria. Surreali poi le perquisizioni persino intime dei giocatori del Senegal all’aeroporto di San Antonio, addirittura sulla pista d’atterraggio; mentre la squadra dell’Uzbekistan, allenata da Fabio Cannavaro, ha subito una perquisizione con cani antidroga appena scesa dal proprio autobus a New York.

Inizialmente era stato negato per giorni l’ingresso in USA al principale attaccante della Svizzera (di origine camerunense), Breel Embolo, poi concesso. Ovviamente particolarmente ostile poi il trattamento riservato all’Iran, le cui partite si giocheranno tutte negli USA: dovrà pernottare in Messico e pertanto subito dopo ogni gara volerà di ritorno ove alloggia. Nel frattempo, le autorità statunitensi hanno rifiutato i visti a 14 membri dello staff.

Veduta del Dallas Stadium di Arlington, Texas, 3 giugno 2026. L’impianto ospiterà alcune partite dei Mondiali FIFA 2026, organizzati da Stati Uniti, Canada e Messico. Credit: ANSA/EPA/Jeffrey McWhorter.

Mondiali 2026: le nazionali favorite

Come accade ad ogni Mondiale, non mancano le favorite per la conquista del titolo. L’Argentina si presenta come campione del mondo in carica confermando il gruppo vincente, ma certamente gli anni si faranno sentire di più per Leo Messi, 38enne, e company. Da questo punto di vista, Francia e Spagna sono considerate tra le squadre più attrezzate grazie alla qualità delle rispettive rose. I transalpini vicecampioni in carica vantano alcuni funamboli pluridecorati come Cherki, Dembelè, Olise, Mbappè, Doue che, qualora fossero inclini a sacrificio e dedizione alla causa del gruppo, costituirebbero davvero una corazzata imprevedibile, difficilmente arginabile per tecnica e velocità, considerando anche la forza atletica pure in fase difensiva. Gli iberici arrivano forti dell’affiatamento pluriennale di giovani talenti che giocano insieme sin dalla tenera età: al possesso palla snervante e sfiancante con cui probabilmente detteranno legge nella maggior parte delle gare, aggiungono la fenomenale imprevedibilità di Lamine Yamal e Nico Williams sulle fasce, da incubo per tutti.

Attenzione anche al Brasile che ha scelto l’esperienza senza eguali per vittorie del nostro Carlo Ancelotti per rilanciare le sorti di un paese che ha sempre vissuto il calcio come propria anima identitaria, ma non vede luci gloriose dal 2002, quando schierava mostri sacri come Ronaldo “il fenomeno”, Ronaldinho Gaucho, Rivaldo, Cafù e Roberto Carlos: un enorme paese desideroso di tornare sul tetto del mondo dopo anni di delusioni, che riproporrà il talento e il carisma di alcuni uomini di esperienza inclini alla vittoria come Neymar, Casemiro e Marquinhos, affiancandoli alla verve di alcuni giovani emergenti, tuttavia da verificare in termini di capacità di reggere pressione e spogliatoio.

Desta particolare interesse il Portogallo, che oltre a proporre il clamoroso record di presenze al Mondiale mai registrate da un giocatore con la sua eterna icona Cristiano Ronaldo (alla sesta partecipazione consecutiva), presenta una difesa tra le migliori e un centrocampo forse inarrivabile per tutte le altre squadre, oltre ad alcuni attaccanti di tutto rispetto. Grandi nomi anche tra Inghilterra e Germania, che continuano a rappresentare punti di riferimento del calcio internazionale, ma che forse sembrano presentare alcune lacune difficilmente colmabili per vincere il titolo. Come sempre, il campo saggerà le nostre analisi e non mancheranno sorprese che seguiremo.

L’Italia che non c’è: enorme perdita economica

Per la terza edizione consecutiva, i Mondiali si disputeranno ancora una volta senza l’Italia, che ha mancato la qualificazione perdendo ai rigori contro la Bosnia lo scorso marzo. Un dato che evidenzia le difficoltà attraversate dal calcio italiano negli ultimi anni e che ha alimentato il dibattito sulla necessità di riformare il sistema calcistico nazionale. Basti pensare che, per molti giovani tifosi nati dopo il trionfo del 2006, la Nazionale azzurra ai Mondiali rappresenta ormai un ricordo lontano o addirittura mai vissuto direttamente. L’assenza poi non produce soltanto conseguenze sportive e d’immagine, ma importanti mancati introiti economici. La mancata partecipazione priva infatti la Federazione italiana innanzitutto dei premi FIFA che, per la sola partecipazione ai gironi, sarebbe valsa circa 9 milioni di euro. Sebbene poi non possa essere stimata seriamente una cifra ufficiale consolidata, è evidente come il sistema tra media, pubblicità mancata, eventi in ristorazione, merchandising correlato e consumi collegati possa prudentemente superare i 100 milioni di euro, di giro d’affari compromesso. Per impatto mediatico, politico, sociale, non è mai solo calcio e non lo sarà neanche stavolta.

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