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Italia > Società

Leone oltre gli schemi, la lezione spagnola

di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

Nel denso discorso del papa al parlamento spagnolo l’invito a coltivare quell’inquietudine che permette di mettere sempre la dignità umana prima di ogni potere. Dal contrasto al riarmo all’accoglienza dei migranti e alla tutela della vita umana dal concepimento alla fine naturale

Papa Leone con Pedro Sanchez e Francina Armengol, al Congresso spagnolo , Madrd, 8 giugno 2026. ANSA/ CIRO FUSCO

La Spagna rappresenta oggi un luogo decisivo per osservare il mondo. Un Paese dove esiste una monarchia parlamentare che ha permesso, negli anni 70, il passaggio non traumatico alla democrazia, dopo la fine del regime franchista impostosi dopo una tremenda guerra civile che ha sperimentato in anticipo la tecnica delle distruzioni di massa del secondo conflitto mondiale.

Le lacerazioni hanno investito la Chiesa cattolica, profondamente innestata nella penisola iberica, che ha conosciuto nei secoli passati anche la dominazione islamica. L’anticlericalismo consueto nei Paesi a maggioranza cattolica ha provocato in Spagna pagine molto cruente, mentre l’alleanza tra regime e gerarchia ecclesiastica ha allontanato parte della popolazione che, tra l’altro, sotto l’unica forma statuale è divisa in molteplici identità, come dimostra l’indipendentismo catalano per non parlare della questione dei Paesi Bachi.

Una buona parte dell’America Latina, inoltre, parla castigliano, ed è la seconda lingua di fatto negli Usa, perché l’impero coloniale spagnolo è stato uno dei più vasti di tutti i tempi assieme a quello britannico.

Papa Prevost stesso è pervaso della cultura ispanica fatta propria in tanti anni di presenza come missionario agostiniano in Perù.

L’eccezione spagnola

Occorre avere questa prospettiva per apprezzare in tutta la sua ricchezza l’intervento che Leone XIV ha tenuto lunedì 8 giugno 2026 al parlamento spagnolo, dimostrando in maniera evidente l’impossibilità di incasellare in schemi preconfezionati la visione antropologica cristiana che non è affatto confessionale, cioè riservata a chi professa una certa fede, ma solo autenticamente umana.

Il governo spagnolo del socialista Pedro Sanchez, che pure si basa su una maggioranza risicata, è l’unico in Europa ad esprimere una posizione di aperta opposizione alla politica internazionale di Donald Trump. Lo si è visto persino nella foto di gruppo dei Paesi della Nato, dopo il rifiuto di Madrid di accettare l’imposizione del 5% del Pil da destinare alle spese militari.

Sotto questo aspetto papa Leone è stato molto chiaro:  «È preoccupante – ha detto rivolgendosi ai parlamentari – che in diverse parti del mondo, e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra».

Allo stesso tempo il papa è stato molto chiaro sulla necessità dell’accoglienza delle persone migranti: «È indispensabile – ha ribadito con forza – una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra. Quando la risposta istituzionale si fa vicina, equa e coordinata, le frontiere cessano di essere luoghi di abbandono e possono diventare spazi di tutela responsabile della dignità umana».

Prendere posizione  

È la “dignità umana” il cardine di ogni presa di posizione necessaria a livello personale e politico, a costo di subire incomprensioni e chiusure di ogni genere. Non ci si può limitare a dichiarazioni di principio astratte, senza toccare la vita delle persone in carne e ossa.

La dignità umana precede lo Stato che può solo riconoscerla: è questo l’asse portante della Costituzione repubblicana in Italia ed è il principio fondante di ogni ordinamento, come ha precisato Benedetto XVI quando si rivolse al parlamento federale tedesco nel 2011 parlando ad una nazione segnata storicamente dalla tragedia del consenso di massa al nazismo: «Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento».

Citando la tendenza prevalente alla cultura dello scarto denunciata da Francesco, Prevost ha posto la domanda ineludibile per ogni essere umano e a maggior ragione per ogni legislatore: «Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società?».

Ed è qui che si colloca un forte segno di contraddizione che non si può tacere: «Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona».

Vita umana e potere

La tutela della vita umana dal concepimento alla morte naturale è una questione divisiva per eccellenza, che rischia ogni volta di scatenare accuse pesanti di oscurantismo o al contrario di inumano fondamentalismo.  Il tentativo di rimuoverla dal dibattito pubblico è impresa vana. Perché ricompare sistematicamente al momento del voto e diventa criterio di scelta anche quando si decide di non recarsi alle urne perché sembra che nessun partito riesca ad esprimere una posizione integrale sulla dignità umana in tutti i campi.

È inoltre assai difficile regolamentare materie complesse. Sarebbe necessario proporre una tregua per avviare un dialogo aperto. Ad esempio, per stare sul caso italiano, solo in pochissimi ritengono che si possa mettere in  discussione la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, confermata da un referendum con forte maggioranza, ma andrebbe ripercorsa l’origine di quella normativa per rinnovare un impegno comune nel potenziamento dei servizi socio sanitari in grado di realizzare quel riconoscimento del “valore sociale della maternità” e  della “tutela la vita umana dal suo inizio” posto nell’articolo 1 di quella legge. Ma solo sfiorare questo argomento sappiamo che suscita reazioni scomposte, che istigano ad ataviche divisioni che minano le fondamenta stessa della convivenza democratica.

La sete di eternità

È un dilemma lacerante che può essere affrontato attingendo alla sapienza della scuola giuridica spagnola richiamata da Leone XIV nel suo discorso alle Cortes: «Ogni volta che il legislatore si chiede come far sì che il possibile sia giusto, che il legale sia veramente umano e che la volontà della maggioranza custodisca quei beni che appartengono a tutti e rispetti ciò che nessuna maggioranza può legittimamente violare».

Le parole del papa sono lette da qualcuno come un’accusa al governo Sanchez che intende inserire l’accesso alla scelta di aborto in Costituzione. Lo stesso esecutivo esprime, allo stesso tempo, una posizione vicina a quella della Santa Sede nello scenario sempre più preoccupante dello scivolamento verso un conflitto mondiale.

Al di là di ogni classificazione di comodo, va perciò preso sul serio  l’invito fatto dal papa (citando Cervantes,  Unamuno e Teresa D’Avila) a raccogliere un tratto caratteristico di quella “inquietudine metafisica” che la Spagna offre al mondo nel «saper guardare all’essere umano come a qualcosa di più di un semplice tassello dell’ordine sociale, economico o politico: lo ha riconosciuto come creatura aperta alla verità, dotata di libertà e mossa da una sete di eternità che nessuna realtà temporale riesce a spegnere».

qui il testo integrale del discorso

Riproduzione riservata ©

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