Il presidente ruandese Paul Kagame, in visita in Francia, e il suo omologo francese Emmanuel Macron hanno inaugurato martedì 2 giugno un memoriale sulle rive della Senna, a Parigi, in omaggio alle vittime del genocidio dei Tutsi in Ruanda, del 1994, che causò circa un milione di morti.
Il presidente Macron, che ha ribadito la responsabilità della Francia nel processo che ha portato a questa catastrofe, ha dichiarato: «Questo monumento inscrive ora il genocidio dei Tutsi in Ruanda nel cuore della nostra capitale e della nostra storia. È il culmine di un lungo e paziente lavoro di ricerca della verità che abbiamo intrapreso collettivamente e che si basa su decenni di testimonianze, scritti, ricerche e instancabile mobilitazione».
Rivolgendosi direttamente al presidente francese, Paul Kagame ha dichiarato: «Assumersi la responsabilità dei propri doveri storici richiede vero coraggio, poiché provoca una feroce opposizione da parte di coloro che devono rispondere delle proprie azioni. Ci vuole grande umanità per portare a termine questo compito. Signor presidente Macron, desidero congratularmi con lei per il suo coraggio e la sua umanità».
In effetti, nel maggio 2021, durante una visita in Ruanda, Macron ha riconosciuto la responsabilità del suo Paese nel genocidio ruandese ed ha espresso il desiderio di perdono. Le relazioni tra i due Paesi erano tese dopo anni di accuse ruandesi di complicità francese nel massacro del 1994, che causò circa un milione di morti, principalmente di etnia tutsi.
Questa iniziativa ha fatto seguito alle conclusioni di una commissione istituita da Emmanuel Macron, che nel marzo 2021 ha stabilito che la Francia era stata accecata dalla sua mentalità coloniale di fronte agli eventi che hanno preceduto il genocidio, e che portava una responsabilità “pesante e schiacciante” per non aver previsto i massacri.
La questione del ruolo della Francia prima, durante e dopo il genocidio è stata per molti anni un tema estremamente controverso, portando persino a un’interruzione delle relazioni diplomatiche tra Parigi e Kigali tra il 2006 e il 2009, durante la presidenza francese di Nicolas Sarkozy. La Francia ha quindi intrapreso un processo di riconciliazione con il Ruanda, e gli sforzi per realizzarlo sono stati considerevoli.
Inoltre, il direttore della Francofonia internazionale è ruandese, nonostante il Ruanda abbia deciso di abbandonare il francese come lingua ufficiale, scegliendo l’inglese…
Il memoriale inaugurato dai due presidenti, denominato “L’Archivio”, si propone di diventare «un luogo di riflessione» e di «trasmissione intergenerazionale della memoria del genocidio perpetrato contro i Tutsi», come hanno dichiarato dal Palazzo dell’Eliseo.

(Da sinistra a destra) Il presidente ruandese Paul Kagame, sua moglie Jeannette Kagame e il presidente francese Emmanuel Macron durante la cerimonia di inaugurazione del memoriale dedicato alle vittime del genocidio ruandese del 1994 sulla spianata Habib-Bourguiba lungo la Senna, a Parigi, Francia, 2 giugno 2026. Foto: EPA/SARAH MEYSSONNIER / POOL MAXPPP OUT via Ansa
Si tratta di un’opera progettata dall’artista portoghese Grada Kilomba. Il memoriale è costituito da due stele, due blocchi lisci di ottone nero eretti uno di fronte all’altro nel cuore di Parigi, non lontano dalla Senna. Due stele austere, scure come l’abisso che evocano, potenti come il crimine che commemorano e solide come la vita e la speranza di cui sono testimoni.
Da diversi anni, la Francia è impegnata in un’azione di recupero e di riavvicinamento nei confronti dei Paesi africani. In particolare delle ex colonie. Dopo aver perso terreno nel continente, la Francia sta cercando di spostare la sua attenzione: la Francofonia non è più rivolta esclusivamente ai Paesi che condividono la lingua francese. Il formato del vertice Francia-Africa è stato completamente rinnovato ed è ora orientato anche verso i Paesi anglofoni.
La scorsa settimana, l’Assemblea Nazionale francese ha abrogato il famigerato Code Noir, promulgato tra il XVII e il XVIII secolo, che mirava a codificare le condizioni di vita, lo status giuridico e il trattamento degli schiavi nelle colonie francesi. Anche se non veniva più applicato – la Francia ha vietato la schiavitù nel 1848 – il Code Noir non era mai stato formalmente abolito fino ad oggi. Un simbolo forse di come la Francia abbia fatto fatica a mettere in discussione il suo passato coloniale.
