È abbastanza consueto, tra gli udinesi, scherzare sul fatto di essere geograficamente “periferia”, lontani da tutto, tagliati fuori dalle grandi vie di comunicazione e difficili da raggiungere; eppure proprio questa “perifericità” sa tradursi anche nel saper guardare – proprio perché “ai margini” – anche oltre i confini, fisici e culturali, diventando il centro di festival internazionali di rilievo in svariati settori della cultura – dal Far East Film Festival di Udine al Mittelfest di Cividale del Friuli, solo per citare i due nomi più noti.
In questa scia si è ormai stabilmente inserito anche Terminal, festival internazionale del circo contemporaneo e dell’arte di strada, giunto alla 10ma edizione. Nato dal gruppo di artisti circensi di Circo all’InCirca e dai progettisti culturali della cooperativa Puntozero, è negli anni cresciuto coinvolgendo numerose altre realtà locali, nazionali e internazionali; nonché istituzioni dal Comune, alla Regione, al ministero della Cultura, fino al governo basco.
Dal 12 al 21 giugno ci sarà dunque un susseguirsi, lungo tutto l’arco della giornata, di spettacoli e laboratori di circo contemporaneo, musica, danza, arti visuali e performative, nonché momenti di socialità; con una sessantina di artisti di ogni disciplina sia locali che internazionali. Luogo prescelto è anche quest’anno il Parco Moretti, che proprio a Terminal deve una sorta di “rinascita”: da luogo che si stava avviando al degrado, è infatti tornato al centro dell’attenzione pubblica da quando il festival vi si è trasferito, contrastando l’abbandono e la presenza di piccola criminalità con la frequentazione e la valorizzazione del luogo. «L’amministrazione comunale ha seguito Terminal in questo – ha affermato infatti l’assessore alla Cultura, Federico Pirone, alla presentazione dell’edizione 2026 – e possiamo dire che è stato proprio il festival a tracciare la strada».
L’edizione 2026, ha spiegato il direttore artistico Davide Perissutti, «si caratterizzerà non solo per i grandi spettacoli acrobatici, ma anche per il confronto con i temi di attualità. Avremo ad esempio la compagnia belga 15feet6, con una nuova produzione che attraverso l’arte circense tocca il tema dell’industria bellica; la compagnia di Michael Zandl, che porterà in scena il consumismo eccessivo; e avremo poi il Palestinian Circus, che con la sua presenza aprirà una finestra sul Medioriente».
Proprio quest’ultima compagnia arriva a Udine in virtù di un lungo percorso e di una cordata internazionale. «Tutto è iniziato nel 2018, quando è stata ospite a Terminal una compagnia israeliana – ha ricordato Perissutti -. Da lì è partita una riflessione sul contesto mediorientale in cui si è inserito appunto il Palestinian Circus, una scuola di circo di Ramallah che già conoscevamo, e che in tempi non sospetti ha intuito come l’arte circense potesse essere un grande punto di forza per il tempo libero dei ragazzi. Ha anche avuto la lungimiranza di mandarne alcuni a studiare in Canada e in Belgio: il risultato è un respiro internazionale del tutto peculiare della loro arte, anche a livello estetico, che la rende fruibile anche dal pubblico europeo. Da tempo volevamo portarli a Udine, ma non si era mai concretizzata questa possibilità: così, quando alcuni colleghi di Spalato hanno fatto da capofila di una cordata per organizzare loro un tour europeo, abbiamo aderito con entusiasmo. Udine sarà quindi una delle 11 tappe di questo viaggio, che in Italia si fermerà solo qui e a Bologna».
Da segnalare anche la sezione Focus Basco, interamente dedicata appunto agli artisti provenienti dai Paesi Baschi e realizzata in collaborazione con Outdoors Art Italy, Etxepare Euskal Institutua e il governo basco: «Un focus di incontri, confronti e momenti di riflessione – ha spiegato il project manager, Joseph Facchin – sullo stato delle arti performative nello spazio pubblico, condividendo insieme la visione degli spettacoli.Il nostro impegno è stato quindi quello di portare a Udine un evento nell’evento, fondamentale per confermare la portata internazionale del festival: per questo è stato pensato anche un momento dedicato agli operatori e ai direttori artistici di una cinquantina di festival europei, così che Terminal si ponga in un contesto internazionale non solo come programma ma anche come organizzazione».
Esempio di approccio “glocale” sarà in particolare l’evento conclusivo, “Orquestra de Malabares”, che unirà la filarmonica di Pozzuolo del Friuli e artisti spagnoli, in un concerto di una settantina di minuti creato insieme per valorizzarsi reciprocamente. «La forza di questo festival – ha osservato ancora l’assessore Pirone – sta nel fatto di avere uno sguardo internazionale, ma nascere dalla comunità che lo realizza, senza essere calato dall’alto. In questo senso, Terminal rappresenta molto bene l’idea di città che vogliamo costruire: una città capace di vivere i propri spazi pubblici come luoghi di incontro, relazione e partecipazione, dove la cultura diventa strumento di rigenerazione e costruzione del senso per la comunità».
Il programma completo è disponibile sul sito di Terminal.
