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Italia > Volontariato

Dalla Viva Voce, il carcere raccontato da chi lo vive

di Michela e Piero Acler

- Fonte: Città Nuova

Attraverso scuole, incontri pubblici e progetti di reinserimento, l’associazione “Dalla Viva Voce” prova a scardinare il pregiudizio sul carcere, restituendo umanità e ascolto a chi vive la detenzione

Fonte: Piero e Michela Acler.

«Volontariato in carcere? Non sai proprio come ammazzare il tempo! Se vuoi fare del bene ricordati che ci sono anche gli ospedali pediatrici, i ricoveri per anziani, la mensa dei poveri e gli istituti per disabili.» Lo si sente dire spesso, lo si legge talvolta semplicemente negli occhi di chi ti ascolta mentre parli di un mondo per lo più sconosciuto, il mondo dei cattivi, quelli che hanno sbagliato e che ora scontano la meritata pena. Investire del tempo per mitigare la sofferenza di chi è andato contro la legge non sembra una priorità, pensiamo prima ai buoni, agli innocenti, alle persone per bene.

Quant’è difficile togliere il pregiudizio! Un obiettivo che rimane comunque prioritario per l’associazione “Dalla Viva Voce”, nata a Trento nel 2017 per volontà di alcune persone che avevano avuto a che fare con il carcere, persone detenute o da poco uscite, insegnanti, volontari. Dare voce a chi non ce l’ha significa anche offrire delle opportunità a chi non l’ha mai ascoltata: parole che non fanno notizia, quindi poco importanti. “Dalla Viva Voce”, con il “Progetto Storie”, è attiva in diverse scuole superiori del Trentino. Gli alunni hanno la possibilità di conoscere la realtà del carcere dalle parole di chi l’ha vissuto o lo vive tutt’ora.

Si presenta l’associazione, si ascolta il testimone, seguono domande e risposte. Colpisce la grande attenzione dei ragazzi, non di rado la forte emozione, la pertinenza delle domande, la volontà di conoscere non per sentito dire ma per aver visto con i propri occhi. La storia del testimone trae la sua forza non soltanto dal racconto della vita del carcere o dal reato commesso, quanto piuttosto da quello che è successo nel periodo antecedente. Vengono in evidenza fatti di gioventù, persino dell’infanzia, avvenimenti che hanno portato a situazioni dalle quali per chiunque sarebbe stato difficile uscire intraprendendo una strada diversa da quella che ha portato al carcere. Si coglie quanto conti, nell’esperienza di una persona, la famiglia d’origine, l’educazione ricevuta, le amicizie, fatti negativi che hanno inciso in alcune scelte importanti.

Nel corso dell’anno scolastico ‘25-‘26 sono state avvicinate 82 classi in 53 incontri, per un totale 2200 alunni. Molto spesso gli insegnanti, oltre a ringraziare, riportano con una lettera o un messaggio i frutti di quelle ore trascorse in classe: «L’incontro ha suscitato commozione, partecipazione, coinvolgimento potente la cui onda si è riverberata anche nelle discussioni di oggi in classe. I miei colleghi hanno vissuto le mie stesse emozioni dell’anno scorso. È un progetto meraviglioso di una forza educativa unica. Grazie!». E una volontaria riporta il resoconto: «A Rovereto è andata molto bene, Carlo (il testimone di quel giorno) è stato chiaro e coinvolgente come sempre. C’erano circa 100 ragazzi di quarta e quinta, sempre molto attenti. Una ragazza ha detto a Carlo che è stato l’incontro più interessante di tutti e 5 gli anni delle superiori. E una docente, direttamente a Carlo: “Oggi hai salvato due o tre ragazzi”».

Altri progetti dell’associazione: “Cose da ragazzi”, per minori che hanno compiuto reati, ora assoggettati a Messa alla prova, un periodo generalmente di un anno terminato il quale, se tutto è andato bene, il reato viene estinto con la fedina penale pulita. “Una casa per ripartire”, un appartamento che ospita persone appena uscite dal carcere, o a fine pena, autonomamente gestito da chi lo abita, con l’aiuto di un peer/supporter. “Di casa in cosa” che offre tre posti di lavoro. Si occupa di sgombero cantine, soffitte e traslochi. Ma l’unione fa la forza! Ed eccoci prendere contatto con altre associazioni di Trento che fanno volontariato in carcere per un appuntamento annuale: “La biblioteca vivente”.

Nelle piazze di alcune città le persone detenute raccontano la loro storia, a tu per tu con chi lo desidera. Noi volontari siamo i bibliotecari, le persone detenute i libri, coloro che si fermano ad ascoltare sono i lettori. La biblioteca è aperta a chiunque desideri conoscere storie vere dalla viva voce di chi abita tuttora il carcere, anziché leggerli soltanto sui libri o sul web. Uno degli scopi è quello di aiutare a togliere i pregiudizi. Interessanti e fruttuosi sono stati i 6 incontri di preparazione, momenti di conoscenza reciproca fra persone detenute e volontari. E poi tutti al lavoro! I libri sono stati invitati a scrivere la loro storia, coadiuvati dai bibliotecari che li hanno dapprima ascoltati, quindi aiutati nella stesura, nella scelta del titolo e della quarta di copertina, pubblicata per rendere nota l’attività e il contenuto del libro ai cittadini interessati.

L’8 maggio finalmente si va in piazza Duomo a Trento e, in giorni successivi, Rovereto, Riva e Bolzano. La biblioteca apre i battenti, i libri viventi prendono posto, i bibliotecari invitano i lettori che lo desiderano a fermarsi. C’è grande interesse e curiosità, non manca la sorpresa di vedere persone detenute pronte a raccontare la propria storia. Il tempo passa, i libri sono impegnati e se arriva qualcuno deve prenotarsi per un momento successivo. C’è chi aspetta, chi ritorna, chi dopo aver letto un libro si prenota per un altro.

Al termine i lettori lasciano la recensione: «Il libro gronda umanità da ogni pagina e ha dimostrato, durante le fasi editoriali, di sapere e sapersi commuovere»; «Mi ha fatto riflettere su quanto sia fragile la libertà e quanto sia fondamentale per una vita dignitosa che non deve essere negata nemmeno al peggiore dei criminali, che è pur sempre un uomo»; «Grazie Bruno per avermi regalato un pezzetto della tua vita e di avermi aperto gli occhi! Il mondo ti sta aspettando»; «Come trasmettere con semplicità, mitezza, gentilezza, emozioni e valori potentissimi. Bisogna lasciarsi avvolgere dalla lettura, è stato semplice e immediato. E come per i migliori libri lo chiudo e mi allontano desiderando di sapere come andrà a finire».

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