In un tempo attraversato da guerre, paure sociali, solitudini e crescente sfiducia verso le istituzioni, c’è chi continua a credere che la politica possa ancora essere uno spazio di cura, di relazione e di costruzione del bene comune.
È il messaggio forte emerso a Soliera, in Emilia Romagna, durante la consegna del Premio Internazionale Chiara Lubich per la Fraternità 2026, promosso dall’associazione Città per la Fraternità. Un appuntamento che negli anni sta diventando sempre più un luogo di incontro tra amministratori, economisti, imprenditori, sindacalisti e cittadini accomunati da una domanda semplice e radicale: può la fraternità diventare criterio concreto dell’agire pubblico?
A ricevere il premio è stata l’Unione Montana dei Monti Azzurri, quindici Comuni dell’entroterra marchigiano che, dopo il terremoto del 2016, hanno scelto di affrontare insieme le difficoltà delle aree interne trasformando la collaborazione istituzionale in una vera esperienza di fraternità amministrativa. Condivisione dei servizi, attenzione agli anziani e alle persone fragili, tutela del territorio, progettualità comuni, partecipazione delle comunità locali: non soltanto gestione associata, ma un modo diverso di intendere il rapporto tra istituzioni e cittadini.
«Oggi la fraternità non è un lusso ideale né una parola poetica – ha affermato Stefano Cardinali, presidente di Città per la Fraternità – È una necessità storica. Le città hanno bisogno di ritrovare un’anima e di tornare ad essere luoghi dove nessuno si senta invisibile».
La giornata di Soliera ha assunto il valore di un vero laboratorio civile. Sul palco si sono confrontati mondi spesso percepiti come distanti: il sindacato, l’impresa, l’economia civile, le istituzioni. Accanto a Stefano Zamagni, tra i principali teorici dell’economia civile, erano presenti Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria, e Miriam Salussolia di Economy of Francesco.

Soliera (Modena): Premio Chiara Lubich per la Fraternità 2026 (foto di Horatio Conde)
Al centro del dibattito, le grandi questioni del nostro tempo: il lavoro, l’intelligenza artificiale, la crisi energetica, le disuguaglianze sociali, il futuro delle comunità locali. Ma soprattutto la necessità di superare una cultura individualistica che rischia di lasciare sole le persone e impoverire i territori.
Zamagni ha richiamato il concetto di “giustizia contributiva”, spiegando come non basti assistere le persone, ma occorra creare le condizioni perché ciascuno possa partecipare pienamente alla vita economica e sociale. Un tema che si è intrecciato con gli interventi di Landini e Marchesini, entrambi concordi sulla necessità di rimettere al centro la dignità del lavoro e la responsabilità collettiva davanti ai grandi cambiamenti in atto.
L’impressione condivisa dai molti amministratori presenti è stata quella di trovarsi davanti a qualcosa che va oltre un semplice premio. Non una celebrazione simbolica, ma una rete crescente di esperienze che provano a tradurre concretamente il pensiero di Chiara Lubich: la fraternità come “forma pubblica dell’amore”, capace di entrare nei processi amministrativi, economici e sociali.
In un tempo in cui la politica appare spesso schiacciata sul conflitto permanente, Soliera ha provato a raccontare un’altra possibilità: quella di comunità che scelgono di collaborare invece di dividersi, di amministrazioni che costruiscono ponti invece di muri. A chiudere la giornata sono state ancora le parole di Stefano Cardinali: «La fraternità non elimina i problemi, ma cambia il modo di affrontarli. Fa sentire ogni persona parte di un destino comune. E quando questo accade, anche i territori più fragili possono diventare laboratori di speranza».
