Aveva ragione Steve Bannon, il guru della prima presidenza Trump, a nutrire dubbi su papa Prevost, considerandolo pericolosamente in continuità con Francesco. Nel suo intervento durante la visita all’Università La Sapienza di Roma, Leone XIV non ha avuto alcuna remora a criticare le scelte di riarmo senza restare a livello generico.
«Nell’ultimo anno – ha detto il papa – la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».
Leone ha operato un collegamento molto forte tra il grido «Mai più la guerra!» lanciato dai papi del finire del secolo scorso e «il ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana», che «ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali».
Non regge in questo caso ogni artificio retorico che invita a distinguere il piano profetico, staccato dalla storia e quindi ininfluente, da quello del realismo affidato al principio di responsabilità dei decisori politici.
La vera sfida aperta è quella della ricerca di una politica di pace che comporta scelte che non siano soggette ai voleri di ristrette cerchie di potere che traggono profitto dalla guerra.
Ma è chiaro che si deve andare oltre il “no” al riamo che va argomentato, tra l’altro, dimostrando ad esempio la consistenza e il peso attuale delle spese per le armi in Europa, che vanno ad arricchire gli azionisti delle imprese nazionali e non un progetto condiviso di difesa comune. Una proposta credibile e alternativa al Rearm Eu è quella di una grande capacità di iniziativa diplomatica capace di promuovere una nuova conferenza di Helsinki sulla sicurezza comune, in continuità con quella del 1975 sostenuta nel pieno della Guerra Fredda da politici come Olof Palme e Aldo Moro, entrambi segnati da una morte violenta.
Ma la prospettiva di una nuova Conferenza sulla sicurezza comune non riesce a farsi strada perché predomina una sensazione di smarrimento e di timore. La paura nel 2025 è stata dichiarata dall’Enciclopedia Treccani “parola dell’anno”.
A tale senso di paralisi ha risposto l’annuncio di liberazione contenuto nelle prime parole di papa Leone dopo essere stato eletto l’8 maggio 2025: «La pace sia con tutti voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi!». Siamo depositari di questo annuncio da vivere ogni giorno nelle scelte quotidiane che fanno maturare poi quelle strutturali, sociali e politiche.
Ogni proposta nasce da un’analisi puntuale della situazione in tutti i suoi dettagli. «Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran – ha affermato papa Leone XIV – descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!».
Cerca di andare in questa direzione l’iniziativa in programma il 21 maggio a Roma promossa dalla pastorale sociale assieme all’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo per dare spazio all’analisi e alla proposta di una politica di pace in Europa, assieme al percorso del Laboratorio nazionale per la riconversione economica che tratterà il caso specifico della Valle del Sacco, un vasto territorio che comprende la provincia della Capitale in attesa di interventi decisivi di bonifica ambientale da un vasto inquinamento prodotto da industrie belliche e della chimica. I progetti di riarmo in atto a livello europeo comportano, invece, nuove produzioni di tipo militare che impattano pesantemente sull’area. Ad esempio, l’ex fabbrica Winchester ad Anagni, ora di proprietà del gruppo franco-tedesco KNDS Ammo Italy, è al centro di un progetto di riconversione per la produzione di nitrogelatina, un esplosivo ad alto potenziale destinato a uso militare.
Proposte concrete per una diversa politica industriale sono sul tavolo da tempo, ma richiedono una strategia diversa da quella che si riduce ad attirare capitali disposti ad investire senza una visione di futuro e di impatto ambientale.
Non bisogna cedere alla rassegnazione, ha detto agli studenti della Sapienza papa Leone: «Proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra».
