Dopo 7 lunghi mesi si conclude inaspettatamente, ma rigorosamente con un colpo di scena, la vicenda della nomina del direttore musicale del Gran Teatro La Fenice di Venezia.

Il pubblico presente domenica sera al Teatro La Fenice per l’ultima recita del “Lohengrin” di Wagner (diretto da Markus Stenz) ha reagito con entusiasmo alla notizia dell’annullamento della nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale. Anche gli orchestrali, visibilmente felici, si sono uniti agli applausi e al giubilo del pubblico, 26 aprile 2026. ANSA
Nel pomeriggio del 26 aprile infatti una nota del sovrintendente del Teatro annuncia: «La Fondazione Teatro La Fenice ha deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi. Una decisione maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’Orchestra».
Sono stati 7 lunghi mesi di polemiche, accuse e scontri pesanti tra la Sovrintendenza e l’Orchestra, le maestranze e il pubblico stesso della Fenice. Sette mesi in cui s’è visto di tutto: scioperi, comunicati stampa, prese di posizioni decise ed autoritarie, accuse di “opacità” e cortei con la partecipazione solidale di altre orchestre, volantinaggi e lanci di volantini in sala fino alla silenziosa “protesta delle spillette” in occasione della prima della Carmen di Bizet.
Il pessimo clima aveva portato in febbraio anche alle dimissioni di Domenico Muti, figlio del celebre direttore. Il giovane Muti aveva un incarico di consulente del sovrintendente per le tournée internazionali. I sindacati avevano criticato le consulenze esterne, soprattutto dopo che la dirigenza aveva bloccato il welfare per i dipendenti. Domenico Muti rassegnava le dimissioni rinunciando ai compensi maturati, spiegando che il clima creatosi alla Fenice non permetteva di lavorare con serenità.
Nei primi giorni di marzo il Consiglio d’indirizzo della Fenice, riunitosi alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro, approvava formalmente la nomina della direttrice musicale. Questo provocava le dimissioni di Alessandro Tortato, direttore d’orchestra veneziano ed unico musicista membro del Consiglio nominato dal Ministero.
Malgrado tutto il sovrintendente Colabianchi tirava dritto avocando a sé la “competenza esclusiva” per la nomina. La nomina di Venezi come direttrice musicale dell’Ente a questo punto pareva “blindata”.
E qui l’inatteso colpo di scena: la Venezi dichiara al quotidiano argentino La Nacion: «Io non ho padrini, questa è la differenza. Questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio». Questo aveva suscitato reazioni immediate dei professori d’orchestra, del coro e degli stessi organi di governo dell’Ente Lirico.
Lo scorso 12 febbraio, l’editorialista de Il Giornale Andrea Ruggieri, intervenendo sul “caso Venezi” aveva definito “quattro pippe” i professori d’orchestra veneziani. Ci si attendeva dalla direttrice d’orchestra una presa di distanze da questa grave affermazione sull’orchestra che ella si accingeva a dirigere, ma nulla arrivò.
La Venezi aveva preso di petto perfino il pubblico della Fenice. Degli abbonati, riuniti anch’essi in un comitato di protesta “Fenice Viva”, aveva detto: «Sono over 80», e aveva sostenuto che questo è di grave ostacolo al cambiamento da lei promesso per il teatro; anche questo apprezzamento offensivo era puntualmente smentito dai dati anagrafici.
Il vero insanabile conflitto è nato per il disprezzo mostrato ripetutamente dalla direttrice per l’orchestra che avrebbe dovuto dirigere.
Con la consapevolezza dell’“addetto ai lavori”, Vito Lo Re, direttore d’orchestra di discreta esperienza internazionale oltre che youtuber, sostiene: «Sapete cosa vuol dire lavorare stabilmente con un’orchestra che ti fa la guerra? È impossibile e soprattutto non può portare a nessun risultato musicale di rilievo. Non stiamo “producendo bulloni”, stiamo facendo musica e questo, soprattutto in un ente orchestrale, è il risultato di una delicatissima serie di rapporti personali. Ci vuole la stima dell’orchestra nei confronti del direttore, la piena fiducia nel direttore; e il direttore deve avere l’intelligenza, la maturità, la capacità e la musicalità sufficienti a convincere l’orchestra».
Pareva fino ad oggi che queste regole non dovessero più valere per l’ente lirico veneziano.
Salvo improbabili ricorsi legali, la vicenda si dovrebbe concludere qui, ma secondo alcuni le aspre, soverchie e ripetute dichiarazioni della Venezi, la decisione repentina ed inattesa del sovrintendente Colabianchi potrebbero avere il carattere di una exit strategy, di una uscita concordata tra la direttrice e la Sovrintendenza per smarcarsi dalla insostenibile situazione di stallo che si era creata.
