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In profondità > Viaggio apostolico

Camerun: il papa conquista tutti a Douala

di Armand Djoualeu

- Fonte: Città Nuova

Atteso come una rock star, da alcuni persino come il messia, il papa ha richiamato una folla immensa sulla spianata dello Stadio Japoma di Douala. Essere immersi in quella folla, dentro e intorno allo stadio, è stata un’esperienza straordinaria per ciascuno dei 120 mila presenti.

Papa Leone XIV arriva per presiedere la Santa Messa nell’area antistante lo Stadio Japoma di Douala, in Camerun, il 17 aprile 2026. Foto: ANSA/UFFICIO STAMPA VATICAN MEDIA

Venerdì 17 aprile, la prima volta di papa Leone XIV a Douala, ha ampiamente soddisfatto le aspettative. L’arrivo del papa nella capitale economica del Camerun, una città di quasi 7 milioni di abitanti, cosmopolita e profondamente legata alla libertà, è stato intensamente atteso. Una città segnata dalle violenze post-elettorali dello scorso ottobre, Douala ha pagato un prezzo altissimo: testimonianze, torture e omicidi di manifestanti e oppositori del regime del novantenne presidente camerunese Paul Biya (93 anni), al potere da 44.

Al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Douala, il pontefice è stato accolto con straordinario fervore. L’arcivescovo di Douala, Samuel Kleda, circondato da autorità civili, religiose e tradizionali, gli ha riservato un solenne benvenuto. Sulla strada per lo stadio, il successore di Pietro ha ricevuto l’omaggio caloroso della folla radunatasi sui marciapiedi della città, lungo tutto il percorso.

A Japoma, i fedeli hanno atteso per ore in un caldo torrido la celebrazione della Messa presieduta dal capo della Chiesa cattolica, molti indossando abiti con la sua effigie. Un gran numero di persone aveva trascorso la notte nel luogo designato per la Messa, per non perdersi nulla. La folla ha sfidato la stanchezza e problemi di sicurezza. Erano attese 600 mila persone. Ma l’organizzazione ha avuto non pochi problemi: sebbene la cerimonia fosse gratuita, circolavano voci secondo cui ci voleva un biglietto per vedere il papa. Centinaia, forse migliaia, di persone sarebbero state bloccate dalla sicurezza intorno alle 3:00 del mattino. E molti sono stati scoraggiati. Eppure, alla fine, erano presenti almeno 120 mila persone, una folla davvero enorme!

Intorno alle 10:40, si sono levati cori di “Viva il papa!”. Grida di giubilo sono risuonate tra la folla esultante all’arrivo del pontefice americano sulla papamobile, alla spianata dello stadio Japoma. Tantissimi sventolavano rami speciali, noti come “alberi della pace”, e bandiere vaticane, mentre il coro intonava gioiosi inni polifonici accompagnati da percussioni.

Papa Leone XIV era circondato da una folla immensa. Le grida, i canti… la gioia era al culmine. La Messa inizia, scandita da inni cantati nelle lingue locali: il Camerun ne è ricco.

I fedeli in attesa dell’arrivo di Papa Leone XIV per la Santa Messa nell’area dell’aeroporto di Yaoundé-Ville, Yaoundé, Camerun, 18 aprile 2026. Foto: ANSA/LUCA ZENNARO

Dopo la lettura del racconto della moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci (capitolo 6 del Vangelo di Giovanni), il papa si è rivolto ai fedeli: «Gesù ci chiede oggi: come risolverete il problema?». «Cristo pone questa domanda ai potenti e ai deboli, ai ricchi e ai poveri, ai giovani e agli anziani – ha affermato il papa – perché tutti abbiamo fame allo stesso modo. Questa povertà ci ricorda che siamo creature. Abbiamo bisogno di mangiare per vivere. Non siamo Dio: ma dov’è Dio di fronte alla fame del popolo?».

Papa Leone XIV ha sottolineato l’importanza del ringraziamento e della benedizione. Il ringraziamento e la gratitudine a Dio sono fonti di benedizione per tutte le persone e per il mondo, ha affermato. «Un problema serio si risolve benedicendo il poco cibo disponibile e condividendolo con chi ha fame». La moltiplicazione dei pani e dei pesci avviene attraverso la condivisione: questo è il miracolo! C’è pane per tutti se viene dato a tutti. C’è pane per tutti, se lo si prende non con una mano che afferra, ma da una mano che dona.

Il Santo Padre, messaggero di pace e di speranza, ha invitato i camerunesi in particolare, ma anche gli africani in generale, a compiere ogni giorno atti d’amore, a pensare ai membri più vulnerabili della società e a imparare a condividere ciò che hanno. Perché se ce n’è abbastanza per uno, ce n’è abbastanza per mille. E ha aggiunto: «Senza pace non possiamo costruire nulla».

Di fronte a una generazione che si trova ad affrontare numerose sfide – disoccupazione, tentazione del guadagno facile, smarrimento – il papa ha lanciato un chiaro appello: rifiutare le vie facili che compromettono la dignità umana. «Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento», ha dichiarato esortandoli a non lasciarsi corrompere «da tentazioni che sprecano le vostre energie e non servono al progresso della società».

Al termine della celebrazione, l’arcivescovo Samuel Kleda ha preso la parola per esprimere la gratitudine di tutta la Chiesa in Camerun. In un discorso denso di rispetto e affetto, ha salutato la visita come “storica”, prima di offrire al Santo Padre diversi doni simbolici, testimonianza del ricco patrimonio culturale e spirituale del Paese. Dopo la celebrazione eucaristica, Leone XIV ha offerto sostegno e conforto ai pazienti dell’ospedale cattolico del distretto di Nylon, fondato nel 1971 dalle suore Serve di Maria per assistere i più vulnerabili. Accompagnato dal direttore dell’ospedale, il papa ha visitato diversi reparti.

Nella struttura, gestita dall’Arcidiocesi di Douala, il papa ha pregato nella cappella, poi ha salutato brevemente il personale e alcuni pazienti. Ha impartito la sua benedizione a tutti i presenti, comprese le famiglie, prima di salutare i pazienti uno ad uno.

Circa il 37% dei circa 30 milioni di abitanti del Camerun è cattolico e la Chiesa gestisce una vasta rete di ospedali, scuole e istituzioni caritative nel Paese. Il papa ha seminato un messaggio, ha espresso una chiamata, indicato una direzione. Al termine di questa visita apostolica è possibile affermare che il papa ha risvegliato molte coscienze, incoraggiato la responsabilità e riacceso la speranza. Questo è il punto essenziale: perché ora spetta al popolo camerunese far sì che tutto ciò porti frutto.

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