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In profondità > Viaggi

Papa Leone XIV in Africa: la Chiesa cattolica in Camerun

di Liliane Mugombozi

- Fonte: Città Nuova

Liliane Mugombozi Autore Citta Nuova

Papa Leone XIV sta compiendo dal 13 al 23 aprile 2026 il suo primo viaggio apostolico in Africa: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Nella seconda tappa, dal 15 al 18 aprile, il pontefice visiterà in Camerun Yaoundé, Bamenda e Douala.

Papa Leone XIV durante l’udienza generale settimanale in Piazza San Pietro, Città del Vaticano, l’8 aprile 2026. ANSA/FABIOFRUSTACI

La Repubblica del Camerun, con una popolazione di 33 milioni e oltre 250 gruppi etnici, è l’unico Paese africano ufficialmente bilingue, inglese e francese. Si estende dall’Oceano Atlantico al Sahara, ma affronta sfide significative come un movimento separatista nelle regioni anglofone e la minaccia di Boko Haram al nord, causa dello sfollamento di intere popolazioni.

Le due religioni principali sono il cristianesimo e l’islam: circa il 70% dell’intera popolazione è cristiana, il 20% è di fede islamica, in grande maggioranza sunnita. Tra i cristiani, ci sono cattolici (35-36%) e protestanti (25-26%), ed altre confessioni cristiane.

La Chiesa Cattolica in Camerun: il seme missionario

La visita di Leone XIV in Camerun è la quarta visita apostolica di un pontefice, dopo quelle di Giovanni Paolo II nel 1985 e nel 1995, e di papa Benedetto XVI nel 2009. Le ultime due visite papali erano fortemente collegate ai Sinodi sull’Africa, e i pontefici sono stati accolti nella capitale, Yaoundé, da un ampio consesso di vescovi africani.

Il 23 novembre 2025, papa Leone XIV ha pronunciato un accorato appello per la pace e la liberazione degli ostaggi in Camerun e Nigeria, manifestando un profondo dolore per il rapimento di sei sacerdoti e un pastore battista in Camerun.

La prossima visita apostolica rappresenterà senz’altro un forte momento di speranza per la riconciliazione e la pace.

La Chiesa cattolica in Camerun è stata ufficialmente fondata a Marienberg l’8 dicembre 1890 dai missionari pallottini tedeschi, guidati da Henri Vieter, con la consacrazione, quel giorno, del Paese a Maria, Regina degli Apostoli. Andréas Kwa Mbangue, il primo camerunese battezzato nel 1889, lasciò il suo lavoro di fornaio per dedicarsi all’evangelizzazione insieme ai missionari. La sua vita mostrò un forte impegno apostolico fino alla morte nel 1932. I risultati iniziali della missione furono notevoli, con quasi 16 mila battesimi e una crescente rete di scuole missionarie.

Marienberg, ubicata nei pressi di Edéa nella regione del Litorale, si trasformò rapidamente in un significativo centro di evangelizzazione, rappresentando una culla spirituale e un simbolo di resilienza. I missionari si trovarono a dover affrontare malattie tropicali, ostilità e condizioni di vita estremamente difficili. Molti missionari persero la vita, alcuni addirittura in mare durante il viaggio. Nonostante queste perdite, la missione continuò a espandersi con la progressiva creazione di nuove estensioni delle missioni a Edéa e Kribi (1891), Bonjongo (1894), Douala (1898), Grand Batanga (1900), Yaoundé (1901), Ikassa (1906), Ngovayang (1909), Sassè (1907), Limbé (1908), Dschang (1910), Minlaba a Puma (1912) e Déido (1913). I missionari impararono le lingue locali, valorizzarono le culture e costruirono scuole, centri sanitari, collegi e laboratori tecnici, conquistando gradualmente la fiducia delle popolazioni locali.

Guerre, distruzione, transizioni e una nuova espansione missionaria

La sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale portò alla partenza forzata dei missionari pallottini tedeschi. La chiesa di Marienberg fu distrutta dalle forze franco-britanniche. Tuttavia, l’evangelizzazione non si arrestò: i missionari Spiritani, i Missionari di Mill Hill, gli Oblati di Maria Immacolata e altre congregazioni presero in carico le missioni avviate dai pallottini. Il nord del Camerun fu caratterizzato dall’opera evangelizzatrice degli Oblati di Maria Immacolata, in particolare dal missionario e arcivescovo mons. Yves Plumey (1913-1991). Essi ricevettero supporto da catechisti locali, coraggiosi testimoni noti in tutto il Paese, come Nestor Happie a Nkongsamba. Si registrò una crescita significativa del numero dei fedeli: oltre 67 mila persone furono battezzate nel 1931, seguite da un’esplosione di conversioni negli anni successivi al 1945. Fu una vera e propria “pioggia di Pentecoste”.

Con 26 diocesi e la presenza di oltre 300 congregazioni religiose, il Camerun offre una vasta gamma di carismi religiosi che spaziano dalle tradizioni trappiste, clarisse e carmelitane fino alle espressioni più moderne dell’apostolato.

Tra il 1890 e il 1970, l’evangelizzazione si fondava principalmente sui missionari europei. Le infrastrutture sociali ed educative erano fortemente influenzate dalle risorse provenienti dall’Europa. Una svolta significativa si verificò nel 1969 quando papa Paolo VI, durante il suo discorso in occasione della visita apostolica in Uganda, lanciò un appello storico: «Gli africani devono prendersi la responsabilità delle proprie Chiese».

Con l’indipendenza della Repubblica del Camerun, nel 1960-61, la Santa Sede ha avviato relazioni diplomatiche fin dal 1966. Fino ad oggi, si sono succeduti 12 nunzi apostolici. «Nel 2015, la Santa Sede e la Repubblica del Camerun hanno siglato un Accordo quadro che definisce l’ambito giuridico per la cooperazione nei settori dell’istruzione e della sanità», dichiara l’attuale nunzio apostolico, S.E. mons. José Avelino Bettencourt.

Una Chiesa radicata nel sacrificio e incentrata sulla speranza

La storia ci insegna che la Chiesa in Camerun è stata edificata sulla fede e sul sacrificio. Figure locali di santità e impegno cristiano accanto ai primi missionari e ad Andréas Kwa Mbangue (il primo battezzato del Camerun), emersero ispiratrici: il missionario Baba Simon, considerato il padre dei Kirdis nell’estremo nord del Camerun, noto per il suo forte senso di fraternità cristiana, il dialogo interreligioso con la popolazione musulmana e il suo impegno nell’istruzione e nello sviluppo sociale.

Altre figure cattoliche camerunesi degne di menzione furono il giovane Robert Naoussi (1947-1970), la cui fede, testimoniata tra le sofferenze dei lebbrosi di Douala, ebbe un impatto profondo sulle comunità cristiane. Anche il giovane frate Jean Thierry Ebogo, carmelitano scalzo (1982-2006), che morì in Italia dopo una lunga malattia, lasciando “profumo di santità”.

Oggi, la Chiesa cattolica in Camerun rappresenta il frutto della grande fedeltà dei primi missionari pionieri, dei molti catechisti locali e dei cristiani che hanno proseguito l’opera di evangelizzazione.

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