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Italia > Opinioni

Il pericolo di un voto prevedibile

di Luigino Bruni

- Fonte: Città Nuova

Luigino Bruni, autore di Città Nuova

In Veneto il referendum per l’autonomia ha portato il 60% degli elettori alle urne, attirati dal messaggio del governatore Zaia di pagare meno tasse allo Stato. Una prospettiva che rende tutti più poveri e insicuri

L’articolo 75 della nostra costituzione vieta il referendum abrogativo in materia tributaria e di bilancio. E la spiegazione è semplice e di normale buon senso: se chiedi alla gente di pagare meno tasse o di non pagarle affatto, avrai una alta percentuale di persone che dirà: certo! Non tutti, perché c’è sempre stata e c’è una minoranza che cerca anche gli interessi degli altri insieme ai propri, ma queste minoranze non riescono in genere a diventare maggioranza, tranne pochi momenti decisivi della storia, quando, dopo i grandi dolori, la gente diventa diversa, per un po’ di tempo, e scrive le grandi costituzione, e scopre la fraternità.

Chiedere ai lombardi e ai veneti se vogliono pagare meno tasse “a Roma” – di fatto questo era il messaggio della sostanza della consultazione referendaria: tutte le altre finezze politiche non sono arrivate alla maggioranza della gente, o sono state molto secondarie – è una domanda ovvia, banale, stupida, perché tutti sapevamo come andava a finire.

Peccato che quei nostri concittadini non hanno colto la banalità di questa consultazione, hanno votato in molti, soprattutto in Veneto, e sono caduti nella trappola di chi usa questi giochini antichi per rafforzare il proprio potere, e poi dice pure: «Siamo entrati nei libri di storia». È vero, nella storia della banalità.

Dietro questi fatti, e quelli molto più seri e gravi in terra spagnola, si nascondono enormi sfide per il presente e il futuro dell’Europa. Le istituzioni sono dei beni comuni, che nascono quando una quota significativa di popolazione ha motivazioni ed energie per impegnarsi per qualcosa più grande dei propri interessi. Lo stato, le regioni, l’Europa … sono alte forme di beni comuni.

Ma come ci insegna la teoria della «Tragedia dei beni comuni», la somma di interessi privati può solo distruggere i beni comuni, mai crearli né mantenerli.

Se oggi prevale la politica di assecondare gli interessi più banali delle persone (sicurezza e denaro), ci ritroveremo presto in una nuova forma di medioevo, dove vivremo arroccati in piccoli castelli fortificati, circondati da ‘barbari’ che cercheranno di violare le mura, e prima o poi ci riusciranno. E saremo più poveri, insicuri, e certamente meno civili e intelligenti. Stiamo attenti a quanto sta accadendo nel mondo, e poi agiamo di conseguenza, se amiamo la democrazia e le sue istituzioni.

 

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