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Cultura > GIudizio Universale

Paradiso o inferno? Il genio umano e la possibilità di scegliere tra creare o distruggere

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Tolta dai restauratori la patina biancastra che lo ricopriva, il Giudizio Universale di Michelangelo torna a brillare nella Cappella Sistina, all’interno dei Musei Vaticani, dopo una rapida pulitura terminata a ridosso della Pasqua. Una meraviglia che ci porta a riflettere sul libero arbitrio che può creare meraviglie o aprire abissi di terrore e disperazione

Cappella Sistina, Giudizio universale, dettaglio di un gruppo intorno al Cristo, prima dell’intervento: visibile la patina biancastra che ricopre la pellicola pittorica. Copyright © Governatorato SCV – Direzione dei Musei. Tutti i diritti riservati.

Il genio umano è capace di farci sentire in Paradiso o di farci sprofondare negli inferi, tra morte, distruzione e disperazione. Il libero arbitrio consente a ciascuno di noi di scegliere per cosa prestare intelligenza e talenti, e ogni invenzione può essere usata per nobilitare l’umanità o per degradarla, come sta accadendo in Iran, contro il quale Usa e Israele hanno avviato una guerra che sta distruggendo una civiltà millenaria, migliaia di persone, bellezze paesaggistiche ed architettoniche, in nome del potere e dell’interesse economico.

Un uomo mostra la bandiera dell’Iran davanti ai resti di una stazione di polizia a Teheran, distrutta dai bombardamenti di Israele e USA, Iran, 4 marzo 2026. Ansa, EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Tra le meraviglie che l’uomo può creare, hanno un posto di diritto i Musei Vaticani, che nel 2025 sono stati visitati da quasi 7 milioni di persone. Questo complesso museale tra i più grandi al mondo racchiude sale spettacolari, come le stanze di Raffaello, nonché opere di Botero, Dalì, Matisse, Luciano Fontana, Marc Chagall…, e la meravigliosa Cappella Sistina, con affreschi di Michelangelo, ma anche del Perugino, di Botticelli, del Ghirlandaio, del Pinturicchio…

Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani, foto di Sara Fornaro

Nella Cappella sistina, «gli affreschi che contempliamo – affermò nel 1994 papa Giovanni Paolo II – ci introducono nel mondo dei contenuti della Rivelazione. Le verità della nostra fede ci parlano qui da ogni parte. Da esse il genio umano ha tratto la sua ispirazione impegnandosi a rivestirle di forme di ineguagliabile bellezza».

Oltre agli affreschi della volta, tra cui la famosissima Creazione di Adamo, una delle principali meraviglie firmate da Michelangelo è il Giudizio universale, che ricopre la parete dell’altare. Un’opera tornata al suo splendore originario da pochi giorni, grazie ad una rapida ripulitura predisposta sotto la supervisione della direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta.

La direttrice dei Musei Vaticani e il suo staff presenta il lavoro di pulizia del Giudizio Universale nella Cappella Sistina, foto di Sara Fornaro

Gli affreschi erano infatti ricoperti da una leggera ma diffusa patina biancastra, che da una quindicina di anni offuscava le opere di Michelangelo, provocata dal sudore dei visitatori e dal riscaldamento ambientale. Per far riemergere i colori originari sono stati usati acqua deionizzata e carta giapponese. Dopo due minuti dall’applicazione, le 391 figure del Giudizio Universale sono tornate al loro splendore. «Davanti al Giudizio Universale – disse ancora Giovanni Paolo II nel 1994 – rimaniamo abbagliati dallo splendore e dallo spavento, ammirando da un lato i corpi glorificati e dall’altro quelli sottoposti a eterna condanna…». Nel corso della manutenzione, ai giornalisti è stato consentito di salire sulle impalcature e di ammirare da vicino i grandiosi affreschi di Michelangelo. Una meraviglia che riporta alla mente altre parole di Giovanni Paolo II.

«Cristo dalla Cappella Sistina esprime in se stesso l’intero mistero della visibilità dell’Invisibile. Siamo al centro della questione teologica. L’Antico Testamento escludeva qualsiasi immagine o raffigurazione dell’invisibile Creatore. Tale, infatti, era il comando che Mosè aveva ricevuto da Dio sul monte Sinai (cf. Es 20, 4), poiché esisteva il pericolo che il popolo, incline all’idolatria, si fermasse nel suo culto ad un’immagine di Dio che è inimmaginabile, in quanto al di sopra di ogni immaginazione e intendimento dell’uomo».

La Cappella Sistina nei Musei Vaticani, foto di Sara Fornaro

Tuttavia, «Dio stesso venne incontro alle esigenze dell’uomo, il quale porta nel cuore l’ardente desiderio di poterlo vedere». Le opere di artisti ispirati esprimevano così «la gratitudine dell’anima al Dio invisibile che concede all’uomo di rappresentarlo in modo visibile… Non ha tratto forse anche Michelangelo precise conclusioni dalle parole di Cristo “Chi ha visto me ha visto il Padre”? Egli – aveva affermato Giovanni Paolo II – ha avuto il coraggio di ammirare con i propri occhi questo Padre nel momento in cui proferisce il “fiat” creatore e chiama all’esistenza il primo uomo. Adamo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gen 1, 26). Mentre il Verbo eterno è l’icona invisibile del Padre, l’uomo-Adamo ne è l’icona visibile».

La creazione di Adamo, Cappella Sistina, Musei Vaticani, foto di Sara Fornaro

Con grande audacia, Michelangelo «trasferisce tale bellezza visibile e corporea allo stesso invisibile Creatore. Siamo probabilmente davanti ad un’insolita arditezza dell’arte, poiché al Dio invisibile non si può imporre la visibilità propria dell’uomo. Non sarebbe una bestemmia? È difficile però non riconoscere nel visibile ed umanizzato Creatore il Dio rivestito di maestà infinita. Anzi, per quanto l’immagine con i suoi intrinseci limiti consente, qui si è detto tutto ciò che era dicibile».

Riproduzione riservata ©

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