Raccontarsi le proprie storie, dice Rocco Papaleo regista del suo quinto film Il bene comune. È questo il bene che può unire anche chi è solo, fallito, incarcerato come le donne di una “casa speciale” che hanno un passato infelice e disordinato. Papaleo interpreta la guida turistica di un paesino della Basilicata che porta il gruppo femminile ‒ che fra non molto avrà scontato la pena ‒ in una gita a vedere il secolare Pino Loricato.
Il gruppo chiuso nel proprio dolore compie un percorso tra le valli e i boschi che si rivela un viaggio interiore di rinascita in quel monte che abbraccia nel panorama il mondo intero. Scandito dalla musica, da un paesaggio di aspra bellezza, il regista si sofferma su ogni personaggio, anche sul nipote della guida, un ragazzo solo e senza speranza nel futuro e in sé stesso.
Eppure, la guida che in fondo è Papaleo stesso come un cantastorie di vite reali, è un uomo che ha avuto le sue sconfitte ma è saggio: «Per vincere non bisogna per forza arrivare primi», dice. La luce della rinascita arriva lentamente, con una miscela di agrodolce, qualche smarrimento e paura, ma arriva. Il gruppo scopre la solidarietà, la gioia di mostrarsi per quello che si è, magari di ritrovare l’amore, passando pure per momenti spinosi, come l’abbraccio tra la madre che ritrova il figlio piccolo ed è minacciata dall’ex marito. O come il ragazzo insicuro che scopre che nella solidarietà si è davvero sé stessi.
Un film, che sulle prime parrebbe superficiale, una commedia solita, un po’ provinciale, si rivela lungo il corso sincero, autentico, profondamente attento alla realtà. Con la leggerezza di un cantastorie, come è Papaleo.
Interpretato da un coro di brave attrici – tra le quali Vanessa Scalera, Claudia Pandolfi e Teresa Saponangelo ‒, il racconto va spigliato, fra tensioni e canzoni, dialoghi e natura, e il pino loricato che diventa un personaggio luminoso che fa aprire braccia e cuore ai personaggi. Una commedia di buon senso, e speranzosa, che fa bene.

Scena dal film “Los Domingos” (ph Ufficio stampa Movies Inspired)
Los Domingos (le Domenicane)
Qui un altro mondo, nel film vincitore di ben 13 Premi Goya, ed è imperniato sulla storia di una “vocazione”. Diretto da Alauda Ruiz de Azùa, racconta di una diciassettenne brillante e bella, Ainara ‒ la bravissima Blanca Soroa –, che vive con due sorelle e il padre vedovo, seguita dalla nonna e dalla zia. Il padre è indebitato, fatica con la sorella, è serio e poco affettuoso. La famiglia si aspetta che la ragazza esca, faccia l’università, trovi un ragazzo. Ma Ainara è attratta irresistibilmente dalla vocazione a Dio, alla clausura presso le benedettine dove ha studiato. È una vera chiamata o una illusione? Il padre è perplesso, la zia atea contrarissima. Ainara prova una simpatia per un amico con cui canta al coro, c’è un piccolo bacio. La zia e il padre incontrano le suore, mentono sul rapporto tra i due ragazzi, le suore lasciano Ainara libera. Lei cerca di essere sicura della “chiamata”, soffre, piange, gioisce insieme. La regia è delicata, profonda, concisa nel presentare i diversi momenti della “scelta”, anche nel contrasto durissimo con la zia non credente, in difficoltà col marito.
L’avventura intima è narrata con tatto, anche nelle difficoltà familiari, nei dubbi e nella gioia di una scelta che Ainara farà come una innamorata. Cosa che lascia perplessa la zia, che forse inizia a capire di nuovo l’amore, anche guardando il marito accudire il figlio. Perché Ainara in fondo ha risvegliato in tutti la possibilità di amare. Esce il 2 aprile.
