Il fatto è che saper raccontare rimane un fattore importante, e quando il “come” sa relazionarsi bene al “cosa”, alla sua importanza, alla sua necessità di essere detta, beh, qui nasce la buona narrazione. Che appartiene anche − purtroppo non spesso − alla tv, ed ecco, allora, che La giusta distanza, il nuovo programma di Roberto Saviano con 6 corpose puntate − ogni mercoledì in prima serata su La7, fino al 15 aprile − possiede la (sana) abilità del racconto.
Gli autori scelgono di porre, creando così potenza e dinamismo narrativo, due protagonisti al centro di un contesto storico e geografico molto dettagliato, spesso sospeso tra bellezza e orrore, tra legalità e crimine, tra luce e oscurità. Lo arricchiscono di particolari che diventano sostanza: sfumature, dettagli, precisazioni che inseriscono la densità nella scorrevolezza, la materia nel ritmo, mescolando i lanci di Saviano (si sente il tocco dello scrittore) ai repertori audio e video ricavati dai play diversi: quelli di un registratore d’epoca o di uno smartphone d’oggi, come a legare tempi distanti ma ancora avviluppati tra loro. Questa doppia linea narrativa è impreziosita dalle tante testimonianze raccolte, in alcuni casi, oltre a quelle dei giornalisti e degli storici, veri faccia a faccia con il narratore/reporter, molto forti, persino spiazzanti, a volte toccanti: da quelli coi collaboratori di giustizia ai racconti di chi, da innocente, è finito nei gangli più tragici e feroci della Storia, fino ai figli di boss che hanno scelto strade diverse rispetto a quelle dei padri. Scelte (emozionanti) di libertà e legalità.
La giusta distanza, dunque, sa porsi su una linea di equilibrio tra intrattenimento ed approfondimento, col merito di aggiungere elementi non banali a cose che magari già si sanno. Ripercorrerle, tuttavia, ripassarle, in qualche modo rileggerle con la chiave del doppio protagonista, di particolari messi in luce e di una distanza (anche temporale) nuova, aiuta e capire meglio quel magma delicato, sfuggente, mai trascurabile, che è stata certa storia italiana del ‘900. Se non altro a tenere viva ed educante la memoria. Il titolo ci riporta a Sciascia, come spiega Saviano stesso in apertura, parlando della giusta distanza da tenere per osservare al meglio le cose, che nel programma sono coppie spesso in aperto contrasto, agli estremi opposti, oppure unite da un destino simile: trovatesi allo stesso incrocio della Storia, nella loro vita.
Nella prima puntata, finora, forse, la più toccante (la si recupera su www.la7.it come tutte quelle già andate in onda) si trovano Francesca Morvillo e Giovanni Brusca; nella seconda − anche questa decisamente valida − Tommaso Buscetta e Patrizio Peci: due grandi pentiti che hanno consentito di indebolire fino a distruggerli, fenomeni criminali come cosa nostra e le brigate rosse. Nella terza, Maradona e il boss di forcella Luigi Giuliano, ma c’è anche Napoli, inevitabilmente, in fondo protagonista del racconto al pari dei personaggi, che sono anche un modo, come detto, per raccontare l’Italia con le sue ferite, la sua storia spesso drammatica.
La quarta puntata (1 aprile) sarà su Francis Turatello e Angelo Epaminonda, con lo spazio che diventa Milano; l’8 aprile si torna a Napoli con l’omicidio del vicequestore Antonio Ammaturo, e il 15 aprile, infine, in Sicilia con la Trapani degli anni ’90 e Duemila: il “boss invisibile” Matteo Messina Denaro, da una parte, e il prefetto Fulvio Sodano dall’altra, in una guerra tra legalità e criminalità.
C’è modo di credere che il rigore dell’analisi e la capacità di scrittura si mantengano sui livelli alti delle prime tre puntate, continuando a rendere accettabile e misurato, addirittura funzionale all’efficacia comunicativa, il grado di spettacolarizzazione dei temi all’interno di La giusta distanza. Un programma che – prodotto dall’importante casa di produzione Stand by me – offre, rispetto a tanta altra programmazione che circola, una televisione dignitosa, buona, per il legame tra forma e contenuto.
