Con il conflitto in Medio Oriente voluto da Stati Uniti e Israele abbiamo subìto il caro energia dovuto all’aumento del prezzo del petrolio. Il governo italiano si è limitato a tagliare per 20 giorni una parte delle accise sui carburanti. Per sostenere questa decisione sono stati effettuati tagli alla sanità, istruzione, cultura e a diversi altri ministeri. È tutto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il governo spagnolo invece, con un Regio decreto legge del 20 marzo ha approvato un interessante pacchetto energia che contiene interventi più ampi che valgono complessivamente 5 miliardi di euro. Sono 80 misure per mitigare il caro energia arrivato dal conflitto del Medio Oriente, ma in realtà hanno un obiettivo che guarda al futuro: ridurre strutturalmente la dipendenza dai combustibili fossili.
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha ribadito il ruolo fondamentale e prioritario delle fonti rinnovabili nel Paese. «Credo che la Spagna possa mostrare esempi positivi di come questa trasformazione energetica, questo impegno per le energie rinnovabili, stia portando i nostri cittadini e le nostre imprese a subire un impatto minore dai prezzi del gas, grazie al fatto che il 60% della nostra elettricità proviene ora da fonti rinnovabili». E ha proseguito: «Sabato − 14 marzo − in Spagna il prezzo dell’elettricità era di 14€ per megawatt/ora. In Italia, Germania e Francia superava i 100€ per megawatt/ora. E non è un caso. È perché il governo spagnolo si è costantemente impegnato negli ultimi 8 anni nello sviluppo delle energie rinnovabili, ponendoci oggi all’avanguardia in questo settore. Questo ci ha permesso di acquisire autonomia strategica e, di conseguenza, di proteggere le nostre economie, le nostre case, la nostra industria, i nostri lavoratori e le nostre imprese da shock energetici come quello derivante dalla guerra tra Stati Uniti e Israele in Iran, e direi anche in Medio Oriente».
Poi ha precisato che «finora nel 2026, il gas ha influenzato i prezzi dell’elettricità in Spagna solo nel 15% dei casi», contro il 90% in Italia e il 40% in Germania. Quindi grazie alla politica green del governo Sánchez la Spagna ha affrontato l’onda d’urto del caro energia resistendo meglio dell’Italia o della Germania. «Ciò che stiamo facendo è proseguire con questa politica energetica coerente di decarbonizzazione ed elettrificazione dell’economia spagnola» ha affermato ancora Sánchez.
Le misure principali
Innanzitutto è in corso una drastica riduzione delle accise sull’energia, con tagli fino al 60%. Altra misura riguarda la riduzione dal 21% al 10% dell’Iva su carburanti, bollette elettriche (gas naturale ed elettricità), pellet. Per chi usa gasolio per l’attività lavorativa − agricoltori, pescatori, trasportatori, allevatori…− ha un ulteriore sconto di 20 centesimi al litro e sarà fornito un aiuto equivalente per l’acquisto dei fertilizzanti per contenere il più possibile i prezzi dei beni di prima necessità. Per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi plug-in è prevista una detrazione fiscale del 15% sull’imposta sul reddito, insieme ad altri incentivi per le pompe di calore e le ristrutturazioni edilizie a basso consumo energetico.
Altra misura riguarda l’imposta del 7% sul valore della produzione di energia elettrica che sarà temporaneamente sospesa, mentre l’imposta speciale sull’elettricità verrà ridotta dal 5% all’aliquota minima dello 0,5%, stabilita dall’Unione europea. Ci sono poi altri ammortamenti per le imprese che investono in energie rinnovabili in sostituzione di apparecchiature e impianti alimentati da combustibili fossili. Il pacchetto di misure include anche sconti straordinari per chi vive delle fragilità economiche o fisiche con un bonus sociale per l’elettricità (42,5% per le famiglie vulnerabili e 57,5% per le famiglie gravemente vulnerabili), un aumento del bonus sociale minimo per il riscaldamento a 50€ e il divieto di interruzione dei servizi essenziali (acqua ed energia) per le famiglie in condizioni di povertà energetica.
Per le misure più strutturali, il premier ha ribadito la strada dell’autoconsumo promuovendo le comunità energetiche e sponsorizzando un ampio pacchetto di detrazioni fiscali per l’installazione di pannelli solari, punti di ricarica per le autovetture, installazione di pompe di calore, introduzione di nuovi incentivi per la climatizzazione degli edifici. La strada è lunga, ma Sánchez punta ad avere un’autonomia energetica nei prossimi 10 anni, chiudendo anche le centrali nucleari − 7 reattori in 5 siti che producono poco meno del 20% dell’energia nazionale − presenti sul proprio territorio.
