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Persona e famiglia > Lo sport del lunedì

Italia da record ai Mondiali di atletica indoor

di Noemi Di Benedetto

I Mondiali di atletica indoor si chiudono con il botto per l’Italia con 5 medaglie, dietro solo a Stati Uniti e Gran Bretagna

L’italiana Zaynab Dosso, medaglia d’oro, posa per una foto dopo la finale dei 60 metri femminili ai Campionati mondiali indoor di atletica leggera presso la Kujawsko-Pomorska Arena di Torun, in Polonia, il 21 marzo 2026. Ansa EPA/Adam Warzawa POLAND OUT

All’ultimo appuntamento per la stagione al coperto dell’atletica a Torun, in Polonia, i nostri azzurri si sono fatti vedere, sentire e temere. Alla Kujawsko-Pomorska Arena che, dal 20 al 22 marzo scorso ha visto i migliori atleti del pianeta sfidarsi per conquistare il podio iridato indoor, i nostri campioni hanno fatto meglio di sempre: 5 medaglie di cui tre ori e la terza piazza nel medagliere generale.

Un record dopo l’altro

La nazionale italiana indoor non aveva era mai stata così in alto su tutti i fronti. Nelle venti edizioni precedenti, infatti, il Belpaese non aveva mai fatto di meglio e il record assoluto rimaneva quello di tre medaglie (gli ori di Andy Diaz e di Mattia Furlani e l’argento di Zaynab Dosso) a Nanchino 2025 e la quinta piazza nel medagliere generale nella stessa edizione. Ma c’è di più: mai in un Campionato del mondo in 41 edizioni (20 all’aperto e 21 al coperto) la squadra italiana aveva conquistato più di due ori. Tutti record polverizzati viste le 5 medaglie di questa edizione (di cui 3 ori) e una terza posizione nella classifica generale dietro solo a Stati Uniti e Gran Bretagna. Ottimo piazzamento, poi, anche nella classifica a punti – quella che tiene conto dei piazzamenti dal 1° all’8° posto – in cui gli azzurri sono quarti con 47 punti alle spalle di Stati Uniti (156), Giamaica (52) e Polonia (48). Tanto per dimostrare, ancora una volta, quanto il movimento dell’atletica sia un movimento in forte crescita ormai dal 2020 e che è solo questione di tempo prima che questi quarti, quinti o ottavi posti diventino medaglie.

Le medaglie

L’italiano Andy Doaz Hernandez, medaglia d’oro, posa per una foto dopo la finale di salto triplo maschile ai Campionati mondiali indoor di atletica leggera presso la Kujawsko-Pomorska Arena di Toruń, in Polonia, il 20 marzo 2026. Ansa EPA/Adam Warzawa POLAND OUT

Partiamo dalla prima medaglia, quella del simpatico Andy Diaz dal sangue cubano ma dal cuore italiano. L’azzurro – che ha ottenuto la cittadinanza italiana per meriti sportivi nel 2023 dopo la fuga dalla nazionale cubana durante la partenza per le Olimpiadi di Tokyo – nella prima giornata della kermesse, ha subito portato all’Italia la medaglia più pregiata nel salto triplo volando a 17,47 metri al primo salto. Per l’azzurro delle Fiamme Gialle allenato da Fabrizio Donato, il primo tentativo è valso non solo l’oro ma anche la miglior prestazione mondiale stagionale e ora, dopo due ori mondiali in maglia azzurra, il nostro Andy sogna in grande e dichiara: «Vorrei provare a fare il record del mondo. Sarebbe bellissimo farlo in Italia, magari al Golden Gala (Roma, 4 giugno, ndr). Siamo un’Italia vincente e l’azzurro mi porta fortuna».

L’italiana Nadia Battocletti, vincitrice della gara, posa per una foto dopo la finale dei 3000 metri femminili ai Campionati mondiali indoor di atletica leggera presso la Kujawsko-Pomorska Arena di Toruń, in Polonia, il 21 marzo 2026. Ansa EPA/Adam Warzawa POLAND OUT

E da un campione passiamo ad un altro, anzi, ad un’altra con una magica Nadia Battocletti che centra il suo primo titolo mondiale in carriera nei 3000 metri. Tornata dopo due anni alle gare al coperto, Nadia, con una prestazione come sempre perfetta sia sotto l’aspetto tecnico che tattico, vince una gara caotica caratterizzata dalla caduta della campionessa in carica, l’etiope Freweyni Hailu. La nostra magica Nadia, però, non si è lasciata condizionare e ha continuato la sua corsa verso il crono più lento degli ultimi 22 anni, è vero, ma anche verso la prima vittoria di un’europea dal 2001, interrompendo la striscia di vittorie durata 25 anni di Etiopia, Kenya e Stati Uniti. «È stata una gara folle, qui bisognava danzare nel caos e ci sono riuscita». Queste le parole della campionessa del mondo, ancora in lacrime, al termine della gara.

E anche la medaglia d’oro numero 3 arriva da una donna, dalla fantastica Zaynab Dosso che completa una serata storica per l’atletica italiana e porta gli azzurri, con tre ori, al primo posto provvisorio del medagliere generale. Zaynab, oro nei 60 metri,  è anche la prima sprinter azzurra della storia ad aver vinto un mondiale. «Dopo il bronzo e l’argento, era il mio momento – queste le parole della 26enne emiliana di origini ivoriane –. Quest’anno ho fatto un salto in più a livello mentale e qui sapevo di essere pronta per questo palcoscenico. Mi sentivo esplosiva, in controllo, mi ha aiutato il tanto lavoro di quest’inverno e ho tenuto testa alla campionessa olimpica».

L’italiano Mattia Furlani, medaglia d’argento, il portoghese Gerson Balde, medaglia d’oro, e il bulgaro Bozydar Sarabojukov, medaglia di bronzo, posano per una foto dopo la finale di salto in lungo maschile ai Campionati mondiali indoor di atletica leggera presso la Kujawsko-Pomorska Arena di Toruń, in Polonia, il 22 marzo 2026. Ansa EPA/Adam Warzawa POLAND OUT

E possiamo alle ultime due medaglie con gli agenti che arrivano, nell’ultima giornata di gare, dal salto in lungo e da due che non sono di certo degli sconosciuti: Larissa Iapichino e Mattia Furlani. Apre le danze Larissa che, dopo un inizio di gara un po’ sottotono, agguanta il secondo posto (a soli 5 cm dall’oro della portoghese De Sousa) con la misura di 6,87 metri saltata al sesto ed ultimo tentativo. L’azzurra, figlia d’arte, commenta così la sua medaglia: «Ho pensato di avere una sorta di maledizione con i Mondiali perché succedeva sempre qualcosa ma oggi nonostante le mie solite “larissate” sono riuscita finalmente a raggiungere quest’obiettivo: per l’oro è mancato poco».

E per l’oro è mancato poco anche per il grande Mattia Furlani che chiude con uno splendido argento saltando 8,39 metri – primato personale – a 7 cm dall’oro del portoghese Gerson Baldé. Con un pizzico di rammarico per l’oro mancato, il 21enne dichiara: «L’obiettivo era confermarsi e difendere il titolo, inutile nasconderlo, ma ogni gara è a sé e in quel salto, se avessi preso più centimetri alla pedana, ero sugli 8,50 metri. Sono pronto ormai per certe misure che diventano l’obiettivo per la stagione all’aperto».

E con l’obiettivo di Mattia e quello degli altri azzurri che cercheranno sicuramente il modo di stupirci ancora e ancora, aspettiamo con ansia la stagione all’aperto per provare ad andare sempre più in alto.

Riproduzione riservata ©

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