«Il ricorso alla forza va considerato solo come ultima e gravissima istanza, dopo che tutti gli strumenti del dialogo politico e diplomatico sono stati utilizzati… Se agli Stati fosse riconosciuto il diritto alla “guerra preventiva”, secondo criteri propri e senza un quadro legale sovranazionale, il mondo intero rischierebbe di trovarsi in fiamme». Parla il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che in un’intervista a Vatican News di Andrea Tornielli ha affermato: «È davvero preoccupante questo venir meno del diritto internazionale: alla giustizia è subentrata la forza, alla forza del diritto si è sostituito il diritto della forza, con la convinzione che la pace possa nascere solo dopo che il nemico è stato annientato».
Parolin si chiede «se davvero si pensi che la soluzione possa arrivare tramite il lancio di missili e bombe. Si va pericolosamente affermando un multipolarismo caratterizzato dal primato della potenza e dall’autoreferenzialità. Purtroppo, vengono rimessi in discussione principi quali l’autodeterminazione dei popoli, la sovranità territoriale, le regole che disciplinano la stessa guerra (lo ius in bello). Viene messo in discussione e gradualmente accantonato tutto l’apparato costruito dal diritto internazionale in ambiti quali il disarmo, la cooperazione allo sviluppo, il rispetto dei diritti fondamentali, la proprietà intellettuale e gli scambi e i transiti commerciali».

Palazzi distrutti a Teheran dai bombardamenti di Israele e Statiti Uniti. Foto Ansa, EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
Della guerra preventiva ha parlato in un’intervista di Deborah Castellano Lubov, anche il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, per il quale è «molto discutibile lanciare attacchi militari», se non esiste una minaccia immediata da neutralizzare. E in Iran, ha aggiunto, «per quanto ne so, non c’era alcuna minaccia immediata. Ci era stato detto che le capacità nucleari del governo iraniano erano state neutralizzate da un bombardamento avvenuto mesi fa. La sovranità di una nazione è molto importante. Abbiamo lo stesso problema riguardo alla guerra in Ucraina. Quando, di fatto, il principio della sovranità di una nazione viene violato, allora possiamo trovare qualsiasi scusa per andare avanti e dichiarare guerra».
Disarmo e pace, le intenzioni di preghiera del papa di marzo
Sulla situazione in Medio Oriente e in Iran era intervenuto domenica scorsa papa Leone XIV, che aveva affermato all’Angelus che «la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile. Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile!».

Papa Leone XIV in preghiera
Leone XIV ha invitato a continuare a pregare, e proprio “disarmo e pace” sono le sue intenzioni per il mese di marzo della campagna “Pray with the Pope”, Prega con il papa, iniziativa della Rete mondiale di preghiera del papa (leggi il testo integrale della preghiera in fondo all’articolo). «Eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia. Disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione. Aiutaci a comprendere che la vera sicurezza non nasce dal controllo alimentato dalla paura, ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli… Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità».
6 marzo ore 15.30 preghiera mondiale per la pace
Un momento di preghiera mondiale per la pace è stato organizzato per venerdì 6 marzo, alle ore 15:30 (ora italiana), dall’Unione internazionale superiori generali (Uisg), che rappresenta oltre 1.900 congregazioni di donne religiose consacrate e quasi 600 mila suore dei sei continenti. Di fronte all’escalation di violenza e guerra che colpisce numerose regioni del mondo, l’Uisg invita alla preghiera, al digiuno e all’azione per una pace disarmata e disarmante. La preghiera sarà trasmessa in diretta streaming sul canale @UISGRome di YouTube e sarà aperta a tutti: fedeli, rappresentanti della società civile, credenti di ogni fede e persone di buona volontà.
«Come donne religiose consacrate, presenti nei contesti più fragili della società e vicine a chi soffre, non possiamo rimanere in silenzio di fronte a una spirale di distruzione che mina la dignità umana e mette a rischio il futuro delle nuove generazioni», ha affermato suor Roxanne Schares (School Sisters of Notre Dame, SSND), segretaria esecutiva della UISG.
Le suore che vivono a fianco dei rifugiati, dei feriti e delle famiglie devastate testimoniano ogni giorno che la pace è un bisogno umano fondamentale negato a milioni di persone. L’Uisg lancia quindi un appello globale alla preghiera, al digiuno e all’azione per la pace. «Affidiamo al nostro Dio amorevole e misericordioso le vittime di tutti i conflitti e delle guerre, imploriamo il dono del coraggio per diventare artefici di pace e riaffermiamo il nostro impegno a camminare insieme oltre i confini con tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli affinché il mondo possa diventare veramente una casa per tutti.»
L’iniziativa potrà essere seguita anche sui social, con l’hashtag #UISGforPeace.
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Testo dell’intenzione di preghiera del Santo Padre per il mese di marzo per il disarmo e la pace
«Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Signore della Vita,
che hai plasmato ogni essere umano a tua immagine e somiglianza,
crediamo che tu ci abbia creati per la comunione, non per la guerra,
per la fraternità, non per la distruzione.
Tu che hai salutato i tuoi discepoli dicendo: “La pace sia con voi”,
donaci la tua pace
e la forza per renderla reale nella storia.
Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo,
chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi
e scelgano la via del dialogo e della diplomazia.
Disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza,
perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione.
Aiutaci a comprendere che la vera sicurezza
non nasce dal controllo alimentato dalla paura,
ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli.
Signore, illumina i leader delle nazioni,
affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte,
fermare la corsa agli armamenti
e mettere al centro la vita dei più vulnerabili.
Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità.
Spirito Santo,
rendici costruttori fedeli e creativi di pace quotidiana:
nei nostri cuori, nelle nostre famiglie,
nelle nostre comunità e nelle nostre città.
Che ogni parola gentile, ogni gesto di riconciliazione
e ogni scelta di dialogo siano semi di un mondo nuovo.
Amen».
