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Storie > Accoglienza

Indovina chi viene a cena… al Focolare Meeting Point

a cura di Gaia Bonafiglia

- Fonte: Città Nuova

Due serate speciali a Roma hanno trasformato un pasto in un’occasione di calore, amicizia e scambio culturale tra Italia e Ungheria. Il racconto di Massimo Cardilli, volontario del Movimento dei Focolari della Comunità di Roma

Foto Pexels

Nelle sere del 17 e 18 novembre la Comunità di Roma del Movimento dei Focolari ha accolto al Focolare Meeting Point, un centro vicino a Piazza Venezia aperto all’accoglienza, al dialogo e alla solidarietà, un gruppo proveniente dall’Ungheria giunto a Roma in occasione del Giubileo dei Poveri: 11 persone senza fissa dimora accompagnate da 7 operatori.

L’organizzazione delle due cene ha coinvolto l’intera comunità, che ha risposto con grande generosità attraverso la preparazione dei piatti, la presenza nel servizio, la preghiera e un contributo economico complessivo di 250 euro. Particolarmente significativa è stata la presenza di Silvia Scatragli, focolarina a Budapest da 19 anni, che ha accompagnato il gruppo ed è stata un prezioso ponte linguistico e umano.

Il menù, inizialmente pensato nei dettagli e poi più volte rivisto, ha cercato di unire la tradizione romana all’attenzione per i gusti e le esigenze degli ospiti, includendo anche alternative per chi aveva necessità particolari. Fin dall’inizio, tuttavia, è stato chiaro che l’aspetto centrale non sarebbe stato il cibo, ma il desiderio di “essere casa”: accogliere con rispetto, calore e amore, facendo sentire ciascuno atteso.

Prima dell’arrivo degli ospiti, non è mancato un momento di preghiera per chiedere un amore capace di superare lingue, culture e storie personali. L’atmosfera che si è creata ha confermato questa intenzione: semplicità, spontaneità e assenza di imbarazzi, come tra persone che si conoscono da sempre.

Le due serate sono state ricche di momenti di condivisione. Gli amici ungheresi hanno gradito il cibo e hanno espresso la loro gratitudine in molti modi: raccontando frammenti di vita, offrendo canti tradizionali e piccoli doni. Uno di loro ha condiviso con grande commozione di essersi confessato dopo trent’anni; un altro ha intonato una canzone tipica del proprio Paese, a cui la comunità ha risposto cantando ’O sole mio.

Nonostante le difficoltà linguistiche – pochi parlavano inglese e nessuno conosceva l’ungherese – la comunicazione è avvenuta soprattutto attraverso gesti, attenzioni e servizi concreti. Sedersi insieme a tavola, uno o due per ogni gruppo, ha favorito un clima di autentica fraternità. Come ha scritto Cristiane, partecipante alla serata: «È stato vedere l’amore concreto in azione, fatto di sorrisi, attenzioni e ascolto. Alla fine non c’era più chi dava e chi riceveva».

Anche Silvia Scatragli, che ha accompagnato il gruppo dall’Ungheria, ha testimoniato: «Siamo rientrati con un cuore colmo di gioia per tutto l’amore sperimentato attraverso di voi…tornati felici e grati per un’esperienza indimenticabile, col calore immenso di una famiglia».

Tra gli ospiti sono stati colti rispetto, dignità e aiuto reciproco, nonostante le fatiche fisiche e psicologiche legate alla loro condizione di vita. L’impressione condivisa è stata quella di una presenza luminosa che ha riempito il Focolare di pace e gioia. Lucilla racconta: «Sembrava che gli angeli fossero entrati in Focolare: tutto parlava dell’amore di Dio».

Anche al momento dei saluti è emersa la profondità dei legami creati: il ricordo dei nomi, i ringraziamenti ripetuti, il desiderio di restare in contatto. Le relazioni nate in queste due serate continuano ancora oggi come segno di una comunione reale e vissuta. Due incontri semplici e intensi, in cui il Focolare Meeting Point è diventato davvero casa.

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