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Cultura > Cinema

La Torre nera ed altri racconti

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Il cinema non va in ferie, a quanto pare. E quindi nemmeno le sue storie, fantasy epiche o poliziesche che siano (horror a parte, che amano uscire col caldo).

Un fotogramma da “La Torre Nera” (foto Wikipedia)

La Torre nera è una gigantesca costruzione che sfida i cieli e tiene il male lontano dall’umanità, controllando il tempo e lo spazio. Da secoli è custodita da pistoleri come una specie di Templari moderni. L’ultimo, Roland (Idris Elba) è stanco, stremato dal duello col nemico mortale, il perfido mago Walter Padick (Mattew McConaughey). In mezzo ci si mette un ragazzino, Jake (Tom Taylor), dotato di superpoteri mentali; che la madre, spinta dal compagno che non lo ama, vorrebbe far ricoverare in un ambiguo ospedale psichiatrico, governato dai seguaci del mago. Il ragazzino, agile e intelligente, fugge. Si incontrerà col pistolero e lotterà con lui contro le forze del male impersonate dal mago.

Stephen King è l’autore cult di riferimento per il film diretto dal bravo Nikolaj Arcel e giocato sugli incontri-scontri tra i due grossi attori, uno taciturno e l’altro logorroico, ma in particolare sul ragazzo sensibile e dotato, star di tutto il lavoro: astuto, ingenuo, curioso e deciso, bisognoso di un padre che poi trova nel pistolero. Il ritratto psicologico di Jake è delineato in pieno,nel bel mezzo di scontri epici, di effetti speciali con una tinta molto horror e con una metafora non troppo sottintesa,cioè quella della lotta eterna tra bene e male e della capacità dei giovani di lottare,senza perdere la speranza,a differenza degli adulti, presi dalla stanchezza o dalla vendetta.

È Dio la Torre nera? Chissà, forse cercarne il senso profondo sarebbe troppo per un film che in definitiva è un grande spettacolo – per fortuna non lungo – con situazioni tipiche del genere fantasy, ma che piacciono. Anche perché gli attori sembrano divertirsi loro per primi a fare i buoni o i cattivi e il ragazzino più di tutti.

Per chi desiderasse racconti del genere epico-storico forse può ancora trovare in sala o nelle arene Operation Chromite – una”guerra di eroi” – capitanata da Liam Neeson, storia di un’ unità segreta che durante la guerra coreana degli anni Cinquanta compie una impresa pericolosa per preparare lo sbarco delle forze Onu. Epos ridondante e patriottismo americano-coreano, ma fa parte del genere e non stanca. Viene i l sospetto che il film esca proprio ora che i rapporti Usa-Nord Corea sono abbastanza tesi: non sarà che il lavoro diretto da John H. Lee vuole lanciare un messaggio ai coreani del Nord,ricordando un passato che può ritornare?.

Da non perdere infine USS Indianapolis, con Nicholas Cage, e diretto da Mario van Peebles: storia vera del capitano Charles McVay, accusato ingiustamente della disfatta (e dei morti) dell’incrociatore affondato nel mare delle Filippine dai giapponesi il 30 luglio 1945. Un dramma narrato con tensione chiara, quasi teatrale, che si fonda più che sul naufragio in sé e sulle morti – ovviamente ben visibili – sul personaggio del capitano e la tragica incomprensione nei suoi confronti. Un film di guerra in cui ci sarebbe forse voluto un attore diverso dal pur bravo, ma monocorde, Cage.

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