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Mondo > Dibattiti

Migranti economici?

di Giulio Albanese

- Fonte: Città Nuova

A proposito dell’articolo “A casa loro e migranti economici“. La distinzione di Kunz.

AP Photo/Alessandro Fucarini

Devo confessare che, come missionario, faccio molto fatica a comprendere la distinzione tra “rifugiati” e “migranti economici” tanto cara alle cancellerie europee. Sono infatti molti i politici nostrani che sostengono a spada tratta questa classificazione affermando che i primi vanno accolti, i secondi respinti perché “vengono a rubarci il lavoro”.

Ho scoperto che si tratta di una semplificazione introdotta da un certo Egon Kunz, uno studioso di migrazioni che nel 1973 elaborò la cosiddetta “push/pull theory” (The Refugee in Flight: Kinetic Models and Forms of Displacement, in “International Migration Review”, 7).
Da una parte, dunque, vi sono coloro che partono per necessità (i pushed, destinati a diventare rifugiati); dall’altra chi lo fa invece per scelta (i pulled, attratti da migliori prospettive economiche). Credo che chiunque abbia visitato le periferie del nostro povero mondo si sia reso conto che questa distinzione non regge. È ormai assodato che, a parte i tradizionali scenari di guerra (particolarmente in Medio Oriente e Africa), non c’è mai una sola ragione che porta ad emigrare, ma un complesso di fattori: persecuzioni politiche, religiose, carestie, esclusione sociale, violazioni dei diritti umani, reti sociali che spingono verso il benessere…

 

Ma, ammesso pure che vi fossero, come scrive Kunz, solo due categorie – coloro che partono per necessità (i pushed) e chi lo fa invece per scelta (i pulled) – il paradosso è evidente. Se il migrante scappa dalla guerra o è perseguitato da un regime totalitario può essere accolto (qualificandosi appunto come rifugiato), se invece fugge da inedia e pandemie, in quanto nel suo Paese non esistono le condizioni di sussistenza, non può partire, deve accettare inesorabilmente il suo infausto destino… E dire che molti popoli del Sud del mondo sono penalizzati proprio dalla globalizzazione dei mercati che abbiamo inventato noi, misconoscendo volontariamente quella dei diritti…

 

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