90° minuto è salvo!

La storia trasmissione sportiva che ci ha mostrato le gesta dei grandi campioni di ieri e di oggi non chiuderà: le immagini delle partite, infatti, potranno essere trasmesse dal tardo pomeriggio della domenica, senza dover aspettare le 22.

Sembrava proprio che “90º minuto” stesse per chiudere. Sembrava che dalla prossima stagione le immagini in chiaro delle partite di calcio si sarebbero potute vedere solo dopo le 22, e allora questa storica trasmissione sportiva della Rai – appuntamento fisso per gli italiani da qualcosa come quarantotto anni – non avrebbe più avuto modo di proseguire. Sarebbe stato un peccato, anche se da un bel pezzo “90º minuto” è un’altra cosa rispetto alle sue stagioni d’oro. Non per colpa sua, intendiamoci, visto che la sua struttura è – più o meno – quella da sempre: qualche chiacchiera attorno al nocciolo dei goal, qualche commento tecnico spalmato sul dominio assoluto delle immagini.

Solo che una volta, fino alla rivoluzione delle televisioni digitali e di quelle a pagamento, fino all’era del tutto più velocemente possibile e sempre a disposizione, fino al calcio nei telefonini, nei ristoranti, nei bar e nei pub, “90º minuto” era la prima isola dopo tanto mare, la concretizzazione di ciò che fino a quel momento si era solo ascoltato, solo dolcemente immaginato. 90º minuto confermava che quanto detto dalla radio fosse vero: dava forma e colori alle voci dei grandiosi Ameri e Ciotti, fuoriclasse della parola che palleggiavano per un goal o un calcio di rigore.

A 90º minuto, intorno alle diciotto e trenta, apparivano magicamente le gesta sportive dell’ormai lontano primo pomeriggio. Lì si materializzavano le azioni di qualche  ora prima, quando le partite, da novembre ad aprile – cioè per quasi tutto il campionato – iniziavano alle due e mezza e finivano intorno alle quattro e un quarto. Tutte, dalla prima all’ultima, un unico fischio iniziale e finale. Non c’erano posticipi e gli anticipi erano solo quelli dei difensori. Lo spezzatino lo mangiavi a pranzo, e anche per questo, dal 27 settembre del 1970, “90º minuto” era tanto atteso, desiderato e dissetante; era un momento prezioso che ritmava e costruiva la domenica pomeriggio degli italiani.

Saltarlo significava rischiare di non recuperare più le immagini di quella giornata, perché solo un altro paio erano le occasioni nel palinsesto. Poi basta. All’inizio c’era una doppia conduzione: Maurizio Barendson commentava le partite e Paolo Valenti leggeva i risultati. Fu proprio quest’ultimo, sei anni dopo, a prendere il timone di questa piccola immensa pagina di televisione italiana, portandola al suo apice grazie ad un mix di dinamismo e colloquialità.

“90º minuto” è nato educato, rilassato e familiare. Già la sigla di partenza, il motivetto jazz “Pancho” di Jack Trombey – con la curva nord del vecchio stadio Olimpico che si riempiva in modo accelerato – era pimpante e gioiosa: un modo per dire che si voleva stare insieme allegramente, senza polemiche né toni esasperati, e infatti le prime parole che Paolo Valenti – il grandissimo – pronunciava dopo l’ultima nota della sigla erano: «Amici sportivi, buonasera».

Amici, prima di tutto, resi tali da una passione in comune, non divisi da questa. Scattava, allora, la possibilità di godersi in leggerezza e con misura i campanilismi rustici e coloriti offerti – a partire dalla metà degli anni settanta – dalle tante facce di una stessa bellissima Italia: ecco i diversamente fuoriclasse di “90º minuto”, i corpi e le facce dei giornalisti delle sedi regionali Rai, che raccontavano in trenta secondi la partita e poi lasciavano partire le immagini salienti.

Accanto ai campioni del pallone, accanto ai Bettega, Beccalossi, poi Falcao e Maradona – mentre anche venti milioni di italiani fremevano dall’altra parte dello schermo – c’erano la genuinità vestita nelle giacche o nelle cravatte discutibili dei vari Cesare Castellotti da Torino, Ferruccio Gard da Verona, Giorgio Bubba da Genova, Gianni Vasino da Milano, Franco Strippoli da Bari, Marcello Giannini da Firenze e Luigi Necco da Napoli. Ognuno col suo stadio alle spalle e col suo accento netto, come il più mitico di tutti, quel Tonino Carino da Ascoli così concentrato ed emozionato da fare tenerezza e simpatia. Si occupò – e bene – anche di cronaca, ma la grande popolarità gliela diede “90º minuto”. Entrò in un film comico sul calcio di metà anni ottanta: “Mezzo destro, mezzo sinistro” di Sergio Martino, fu nella trasmissione “Quelli che il calcio” di Fabio Fazio, e subì le parodie del trio Solenghi-Lopez-Marchesini e di Ezio Greggio, che a “Drive-in” ripeteva: «È lui o non è lui; è lui o non è lui; ceeeerto che è lui: Tonino Carino da Ascoli!».

Era già un’altra televisione, quella, più aggressiva, meno ingenua, meno poetica, meno pudica. Paolo Valenti non fece trapelare mai, in tanti anni di televisione, per quale squadra facesse il tifo. Lo svelò Nardo Martellini il 18 novembre del 1990, nella prima puntata dopo la morte dello storico conduttore: Valenti tifava Fiorentina, ma ci teneva a essere imparziale e la cosa non era mai venuta fuori.

Che “90º minuto” fosse mandato in pensione o no, quel vecchio programma perfetto e al tempo stesso naif, manca già da tantissimo tempo, e nulla, nemmeno la possibilità di vedere le immagini di calcio in chiaro prima delle 22, potrà farlo mai tornare in vita. C’è però un’altra questione, e cioè che in questa epoca in cui il calcio è una grande fonte di guadagno, in questo tempo in cui si specula selvaggiamente sulla passione dei cittadini per questo sport, esistono molte persone che non possono permettersi una televisione a pagamento, e che ancora, nonostante le comodità del presente, possono vedere le immagini del calcio solamente come una volta, in chiaro.

La speranza è che quando, dopo giorni molto tesi, si è deciso di salvare “90º minuto” – dando la possibilità di trasmettere in chiaro le immagini già dal pomeriggio della domenica – si sia tenuto conto delle esigenze di chi sta indietro, dei portafogli di molti che non se la passano benissimo. La speranza è che la scelta sia stata fatta tenendo conto delle persone deboli economicamente, e non dei grandi interessi di pochi che dietro le fragilità del piccolo scrutano altri guadagni. In ogni caso, nonostante tutto, congratulazioni, “90º minuto”. Bello averti ancora con noi! In bocca al lupo.

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