William e Hussein, due principi carismatici

Il primogenito di Diana e Carlo d’Inghilterra e quello della regina Rania e di re Abdallah II di Giordania godono di grande popolarità e di riconosciute capacità. Ed erano pure compagni di accademia…

A fine giugno il principe William d’Inghilterra, il primogenito di Carlo e Lady Diana, ha fatto una visita ufficiale in Giordania (poi proseguita in Israele). Il principe inglese era da solo: sua moglie Kate, la duchessa di Cambridge, è rimasta a casa per via della recente maternità.

Il viaggio del principe William (secondo in linea di successione al trono, dopo suo padre) aveva anche lo scopo privato di ritrovarsi con il primogenito del re Abdallah II e della regina Rania, il giovane Hussein di Giordania, che aveva conosciuto all’accademia militare di Sandhurst, dove il 24enne erede al trono hashemita, si è diplomato lo scorso anno. Naturalmente le giornate trascorse in Giordania dai due principi sono documentatissime su Internet con commenti, gossip e foto, comprese quelle della visita al sito archeologico di Jerash (l’antica Gerasa) e quelle sul divano di casa mentre assistono ad una partita dell’Inghilterra, ai mondiali di Mosca.

I due principi godono di una notevole simpatia popolare. E se la cosa è ampiamente nota per il principe William (come per l’intera famiglia reale britannica), va detto che anche il suo giovane amico e collega Hussein di Giordania promette bene, almeno considerando il milione e mezzo di follower che ha su Instagram, dove si diverte a pubblicare le foto dei suoi hobby (lettura, sport, moto, chitarra) insieme a quelle che lo ritraggono in situazioni istituzionali tipiche di un erede al trono.

Certo, la credenziale di partenza della sua popolarità è senza dubbio sua madre, la regina Rania (che di follower ne ha più di 4 milioni), senza dimenticare suo padre e più in generale la famiglia reale giordana (re Abdallah II e la regina Rania hanno 4 figli, due ragazzi e due ragazze).

re-abdallah-ii-di-giordania-e-la-regina-rania-foto-apA margine di questa vicenda, è interessante notare come da diversi anni il consenso mediatico e popolare verso le famiglie reali sia in forte ascesa. Tanto più quando si tratta di re e regine che escono fuori dagli stereotipi o dalla banalità. Questo, nel caso della famiglia reale giordana, è particolarmente forte: pur senza entrare troppo nel merito delle loro decisioni, basta pensare alle capacità politiche e diplomatiche e alle intelligenti scelte di pace di re Abdallah II; al grande fascino personale e all’impegno sociale della regina Rania; ed ora alla simpatia coinvolgente, coniugata con serietà e studio, del giovane Hussein, che hanno catturato l’attenzione di moltissime persone in mezzo mondo attraverso i social network.

La storia e l’esperienza della casa regnante giordana rivelano inoltre un ancoraggio solido a valori di fondo importanti come la famiglia e l’identità islamica unito ad apertura al dialogo civile, sociale e religioso. Per fare qualche esempio della situazione giordana si possono citare: l’integrazione dei palestinesi (la stessa regina Rania è di famiglia palestinese), l’accoglienza di oltre 600 mila rifugiati siriani nonostante i problemi economici in cui si dibatte il Paese, la diplomazia di pace con il vicino stato di Israele, ma anche l’impegno sociale per la donna, un alto livello culturale disponibile a molti, un’effettiva libertà religiosa, ecc.

Il giovane erede al trono hashemita, Hussein bin Abdallah, laureato in storia internazionale a Georgetown, tra l’altro gestisce non solo formalmente la Crown Prince Foundation, ed è responsabile dell’Università Tecnica al-Hussein e di svariate iniziative scientifiche e umanitarie, come Haqiq, un programma per incoraggiare i giovani al volontariato, o come Hearing Without Borders per fornire impianti cocleari a cittadini giordani sordi. La fondazione promuove anche uno stage alla Nasa di giovani laureati nel campo delle tecnologie aerospaziali: i tirocinanti giordani presso l’ente spaziale americano stanno costruendo un transponder miniaturizzato (Y1-Sat) che una volta in orbita, servirà a trasmettere segnali radio e immagini.

 

 

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