Viva San Lorenzo!

A Roma, un festival della cultura diffusa in risposta al degrado e al clima di deserto che si è creato dopo l’omicidio di Desirée, perché «Non ci possiamo permettere il lusso del pessimismo»

Ci sono quartieri nelle grandi città, dal Nord al Sud d’Italia, che nell’immaginario collettivo sono legati indissolubilmente a una sola faccia, quella della criminalità, del degrado, dell’insicurezza: dal Librino di Catania ai Quartieri Spagnoli a Napoli, dal Corviale nella periferia di Roma a Quarto Oggiaro in provincia di Milano, per citarne solo alcuni. Ma spesso sono gli stessi nei quali le associazioni sul territorio, i comitati di quartiere, gli spazi sociali, gli esercizi commerciali, le parrocchie sono particolarmente attivi nel proporre dal basso processi di rivitalizzazione urbana, disegnando percorsi nuovi in grado di raddrizzare o invertire un inesorabile processo di declino.

Lo strumento di frequente utilizzato sono laboratori d’arte, teatro, musica, danza nel segno della condivisione, dell’integrazione e del riscatto sociale. Su queste buone pratiche che utilizzano l’“arma” della cultura per costruire un’alternativa e contrastare il disagio sociale esiste una letteratura sempre più consistente, con un repertorio pressoché inesauribile di modelli positivi. Basti pensare alle tante storie di innovazione e valorizzazione del patrimonio artistico realizzate a Napoli, in quartieri difficili come il Rione Sanità, dove i ragazzi del posto riuniti in cooperativa hanno recuperato e gestiscono i beni artistici del territorio (quasi 130 mila visitatori nel 2018 nelle Catacombe di San Gennaro). Un cammino di “autosviluppo”, operato da chi ha scelto non di cambiare città, ma di cambiare la città.

Passa da questa formula anche il riscatto di San Lorenzo, vivace quartiere a ridosso del centro della capitale, tra Porta Tiburtina e il cimitero del Verano, culturalmente attivo nonostante la brutta nomea di zona di criminalità, spaccio, furti, movida selvaggia e speculazione immobiliare, e marchiato negli ultimi mesi dal tragico omicidio della giovane Desirée Mariottini, avvenuto nella notte tra il 19 e il 20 ottobre scorso. Da allora viene dipinto dai mass media a tinte fosche, come terra di nessuno, e vi sono state messe in atto sull’onda dell’emergenza misure repressive, un’ordinanza anti-alcol, multe salate per contrastare gli episodi di spaccio e movida molesta. Il quartiere si è svuotato, le persone hanno paura a passare per le strade la sera, tanti esercizi commerciali hanno chiuso. Ma le strade deserte, si sa, non è detto che siano più sicure, forse solo più tristi.

“Viva San Lorenzo!” è il gioioso titolo della rassegna che si sta svolgendo in questi giorni tra le strade e le piazze del quartiere: un Festival della cultura diffusa (dal 4 al 18 aprile, il programma è consultabile su www.liberarepubblicadisanlorenzo.it) promosso da un gruppo di tenaci abitanti, intellettuali e oltre 30 realtà attive e virtuose, insieme a molti commercianti del territorio, che immaginano un quartiere diverso, più vivibile sia per gli abitanti che per i passanti, e propongono una soluzione alternativa alla sola repressione imposta dall’alto, mettendo insieme le idee, le competenze, le risorse culturali. «Non possiamo permetterci il lusso del pessimismo, del cinismo, della tristezza», si legge nel comunicato del festival. «Siamo qui per raccontarvi quello che già sapete: che quando siamo uniti possiamo tutto. Che gioia e potenza si coniugano al plurale e che non abbiamo paura».

Due settimane di eventi, con inaugurazione lo scorso 4 aprile al Nuovo Cinema Palazzo (storico cinema sulla piazza dei Sanniti, che nel 2011, di fronte alla minaccia di essere trasformato in un luogo riservato al gioco d’azzardo, venne occupato dagli abitanti come spazio di autogestione e iniziative culturali) con una performance di Marcello Fonte, miglior attore alla 71a edizione del festival di Cannes, e che si sta articolando con un ricco programma di eventi che proseguiranno tra mostre, iniziative per bambini, concerti, sport, presentazioni di libri, corsi di ballo e fotografia, sia in luoghi tradizionalmente deputati alla cultura – come il cinema, le librerie, gli atelier di artisti, le botteghe di artigiani, i negozi di dischi e i locali di musica dal vivo – che dentro bar, chioschi, negozi o per strada e nei parchi. «Stare insieme – dicono – è il più efficace antidoto alla paura, all’abbandono, alla solitudine. I quartieri sono sicuri quando ci si conosce, quando sono luoghi di economia virtuosa e di cultura».

 

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