Quando prendiamo una decisione, oppure quando cogliamo o evitiamo una possibilità, è la nostra propensione al rischio ad attivarsi. Ogni scelta ed ogni opportunità che decidiamo di prendere vanno ad influenzare e plasmare il nostro futuro, ma richiedono il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort. Tuttavia troppo spesso, la nostra ansia ci frena, e quindi, esitando e procrastinando, poi scegliamo la sicurezza, pur sapendo che la crescita richiede di assumersi dei rischi.
Le persone con ansia intensa preferiscono routine prevedibili e familiari, questo perché inevitabilmente riducono l’ansia. Ma così facendo, ed evitando il disagio, l’ansia può aumentare nel tempo, e questo perché il cervello si condiziona ad associare il disagio al pericolo piuttosto che alla crescita. In poco tempo, quindi, si instaura la convinzione che evitare i rischi dia un senso di sicurezza, ma nel lungo termine tutto questo ci limita e diventa una gabbia.
Spesso succede che le persone con ansia sociale sentano insopportabile gestire questa situazione tanto da arrivare ad evitare le situazioni sociali a scapito della loro vita professionale e personale. Così, più cercano di sfuggire all’ansia e ai suoi fattori scatenanti, più il loro mondo si restringe e sul lungo periodo stanno peggio. Questo perché i comportamenti di sicurezza sono stampelle che offrono un sollievo a breve termine, ma interferiscono con l’apprendimento.
In questa ottica, la mente ansiosa ha un potente antidoto, che è il coraggio. Il coraggio è un aspetto importante, perché permette di superare i propri limiti e di vivere una vita piena e appagante. Infatti, essere una persona coraggiosa massimizza le possibilità di crescita e sviluppo nel corso della vita. Ma il coraggio non significa non avere paura, bensì significa agire nonostante essa.
Quindi, ad esempio, una persona timida con scarse abilità sociali riesce a tenere un discorso in pubblico ha dimostrato molto coraggio per superare il rischio immediato della vergogna, come anche affrontare la paura del rifiuto nel chiedere a qualcuno di uscire. Questo vale anche ad esempio con chi soffre di disturbo di panico, perché dimostrano coraggio quando si espongono a una situazione temuta.
La buona notizia è che il coraggio non è un tratto fisso, è un’abilità che si può sviluppare. Possiamo immaginarlo come un muscolo. Alcune persone partono avvantaggiate, ma tutti possono allenarlo. Il modo per farlo è semplice, anche se non facile: esporsi gradualmente a ciò che ci mette a disagio. Piccoli atti di coraggio, ripetuti nel tempo, ampliano la nostra zona di comfort. Ogni passo oltre il limite ci insegna che possiamo tollerare più di quanto pensassimo. E così, lentamente, cambia anche la percezione di ciò che è possibile.
In questo processo, anche le relazioni contano. Avere accanto persone che incoraggiano e sostengono può fare la differenza. Affrontare le difficoltà da soli è più pesante, farlo con qualcuno accanto le rende più gestibili. Inoltre, bisogna rendersi conto che, sebbene si pensi di desiderare sensazioni di calma e sicurezza, ciò che si desidera veramente è la competenza. Se ci si sentisse completamente calmi e sicuri di sé, ma si fallisse totalmente nella propria prestazione, non si sarebbe soddisfatti.
Quindi teniamo a mente che non è necessario sentirsi calmi e sicuri di sé per mettere in pratica le abilità che abbiamo affinato tanto. Anche in presenza di incertezza e dubbi bisogna agire nonostante tutto ciò, perché non serve sentirsi pronti, bensì serve agire il più possibile per diventarlo. Anzi, è proprio così che si costruisce il coraggio: agendo, non aspettando.
