Viaggio in Siria

Il diario di uno psicoterapeuta e nostro collaboratore che si è recato in Siria per dei corsi di formazione sullo sviluppo dei bambini e dei ragazzi in situazioni di pericolo e di paura per ricostruire una fiducia in loro stessi e verso gli altri.

Questo articolo non è una riflessione sulla situazione della Siria o sulla politica internazionale relativa al Medio oriente. Non è neanche una descrizione delle atrocità della guerra che ancora incombe in questa terra cosi provata e martoriata. Non ho le conoscenze e le competenze sufficienti per potermi esprimere. Però, sono andato per sei giorni in Siria, dal 20 al 26 Aprile, invitato da alcuni operatori sociali, come docente di alcuni corsi formativi rivolti ad insegnanti, educatori e genitori che lavorano con bambini e ragazzi siriani. Vorrei esprimere ad alta voce le impressioni, i sussulti, le emozioni e le esperienze vissute con gente sofferente, ma dignitosa e con tanta voglia di vivere, a testimonianza della solidarietà e vicinanza che questo popolo merita da parte di tutti.

L’invito

Nel mese di gennaio vengo invitato da alcuni operatori sociali siriani, impegnati nel gravoso compito educativo e formativo di bambini e ragazzi adolescenti, per un corso di formazione sullo sviluppo dei bambini e dei ragazzi in situazioni di pericolo e di paura. Infatti una delle “emergenze” riguarda la gestione delle ferite psicologiche che la guerra ha inflitto a numerose famiglie e in particolare ai minori, a quelli più piccoli che non hanno gli strumenti per elaborare e comprendere l’assurdità della guerra e della tragedia conseguente. Sono andato in altre parti del mondo per sostenere corsi formativi, ma questa volta la richiesta è particolare perche si tratta di “ immaginare” la paura di bambini e ragazzi travolti dalla assurdità della guerra e di farlo in un Paese ancora coinvolto in un conflitto che dura da più di sette anni. Mi preparo e concordo il programma ricevendo anche il minimo di garanzia sulla relativa tranquillità dei luoghi previsti per i corsi.

Il viaggio

Arrivo a Beirut (è impossibile andare a Damasco perché l’aeroporto non è sicuro e arrivano solo pochi aerei) e con una macchina, accompagnato dalla mia gentilissima ed inseparabile traduttrice alla quale debbo una enorme riconoscenza, ci dirigiamo verso Homs , nel Nord della Siria. Arrivati alla frontiera inizia il calvario dei controlli e dei continui sospetti che i militari inevitabilmente hanno nei confronti di stranieri che si recano nella loro terra. Ogni dieci chilometri ci sono controlli, richieste di spiegazione, insomma si respira un’aria di timore e paura. Le strade sono dissestate e recano evidenti i segni della guerra appena sostenuta. Nonostante le difficoltà mi sento tranquillo perché prima di partire ho chiesto a Dio di sostenermi e di proteggermi. Finalmente arriviamo nel quartiere previsto al centro di Homs. È già buio …ma siamo attesi e già ci fanno festa.

Hohms

Il giorno dopo quaranta insegnanti, educatori, operatori sociali, sono pronti ad ascoltarmi e desiderosi di comprendere come fare per accogliere le paure e le fragilità dei bambini e ragazzi con i quali lavorano. È stato bellissimo parlare con ciascuno, imparare da loro il desiderio di pace che alberga in tutti, comprendere la voglia di ricominciare e di “ prendersi cura” della loro gente e dei loro figli più piccoli. Nonostante la sofferenza che spesso traspare da molte educatrici ed educatori, più forte è in loro il convincimento che la pace si possa costruire anche dal basso, dalla relazione e dalla educazione dei piccoli. Naturalmente, in un Paese cosi martoriato, l’educazione è ancora impostata sulla paura e su sistemi genitoriali rigidi e autoritari. È stato importante scoprire insieme come la miglior risposta agli orrori della guerra e alle rigidità educative, sia quella di ricostruire nei bambini e nei ragazzi una fiducia in loro stessi e negli altri. Cosa non facile, perché in contrasto con tutto quanto sta succedendo. Eppure l’essere umano è fatto per l’amore, per la vita.

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Visita alla città

Vengo accompagnato a visitare la città.  Un’esperienza tragica, soprattutto quando mi avvicino ai quartieri distrutti dalla guerra. Il silenzio spettrale sale dalle macerie, come grido di paura che ancora pervade le strade e la gente. Eppure il centro dei frati francescani dove si svolge il corso, è un’oasi in mezzo a tanta desolazione, segno evidente che è possibile testimoniare dal basso, una solidarietà e un coraggio indispensabile per la gente. Perché, durante il corso, si è sperimentato che le persone, pur nelle situazioni più disperate sono  portate per il bene. Questa verità ontologica di ciascuno ha dato molta fiducia e speranza tanto che le testimonianze e le riflessioni alla fine del corso erano tutte improntate a descrivere la forza e la positività dei bambini che, con la loro vita sono già “ oltre la guerra”.

Damasco

Dopo due giorni intensi lasciamo Homs per recarci a Damasco, per un secondo corso sempre rivolto ad insegnanti ed educatori responsabili di un Centro per il doposcuola per bambini e ragazzi. Damasco è una bellissima città che, nonostante la guerra, ha mantenuto intatto il suo fascino di grande città mediorientale, con le sue numerose chiese e moschee. Nonostante i numerosi controlli da parte della polizia, il centro storico è ancora vivo e luccicante di colori e la gente cerca di vivere non pensando alla guerra, ma la miseria e la povertà sono purtroppo compagne di molti abitanti e dovunque si vedono anche degrado e sporcizia. I volti di molte persone sono stanche e talvolta rassegnati per la lunga guerra che ormai da sette anni continua a logorare lo spirito della gente. Una guerra anche fratricida perché le parti in conflitto sono talvolta siriani contro siriani.

San Paolo

Vengo accolto in un centro di frati francescani presso una chiesa famosa: la chiesa eretta in onore di San Paolo che si trova proprio nel luogo ove l’apostolo delle genti ha avuto l’illuminazione. Visito la grotta dedicata all’evento e, respiro un po’ di luce, in questo terra ormai tanto cara per me. Il giorno seguente ho l’occasione di visitare la scuola dell’infanzia e di incontrarmi con le insegnanti: momento bellissimo e pieno di umanità. Vedere i volti dei bambini che, con dignità e gioia, frequentano la scuola mi incoraggia nel credere che l’amore è possibile e la preoccupazione verso i piccoli potrà dare frutti.

Il corso

A Damasco l’incontro con i professori e gli insegnanti delle scuole e del centro è sicuramente molto importante. In tutti è vivo il desiderio di promuovere una cultura dell’infanzia. Per questo motivo mi soffermo sul concetto di resilienza, inteso come possibilità per i bambini e i ragazzi di trasformare esperienze così desolanti in opportunità per crescere. La sfida è da un punto di vista pedagogico molto importante: andare oltre la paura e trasformarla in apertura e comprensione. I risultati del corso sono racchiusi nei numerosi commenti positivi e nelle facce piene di gioia e di commozione da parte di tutti.

Il ritorno

Il giorno seguente parto. Vorrei rimanere ancora. Mi sembra di essermi fermato per un’eternità ma sono solo pochi giorni. Eppure il cuore vorrebbe stare lì, con questi care sorelle e fratelli siriani. Non ho potuto raccontare tutto, ma il canto e la danza che mi hanno dedicato prima di congedarmi da Homs e da Damasco mi accompagneranno sempre , come luce e ricordo di una umanità che nessuna bomba potrà mai distruggere e che il mondo deve svegliarsi per fare di tutto perché la diplomazia del negoziato e l’intelligenza della pace possa finalmente ritornare. La Siria ormai è una parte di me, anche se conosciuta per poco tempo, ma è un tempo che lascia la nostalgia per un ritorno.

Un ritorno che, se Dio vorrà, spero possa avvenire in futuro.

 

 

 

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