Viaggia, lavora, gioca all’aperto, leggi, condividi

Botta e risposta tra il pedagogista Daniele Novara e i ragazzi a cui scrive una lettera con consigli per vivere “con coraggio” l’adolescenza, fase complicata della vita, fase di profondi cambiamenti e grandi novità
Ragazzine che parlano tra loro

Il primo consiglio contenuto nella lettera del professore è un invito: «Viaggia! Inizia a conoscere i tuoi limiti e le tue risorse nell’avventura del viaggio, nello spostamento per conoscere nuove città, lingue diverse, altre persone. Non perdere queste occasioni. Convinci i tuoi genitori. Digli che non sono capricci e che il viaggio conta come andare a scuola. Forse di più».

Luigi Muraca, 16 anni, residente a Marino in provincia di Roma commenta: «Sono pienamente d’accordo; spesso una persona che vive in un paese tende a ridurre la realtà a quel posto; viaggiando invece si aprono nuovi orizzonti che fanno crescere come persone». Anche Massimo Marino, 16enne residente a Vibo Valentia, concorda con le parole di Novara: «Viaggiando impariamo a conoscere meglio noi stessi ma anche gli altri». Irene Hosmer, 14 anni, residente a Torino, ci tiene a sottolineare che «viaggiando si imparano le lingue straniere molto meglio che andando a scuola». Anna Zanchi, 19enne di Mapello in provincia di Bergamo, fa notare che «viaggiando si impara a diventare più indipendenti».

Il secondo consiglio è: «Vivi le relazioni. Non isolarti. Le relazioni aumentano le tue possibilità. L’indice sociale nel concreto della vita è più importante del quoziente intellettivo. I rapporti che costruisci resteranno. Le amicizie potranno perdersi ma tu avrai imparato ad interagire con gli altri, a dare e a prendere, a comunicare e a gestire i tanti conflitti che si creano. Un vantaggio enorme per affrontare le mille sfide che ti aspettano».

Irene concorda con il consiglio del professor Novara: «Da soli sarebbe tutto più difficile». Aggiunge inoltre che «anche se le relazioni finiscono male, in ogni caso sono formative». Massimo invece è d’accordo solo parzialmente con quanto consigliato; sostiene infatti che «è giusto relazionarsi con gli altri ma, seguendo questo consiglio, qualcuno potrebbe volersi fare il maggior numero di amicizie possibili e ciò potrebbe portare al fatto che questa persona finisca in brutte compagnie (meglio soli che mal accompagnati)». Anna invece afferma: «Il rapporto con gli altri fa crescere anche sé stessi. Non dobbiamo essere egoisti e di conseguenza sarebbe opportuno donare una parte di noi agli altri». Luigi invece spiega che «più una persona interagisce e si relaziona con altre persone e più diventa semplice farlo».

Novara continua la sua lettera con un terzo consiglio, ricordando che la scuola è importante, ma è altrettanto importante fare piccole esperienze lavorative. «Lavorare stanca, ma fa crescere. Appena puoi, appena un’occasione te lo consente, fai un’esperienza di lavoro. D’estate è l’ideale. Non arrivare a 25 anni senza aver mai lavorato. Si impara da ragazzi a farlo. Metti questa esperienza nel tuo curriculum. Non stare ad aspettare che tutte le pedine siano al loro posto. Provaci subito».

«Un lavoretto, anche estivo, aiuta a crescere, fa comprendere il valore dei soldi e ti pone di fronte a ciò che sarà un tuo ipotetico futuro lavorativo» afferma Anna. Luigi invece, più titubante, ribatte: «Mentre è piacevole seguire i primi due consigli, l’idea di dover lavorare sicuramente non è piacevole per un giovane, ma ci prepara a vivere in un futuro contesto lavorativo». Anche Irene fa fatica ad immaginarsi al lavoro: «Forse a 14 anni è un po’ prestino, però anche i lavori domestici possono essere un primo passo e sicuramente possono essere formativi». Massimo, che ogni tanto fa qualche lavoretto, ci tiene a sottolineare che «è molto importante il concetto di sudore che sta dietro ai soldi guadagnati».

Il quarto consiglio di Novara riguarda uno dei rischi in questa fase della vita: isolarsi. «Giocare sul prato è meglio che sul videoschermo. Non farti fregare. Usare la realtà virtuale è comodo: videogiochi, siti web, contatti anonimi. Ma se ti lasci prendere troppo, ti trovi improvvisamente senza radici stabili, perso in un mondo che ti sembra vero ma che è solo apparenza».

Irene, quasi scandalizzata dalla tendenza giovanile all’isolamento nel mondo virtuale, esclama: «Il mondo virtuale è immaginario, puoi tenerlo in mano! Non puoi pensare di viverci dentro. Quando giochi in un prato, sei immerso in qualcosa di vero, con lo smart phone no». Anna aggiunge: «È impagabile un’infanzia passata al campetto da calcio». Massimo ritiene più opportuno trovare “il giusto mezzo” aristotelico: «Appena ho tempo esco con gli amici, ma non trovo nemmeno completamente sbagliato avere una vita virtuale parallela, essa infatti ci permette di coltivare amicizie a distanza che altrimenti sarebbe molto più faticoso portare avanti». Luigi, sebbene intraveda aspetti positivi nel mondo virtuale, presenta comunque una buona dose di scetticismo: «È fichissimo stare in una realtà virtuale però prima o poi devi uscirne. Se ci passi troppo tempo poi fai fatica ad approcciarti di nuovo alla vita reale. Vedo spesso persone che sembrano diventate vegetali e ciò mi rattrista molto».

Il quinto consiglio del professore riprende quasi le parole di Steve Jobs: stay hungry stay foolish (siate affamati, siate folli). Novara sprona infatti i giovani ad essere affamati di sapere: «Impara. La facilità con cui si impara a questa tua età non tornerà più. Sfrutta al meglio questo momento. Le lingue anzitutto. Il nostro caro italiano all’estero serve poco. E poi la musica, lo sport, le competenze tecnologiche, l’affettività e la sessualità. Senza snobbare lo studio scolastico. Tutto questo ti resterà per sempre». Continua poi «Leggi! L’eccesso di immagini spegne l’immaginazione. Un libro non ti toglie nulla, aggiunge piuttosto alla tua fantasia la sensibilità che ci metti tu, i collegamenti che puoi fare con la tua vita, le mille emozioni che ti incendiano, le mille riflessioni che ti possono venire».

«È Importantissima la scuola – afferma Massimo –, perché mi dà le basi per affrontare l’università e specializzarmi, ma bisogna che gli insegnanti stimolino di più allo studio». Prosegue poi sul tema lettura: «A me non piace leggere, ritengo che un film possa rendere di più idee ed immagini. Leggere è comunque importante perché serve per crearsi un bagaglio culturale che nella vita servirà sempre; inoltre leggere aiuta ad esprimersi meglio verbalmente». Irene invece è del parere che imparare ora sia molto più facile che assimilare concetti quando si è più grandi. Inoltre sostiene che «conoscere più lingue dà più sbocchi lavorativi». Riguardo alla lettura, invece, pensa che purtroppo per molte persone sia più facile guardare un film che leggere un libro: «Un libro è una palestra per la fantasia e la mente!» esclama. Anna è sulla stessa linea di Irene: sostiene che sicuramente ora farebbe più fatica ad apprendere ciò che ha appreso durante il suo percorso scolastico. Luigi invece puntualizza: «Il bello di imparare è che lo fai per te stesso e non per qualcun altro. Ed è un vero peccato che molta gente preferisca le serie TV alla lettura».

L’ultimo consiglio del professor Novara è: «Condividi. Un futuro migliore dipende anche dalla tua voglia di esserci quando serve il tuo aiuto, dalla capacità di prenderti cura della città in cui vivi, della natura, degli altri. La solidarietà inizia con te».

«È importante che tutti condividano di più – afferma Luigi –; purtroppo poche volte viene consigliato di condividere, mentre è quello che spesso aiuta di più». Secondo Irene, l’idea che circola soprattutto tra i giovani purtroppo è: «Tanto gli altri non lo fanno». Di conseguenza, secondo lei, per cambiare qualcosa bisogna iniziare nel proprio piccolo con piccoli gesti, piano piano facendo squadra e sommando le forze per raggiungere un obiettivo comune più grande. Massimo ed Anna, per concludere, sono più o meno della stessa opinione; ritengono infatti di dover condividere un mondo migliore con chi verrà in futuro. Anna ricorda infatti a tal proposito: «Se impariamo che il mondo non è solo nostro, viviamo e cresciamo in un’ottica un po’ diversa».

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