Velo sì, velo no

II tema dell’uso o meno del velo da parte delle donne musulmane occupa ancora un posto di rilievo nel dibattito culturale e politico. Tony Blair: Il velo mette a disagio le persone che non fanno parte di una comunità, ma, soggiunge: nessuno vuole dire che non abbiano il diritto di farlo, questo significherebbe andare troppo lontano. Romano Prodi così si rivolge alle donne musulmane: Non puoi coprirti il volto. Se vuoi indossare il velo va bene, ma deve essere possibile vederti. È un fatto di buon senso, credo, o importante per la nostra società. Non si tratta di come ci si veste, ma se ci si nasconde o meno. Dietro a queste opinioni sottostà un problema ben più grosso: quello della composizione di una società multietnica. La domanda è: quali strumenti spirituali e culturali sono a nostra disposizione per compiere una operazione così delicata e impegnativa? Occorre rendersi conto che il problema non è anzitutto di ordine giuridico (leggi più aperte – leggi più rigide) e nemmeno di rivendicazioni radicali di una identità nazionale colorata di nazionalismo d’altri tempi. Non è nemmeno riconducibile ad uno scontro religioso e, molto meno, di civiltà. Il perno attorno al quale bisogna lavorare è la dignità della persona, è la dignità di ogni cultura. In Europa, la centralità della persona è condivisibile sia da una cultura cristiana, sia da una cultura laica. Il cristianesimo annuncia con gioia che ogni uomo è creatura di Dio, è figlio di Dio e, dunque, rivestito di altissima dignità, soggetto di diritti e di doveri. E che ogni cultura, espressione dell’attività umana, va rispettata e non eliminata. Anche la cultura laica afferma la dignità di ogni uomo e donna dotata di ragione e di diritti e doveri inalienabili. Nella composizione di una società multiculturale ogni proposta di integrazione può avere successo solo nel rispetto di questi princìpi. Qui si tratta di coniugare il bene personale con il bene comune, il bene delle singole persone con il bene della comunità. Il dialogo serve per la comprensione di ciò che è necessario e ciò che è accessorio, di ciò che intacca la libertà da ciò che si può chiedere come contributo all’armonia sociale. Ne consegue che lo scambio di opinioni su questi temi non può assomigliare ad una battaglia di pareri discordanti, ma una ricerca comune svolta con estrema considerazione, rispetto e stima reciproca. Meno passione e più riflessione non guasta.

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