Uomini violenti, colpa di un’educazione sbagliata

L’uomo, spiega la psicologa e psicoterapeuta Chiara D'Urbano, degenera in forme di violenza fisica quando non sa sostenere la frustrazione, i no, l’abbandono da parte della sua donna. Pubblichiamo l'intervista tratta dall'approfondimento su donne e violenza della rivista Città Nuova di novembre.
Violenza sulle donne, foto Ansa
Perché l’uomo è così violento, è un problema di ormoni?

No. È un problema di mancata educazione nei riguardi dell’affettività e dell’amore, di narcisismo contemporaneo. L’uomo degenera in forme di violenza fisica quando non sa sostenere la frustrazione, i no, l’abbandono da parte della sua donna, in un rapporto già in crisi. Siccome è immediato e diretto, fa fatica a moderare la sua forza, più facilmente sfoga la rabbia, non la controlla. Mi pare sia più in crisi il maschile del femminile.

copertina_cn11-1-1Invece la donna?

Anche per lei vale il discorso sulla necessità di un’educazione emotiva e relazionale. La donna ha un mondo interiore meno istintuale dell’uomo, per cui agisce in modo diverso: ti mette il muso, si rende fisicamente non disponibile, non ti fa trovare l’ambiente che vorresti, sa giocare con le parole fino ad mortificarti. Atti diversi, ma altrettanto aggressivi. La donna fa fatica sul piano dell’autenticità, della trasparenza; se poi è immatura, utilizza strategie per manipolare le persone. L’uomo e la donna hanno potenzialità e risorse differenti, che devono imparare a usare in positivo.

Donna o uomo al potere. Chi è migliore?

È questione di stile, non di chi è più bravo. La leadership maschile è asciutta, rapida, meno empatica, trascura i dettagli, ma raggiunge l’obiettivo minimo. La leadership femminile è più articolata e attenta alle situazioni, col rischio però di mettere troppo in gioco alleanze, simpatie e antipatie, senza magari risolvere la situazione in breve tempo. È uno stile diverso di management. Anche il senso di giustizia viaggia su piani diversi: la donna ha «l’etica della cura» (Gilligan), quindi commisura la giustizia alla persona che ha davanti, mentre l’uomo dice «è sbagliato» se la norma è violata. Ognuno usa parametri diversi, che in alcuni contesti vanno meglio, in altri peggio.

Questa società è negativa per la donna?

No. C’è piuttosto una diseducazione generale, per uomini e donne, nei riguardi dell’affettività e dell’amore. Da ambo le parti c’è povertà, fragilità, individualismo. Abbiamo bisogno di recuperare alcune dimensioni umane che stiamo perdendo. Facciamo fatica a crescere nelle relazioni, a perdonare. Quindi non ho un problema particolare io come donna, c’è una difficoltà che vale per tutti noi come esseri umani. Dobbiamo darci una mano, uomini e donne, a riumanizzarci. Ma sono ottimista, ce la faremo.

Sull’argomento leggi anche: Femminicidi, attenzione ai campanelli d’allarme

 

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