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Cultura > Innovazione

Una sovranità tecnologica per l’Europa

di Fabio Di Nunno

- Fonte: Città Nuova

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

La Commissione europea ha presentato un Pacchetto sulla Sovranità Tecnologica che vuole ridisegnare l’Europa digitale

ph Pixabay

L’Unione Europea (Ue) si è decisa ad affrontare in modo più o meno complessivo la questione della profonda dipendenza dai colossi tecnologici esteri. Infatti, è noto che le imprese europee acquistino microchip realizzati altrove, che affidiamo i nostri dati sensibili a cloud situati oltreoceano e che addestriamo gli algoritmi di Intelligenza Artificiale (IA) su server che non controlliamo. Dunque, la Commissione europea ha presentato una strategia coordinata e di portata decennale, il Pacchetto sulla Sovranità Tecnologica Digitale, un pacchetto di riforme che non è una semplice dichiarazione d’intenti, ma una vera e propria mappa geopolitica ed economica per assicurare l’autonomia dell’Ue.

Infatti, Henna Virkkunen, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ricorda che «viviamo in un mondo in cui geopolitica e tecnologia sono inseparabili, [dove] chi promuove l’innovazione tecnologica plasmerà il futuro, e dobbiamo garantire che l’Europa svolga un ruolo di primo piano in questo processo». Per questo, il pacchetto «segna una svolta importante nell’approccio europeo alla sovranità tecnologica», affinché «l’Europa assuma il controllo dei propri dati, delle proprie catene di approvvigionamento e del proprio futuro in modo pulito e sostenibile», così da «rafforzare l’autonomia e la resilienza digitale dell’Europa, mantenendo al contempo la nostra economia aperta ai partner di tutto il mondo».

Il Pacchetto sulla Sovranità Tecnologica Digitale si caratterizza per 4 pilastri fondamentali. Innanzitutto, il Chips Act 2.0, un aggiornamento della prima legge europea sui semiconduttori, il Chips Act del 2023. Tuttavia, l’Europa dipende ancora fortemente da Paesi terzi per la produzione avanzata e la progettazione di chip, laddove si prevede che i componenti legati all’IA guideranno la crescita futura e rappresenteranno oltre il 70% del mercato dei semiconduttori entro il 2030.

Se la prima versione del regolamento sui semiconduttori mirava a riportare le fabbriche sul suolo europeo, il Chips Act 2.0 compie un balzo in avanti focalizzandosi sulle tecnologie di frontiera: l’IA avanzata e l’Edge AI. Il nuovo schema punta a sostenere i semiconduttori per l’IA, agevolando la nascita di impianti di produzione dedicati a chip di ultima generazione per l’addestramento dei modelli di IA, integrando la produzione con la creazione di veri e propri supercomputer industriali, le cosiddette AI factory. Poi, si punta alla resilienza della catena di approvvigionamento, consolidandole e proteggendole dalle tensioni geopolitiche, favorendo la cooperazione tra partner affidabili. Infine, si mira ad avere un marchio di eccellenza regionale, incentivando la domanda interna di tecnologie Made in EU nei settori altamente strategici come la difesa, la produzione automobilistica e la manifattura avanzata.

Il secondo pilastro è quello del Cloud and AI Development Act (CADA), cioè la normativa che regola lo sviluppo dell’IA e del cloud, che rappresenta anche una sfida ai giganti del web, tutti oltreoceano, che è una parte centrale del Piano d’azione per il continente AI della Commissione europea. Infatti, attualmente, oltre il 65% dei servizi cloud in Europa è gestito da tre sole aziende extra-UE. Il CADA nasce per scardinare questo monopolio di fatto e superare la frammentazione del mercato europeo, muovendosi su tre direttrici. Quella dello sviluppo di infrastrutture e della riduzione della burocrazia, semplificando le autorizzazioni per triplicare la capacità dei data center europei, migliorando l’accesso a suolo, acqua e finanza. Poi, si lanciano le Grand Challenges per l’innovazione, cioè delle vere e proprie grandi sfide di ricerca e sviluppo per favorire l’adozione dell’IA e del cloud nei settori pubblici e industriali strategici. Infine, si introduce il Bollino di Sovranità Unico, cioè un sistema di valutazione a 4 livelli valido in tutti i 27 Stati membri dell’Ue, dove il livello 3 impone che i fornitori siano controllati ed economicamente posseduti da entità dell’Ue, mentre il livello 4 esige il controllo totale della catena del software e l’assoluta assenza di interferenze da Stati terzi.

Ancora, si lancia una Strategia Open Source, cioè un ecosistema condiviso contro i monopoli, considerando che in Europa contano oltre tre milioni di contributori a progetti open source. All’interno del CADA e della visione d’insieme della Commissione europea, la Strategia Open Source smette di essere solo una filosofia comunitaria e diventa uno strumento operativo di difesa economica. Per prevenire il cosiddetto vendor lock-in, cioè la dipendenza cieca da fornitori tecnologici proprietari, l’Ue intende premiare le aziende che contribuiscono a innovazioni basate su codice aperto. Inoltre, viene istituito un quadro comune per gli appalti pubblici che prediliga soluzioni open source. Questo approccio dovrebbe garantire trasparenza e permettere alle imprese europee di cooperare su una base tecnologica comune, riducendo le vulnerabilità informatiche e i costi di licenza.

Infine, il quarto pilastro è una Roadmap Energia-Digitale, volta a sostenere il futuro dell’IA. Infatti, è noto che i data center dell’IA consumino tanta energia e moltissima acqua. Ecco che nel piano presentato dalla Commissione europea c’è la modernizzazione della rete elettrica dell’Ue per gestire in modo sostenibile i data center. Del resto, consumi idrici ed elettrici vertiginosi rischiano di mandare in crisi gli obiettivi climatici europei: nel 2024 i data center presenti sul territorio europeo hanno consumato tanta elettricità quanto quella di circa 20 milioni di famiglie europee, mentre si stima che tale consumo raddoppierà entro il 2030.

Secondo Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea con la delega a una transizione pulita, giusta e competitiva, «la digitalizzazione del sistema energetico rappresenta per l’Europa l’opportunità di ottenere di più dalle infrastrutture esistenti e di ridurre le bollette per i consumatori [e] questo pacchetto coglie tale opportunità e garantisce che la crescente domanda proveniente dai data center sia in armonia con la rete elettrica, anziché in conflitto con essa, in modo che l’ambizione digitale dell’Europa alimenti la transizione energetica anziché contrastarla».

Per questo motivo, la Commissione europea ha integrato nel pacchetto una specifica Roadmap per la digitalizzazione e l’IA nell’energia. Questa prevede l’integrazione dei data center, attraverso accordi che inseriscano in modo intelligente le infrastrutture di calcolo all’interno dei sistemi energetici locali, sfruttando energia pulita e riciclando il calore generato dai server. Poi, si mira a realizzare Smart Grid e IA per le reti, utilizzando algoritmi predittivi per gestire la flessibilità energetica, prevedere i picchi di consumo e integrare quote crescenti di fonti rinnovabili. Infine, vi è l’aspetto della cybersecurity e della sicurezza dei dispositivi, spingendo per valutazioni rigorose sui rischi legati ai componenti digitali delle infrastrutture, come gli inverter fotovoltaici, per scongiurare attacchi hacker su larga scala.

Secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, «non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che garantiscono il funzionamento dei nostri ospedali, la stabilità delle nostre reti energetiche e la sicurezza dei nostri servizi», laddove «si tratta di proteggere i nostri cittadini, difendere i nostri interessi e compiere le nostre scelte». Ella è convinta che «l’Europa possiede il talento, l’eccellenza nella ricerca, la base industriale e il mercato unico [e che], insieme, dobbiamo trasformare questi punti di forza in sovranità tecnologica».

Il Pacchetto sulla Sovranità Tecnologica dimostra che Bruxelles è consapevole che non si può rivendicare un ruolo geopolitico di primo piano e l’autonomia strategia del Vecchio Continente se si dipende da altri Paesi per le tecnologie abilitanti. Tra chip avanzati, cloud protetti, open source e un’integrazione simbiotica con il settore energetico, la visione è strategica e l’integrazione tra i vari Stati membri e le rispettive imprese, oltre che un’opportunità, è una necessità. Ovviamente, sebbene prima dell’adozione e dell’entrata in vigore, queste proposte legislative saranno negoziate dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Ue, il pacchetto dovrà anche essere sostenuto dagli investimenti industriali, per non rischiare di rimanere una bella dichiarazione d’intenti.

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