Una grande storia d’amore

Ottant'anni di matrimonio di Celesta e Albino da Varisella, piccolo comune vicino Torino. Illungo percorso di una vita nell'Italia reale che conquista i giovani. 
MATRIMONIO

Una grande storia d'amore. E di famiglia. Con due numeri che la racchiudono: novantasei anni, ottant'anni trascorsi insieme. Scrive papa Francesco aprendo l'Amoris laetitia: «La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa». Ed è proprio così per Celesta Colombatto e Albino Ossola, classe 1920, entrambi di Varisella, piccolo comune a pochi chilometri da Torino. Oggi aprono il giubileo più bello. Ottant'anni di matrimonio sono un traguardo che condividono con pochissime coppie in Italia. Il 16 maggio 1937 avevano detto il loro “sì” davanti al parroco don Giovanni Battista Falletti, nella parrocchiale di Varisella. 

 

Culla della loro amicizia, dopo gli anni della scuola, era stato il “dopolavoro”, come erano denominati i luoghi di ritrovo e svago in epoca fascista. «La domenica si andava a messa, alla “benedizione” e poi a ballare. Ballavamo anche il martedì, il giovedì e il sabato – ricordano Celesta e Albino – andavamo con gli zoccoli e solo nel locale ci mettevamo le scarpe, per non consumarle. Sotto le finestre era pieno di zoccoli. A ballare bisognava essere accompagnati, eravamo minorenni, ma in qualche modo riuscivamo ad entrare». 

 

Celesta rivede il giorno del matrimonio, con Albino: «vestito di nero, un “masnà” con la “müda" nera! Mentre io avevo un vestito normale, marrone con il pizzo, già usato altre volte». Ricco il pranzo nel cortile di casa, con risotto, carote e salsiccia. «C’era anche la salsiccia», ripete Albino. La festa durò tutto il giorno, finché c’era da mangiare e bere. Poi a dormire, con lo sposo che – sarà il pranzo, sarà l’emozione, quel che era era – si infila nella sua vecchia camera da letto, lasciando la sposa e i parenti a cercarlo in ogni dove. 

 

Seguono anni di fatica. Celesta impiegata alla Magnoni&Tedeschi, storica e gloriosa manifattura di Cafasse, Albino a Torino a fare il garzone muratore nel rifacimento di via Roma, ogni giorno avanti e indietro in bicicletta da Varisella. E intanto nasce Felice. La famiglia, già allargata a nonni e zii, cresce. Anni in cui l’Italia conosce nuovamente l’orrore della guerra e anche Albino deve partire militare: tre anni, prima sul fronte italo-francese, da cui fuggì per far ritorno a casa, subito rintracciato dai carabinieri, poi su quello croato. Alla fine del conflitto anche per lui il lavoro alla fabbrica tessile di Cafasse, senza mai dimenticare la stalla con le due mucche da accudire.

 

«Le nostre ferie le abbiamo passate sempre in montagna, sì, a fare fieno per le mucche. Il mare l’abbiamo visto la prima volta dopo i settant’anni, con la Comunità Montana». «Hanno sempre lavorato molto, faticato – ricorda Beppe, l’altro figlio, per dieci anni sindaco di Varisella – ma nella nostra famiglia è sempre regnata l’unità e la serenità e direi anche la giusta allegria». Una risposta a quanto scrive il Santo Padre nell'ultima esortazione apostolica sulla famiglia: "Abbiamo bisogno di trovare le parole, le motivazioni e le testimonianze che ci aiutino a toccare le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità, di impegno, di amore e anche di eroismo, per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio". Albino e Celesta, dopo quasi otto decenni di unione, sono la testimonianza più bella. Aprono l'anno della cifra tonda, la più grande. 

 

Ottant'anni anni insieme sono tanti. La loro storia conquista i più giovani. «Quando abbiamo raggiunto prima i sessanta poi i sessantacinque – confessa Celesta – pensavamo fossero gli ultimi festeggiamenti, e invece siamo ancora qui». E prosegue: «il segreto per stare insieme è volersi bene, anche se a volte si litiga, ma solo a parole, non col cuore; se non vuoi bene non puoi sopportare una persona, specialmente anziana». Non hanno rimpianti i coniugi Ossola, solo il cruccio di non poter più lavorare, muoversi come un tempo. Un tempo passato che non rincorrono, che “non era meglio di adesso”, perché la loro mente ha saputo stare al passo con gli anni, coi figli che crescono, i nipoti, gli amici, il benessere, pensando, forse, che “i giorni migliori sono sempre quelli a venire”. 

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