Francesco e il libro sacro salvato dall’odio dell’Isis in Iraq

Sidra, il libro sacro di Qaraqosh, scampato alla furia iconoclasta dell’Isis e restaurato in Italia, è tornato nella città santa irachena con Papa Francesco. Un episodio, sfuggito ai più, del viaggio aspotolico in Iraq, ma dal forte valore simbolico
Papa Francesco riconsegna il libro sacro (da LaPresse)

Il 7 marzo Sidra, il Libro Sacro di liturgia del XIV-XV secolo, è tornato nella Chiesa siriaca-cristiana dell’Immacolata Concezione di Qaraqosh, la città santa per i cristiani iracheni della Piana di Ninive, dalle mani di Papa Francesco durante il suo viaggio apostolico.

Il Manoscritto, trascritto con caratteri siriaci, raccoglie le preghiere liturgiche da recitare in aramaico fra la festa della Pasqua e quella della Santa Croce. È scampato alla furia iconoclasta e anticristiana degli uomini dell’Isis, che dal 2014 al marzo 2017 hanno occupato e devastato quelle terre, grazie a una astuzia dei sacerdoti, che poco prima della fuga dalla città lo murarono insieme ad altri antichi volumi in un sottoscala. Liberata Qaraqosh i preziosi libri, tra i quali Sidra, furono ricoverati temporaneamente in un deposito di Erbil e custoditi dai sacerdoti, qui fu ripreso dalle telecamere di Laura Aprati e Marco Bova nel gennaio 2017, in quei giorni in Kurdistan per realizzare un documentario insieme a Focsiv, la Federazione degli organismi cristiani servizio internazionale volontario.

Per permettere che fosse restaurato dall’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro (Icpal) Il vescovo Yohanna Butros Mouché lo consegnò ai volontari di Focsiv, che lo portarono in Italia grazie all’impegno diretto dell’allora Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, e di Giulia Silvia Ghia, presidente di Verderame progetto cultura.

Papa Francesco nella chiesa dell’Immacolata concezione a Qaraqosh (da LaPresse)

Appena giunto nel nostro Paese fu presentato al Salone del libro di Torino nel 2017 come emblema delle migliaia di persone scampate agli orrori della guerra e alle milizie jihadiste, di quel processo di annientamento delle persone, di distruzione di interi territori e di “genocidio culturale” che era teso a spazzare via la presenza cristiana millenaria da quella area.

Dopo Torino, Sidra fu affidato al delicato lavoro gratuito dell’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro (Icpal) del Mibact che lo ha inquadrato storicamente, grazie anche al preliminare esame da parte di esperti di lingua siriaca – Paolo Lucca dell’Università di Venezia di liturgia orientale, Delio Vania Proverbio e Adrien de Fouchier della Biblioteca apostolica vaticana – e restaurato in alcune sue peculiarità come l’antica rilegatura e l’inchiostro molto particolare usato per le miniature.

Sidra era in condizioni di conservazione molto critiche, con problemi vari e complessi: struttura del volume molto compromessa, pessima condizione dei pigmenti di miniature e inchiostri, fragilità delle carte, fratture scomposte delle assi lignee della legatura. Ci sono voluti 10 mesi di lavoro con un lavoro certosino di indagine tra comparazione con volumi siriaci della stessa epoca (dalla Biblioteca apostolica vaticana) e l’esecuzione di analisi scientifiche presso i laboratori di Biologia, Chimica, Fisica e Tecnologica dell’Icpal per passare poi al consolidamento di ogni singola lettera vergata e di tutto quanto necessario al recupero integrale dell’opera.

Come testimonia Ivana Borsotto, presidente Focsiv: «Il lavoro condotto tutti insieme affinché Sidra tornasse a casa è anche l’espressione del ruolo positivo che svolge la cooperazione internazionale nelle diverse parti del mondo: promuovere lo sviluppo sì delle persone, ma anche favorire la coesione sociale e la crescita dei territori e delle comunità in modo da rendere le popolazioni autosufficienti ed autonome. Senza libri non c’è comunità e senza questa non può esserci la Storia di un popolo e la sua cultura».

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