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Un anno in prima linea

Dicembre è tempo di bilanci. Mi sono preso la briga, diciamo pure il gusto di sfogliare l’annata di Città nuova, senza la pretesa di trarne un consuntivo relativo al nostro lavoro, ma per rimettere a fuoco le vicende di un anno delle quali siamo stati testimoni e abbiamo dato conto sulla rivista: cronisti fedeli, ci auguriamo, puntuali quanto possibile, onesti almeno nelle intenzioni. L’affresco è vastissimo e impietoso, perché mette a nudo brandelli di verità spesso crudeli, ma anche talvolta luminosi, edificanti comunque ciò che domani resterà. Con questo carico di avvenimenti visti e vissuti, eccoci al nuovo anno. Alle nostre spalle campeggia una grande figura, protagonista della scena mondiale ormai da decenni e ingigantitasi col passare del tempo, giunta all’approdo: Giovanni Paolo II. Non è stato difficile documentare, in un numero della rivista quasi interamente dedicato a questo grande papa, quanta incidenza abbia avuto negli avvenimenti con la sua testimonianza e il suo magistero, quale tributo di riconoscenza abbia raccolto. Al papa polacco succede un papa tedesco, maestro di dottrina, che sceglie il nome di Benedetto. Non c’è discontinuità: come prima, più che mai, piazza San Pietro è ancora e sempre gremita ad ogni appuntamento settimanale. La chiesa di Roma mostra il suo volto universale e si apre sempre più all’abbraccio ecumenico e al dialogo con le altre chiese e con l’umanità intera. Ovviamente abbiamo seguito anche gli avvenimenti che hanno coinvolto i Focolari: dalle giornate di Colonia con i giovani, all’incontro di Bucarest con gli ortodossi, all’appuntamento con il Familyfest che ha visto collegate con la piazza del Campidoglio duecento città del mondo. Durante tutto l’anno i temi riguardanti la famiglia sono in primo piano. Le circostanze non mancano di fornire spunti di stringente attualità. I referendum che vogliono modificare la legge sulla procreazione medicalmente assistita, e attaccano diritti fondamentali della persona e le basi della convivenza civile, vedono la rivista impegnata in una campagna che vuole proporre una più autentica visione dell’uomo e della vita. La battaglia per i deboli, per i non nati, per i condannati a morte è una costante sulle nostre pagine.Vorremmo disporre di più spazio e più mezzi per accrescerne l’incidenza. Ma c’è un’altra emergenza, purtroppo, che ci ha accompagnato e che ci inquieta, quella che ci vede impegnati per la pace. Senza mettere in campo nuova violenza, ma con argomenti. Contrari alla guerra sempre, non serve ripetere ancora – parlo ovviamente dell’Iraq, ma anche di tutti gli altri conflitti più o meno noti – quanto avesse ragione chi voleva evitarla. Purtroppo stiamo raccogliendo i frutti amari di improvvide risoluzioni che non abbiamo mancato di condannare. Il nostro impegno è ancora e sempre e dovunque sul fronte del dialogo. Per questo abbiamo cercato con ostinazione ogni spiraglio di apertura, di tolleranza, di disponibilità nel confronto epocale che si è venuto instaurando col mondo musulmano.A costo di apparire ingenui, siamo andati sul posto a documentare l’esistenza di questi semi, non sempre piccoli, ma ai più quasi sempre sconosciuti, che pure germogliano nel pianeta dell’Islam a tutte le latitudini, dalle nevi del Pakistan alle sabbie del Sahara, come nelle grandi città della diaspora musulmana. Ma è ancor più intorno a noi, nel nostro paese, dove il confronto politico assume spesso toni assolutamente deprecabili, che non ci siamo stancati di proporre il dialogo, unico mezzo per raccogliere frutti di opere concrete, anziché disperdere tante energie in una continua e sterile delegittimazione reciproca. Ciò non ha impedito di documentare e sostenere quei richiami alla legalità e al contrasto verso la criminalità organizzata che ancora trova troppa tolleranza nello stesso mondo politico. E infine c’è un’altra guerra che in tutto il mondo dovremmo combattere insieme, quella per la difesa del pianeta davanti all’emergenza climatica. Abbiamo condannato senza mezzi termini la grettezza di quei paesi che egoisticamente non partecipano allo sforzo per contrastare questa deriva verso il surriscaldamento del pianeta, ma anche la faciloneria con cui si buttano in pasto all’opinione pubblica soluzioni assurde. Per non parlare al vento, abbiamo sostenuto chi si getta nella mischia per alleviare le condizioni di chi ha subìto gli effetti delle grandi calamità naturali. Esse ci hanno trovati quasi sempre in ritardo nelle previsioni e nella prevenzione, talora anche nei soccorsi. Parlo dello tsumani nell’Oceano Indiano, dei numerosi tornado caraibici, dei terremoti più devastanti, come quello recente in Pakistan. Si deve dire, in tutta onestà, che non è mancata la generosità di molti, anche dei nostri lettori, nel rispondere concretamente agli appelli per venire incontro alle necessità di questi fratelli. E ancora, sul fronte della solidarietà, non abbiamo taciuto del dramma che rimane aperto sui nostri mari meridionali, dove si infrange quotidianamente sulla battigia l’onda dei disperati del sud del mondo in cerca di condizioni più umane di vita. Non ci siamo stancati di ripetere che costoro possono rappresentare non un flagello, ma una risorsa, nella misura in cui si riuscirà a condividere questa emergenza con tutti i paesi europei e a incanalare ordinatamente e senza ulteriori remore questi flussi nei settori in cui il loro contributo di lavoro è richiesto. Nel Natale imminente che celebra il ritorno di Dio fra gli uomini, non dimentichiamo che egli stesso è stato perseguitato, profugo ed emigrante. Anche queste vicende che abbiamo appena ricordato per titoli, ma di cui abbiamo offerto testimonianze vive durante tutto l’anno, si aprono in uno scenario in cui si fondono note di dolore, ma anche motivi di gioia e di speranza.

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