Il fenomeno delle truffe affettive sta diventando un problema di crescente allarme sociale. Ma cos’è una truffa affettiva? Si tratta di una forma di manipolazione psicologica in cui uno o più individui malintenzionati creano un falso legame o sfruttano emozioni intense come amore, paura, pietà o senso di colpa per indurre la vittima a compiere azioni contrarie ai propri interessi, generalmente a scopo di lucro o per il furto di identità.
Gli elementi chiave includono:
Il grimaldello: l’uso di un sentimento forte per indebolire le difese razionali della vittima.
La falsa identità: la creazione di un personaggio o di una situazione d’emergenza studiata per apparire credibile e degna di fiducia.
L’obiettivo: il fine ultimo è sempre ottenere qualcosa (denaro, accesso a conti, foto compromettenti), prosciugando le risorse della vittima attraverso il ricatto morale.
A differenza di una truffa informatica classica, che cerca una vulnerabilità nel software, la truffa affettiva cerca una vulnerabilità nell’empatia umana. È l’arte di “hackerare” i sentimenti per arrivare al portafoglio o alla vita della vittima. Questo tipo di truffa trova terreno fertile nelle persone buone e disponibili a credere nel prossimo, ma il rapporto che si crea non ha nulla di un sano rapporto empatico: viene costruito a tavolino per ottenere il risultato desiderato dai truffatori.
Abbiamo avuto l’opportunità di parlarne con Francesca, 52 anni, che è stata vittima di una di queste truffe. Contrariamente ad altre vittime, Francesca ha scelto di parlare pubblicamente della sua esperienza per aiutare a prevenire che altre persone cadano nella stessa trappola. Il nostro colloquio con Francesca ha rivelato come i truffatori agiscano seguendo uno schema metodico e devastante.
Francesca spiega che il truffatore si avvicina alla vittima con gentilezza, delicatezza e affetto, evitando un attacco diretto. Ascolta e osserva attentamente per individuare una “crepa” (una fragilità familiare, economica o affettiva) in cui insinuarsi. Una volta scoperta la vulnerabilità, il manipolatore elabora un piano d’azione su misura, simulando empatia e comprensione per far sentire la vittima importante e protetta.
Dopo aver instaurato un legame, la vittima entra in uno stato psicologico simile a un torpore, costruendo una realtà parallela in cui tende a credere più al truffatore che alle persone care che la mettono in guardia. Questa condizione può rendere la vittima meno consapevole delle proprie azioni, portandola a consegnare denaro “spontaneamente”, il che rende poi estremamente difficile un’eventuale azione legale.
Francesca racconta inoltre come la sua propensione ad aiutare il prossimo sia stata sfruttata contro di lei. I truffatori hanno inscenato per lei la storia di un figlio gravemente malato di tumore, bisognoso di cure costose e trapianti. L’uso di foto false e richieste d’aiuto per ossigeno o trasfusioni è stata una tattica mirata a colpire l’istinto più profondo di una madre, rendendola estremamente vulnerabile.
Alla luce della sua brutta esperienza, Francesca offre alcuni consigli per prevenire queste disavventure:
Verifica immediata: richiedere prove d’identità concrete e in tempo reale. Se sorge il sospetto, bisogna troncare subito.
Il bottone rosso: qualsiasi richiesta di denaro o di documenti online deve essere considerata un segnale di stop immediato.
La tecnica dell’urgenza: spesso viene creato un senso artificiale di urgenza che spinge ad agire rapidamente per un problema grave o un’opportunità imperdibile. Prendetevi il vostro tempo.
Poco aiuto dallo Stato: è fondamentale sapere che le forze dell’ordine spesso si trovano ad affrontare limiti oggettivi, come i costi d’indagine e le giurisdizioni estere, soprattutto quando le somme coinvolte non sono considerevoli. Questo può lasciare le vittime con un senso di isolamento e impotenza.
Francesca ha anche scritto un libro intitolato Oltre il confine (Feltyde Editore). Sia nel libro che in questa intervista ha scelto di non essere completamente identificabile. Le abbiamo chiesto il motivo di questa scelta. «Il mio obiettivo principale è sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che chiunque, in particolare le persone più sensibili, può essere vittima di truffe. Purtroppo, molte persone si sentono immuni da questo tipo di attacchi e sono pronte solo a giudicare gli altri».
Dato che Francesca ricopre un ruolo di responsabilità, teme che i pettegolezzi possano interferire con la serenità della sua famiglia e del suo ruolo sociale. Nonostante questo, ha deciso di condividere la sua esperienza. La ingraziamo per la sua disponibilità e per averci aperto gli occhi su questa realtà che colpisce sempre più spesso uomini e donne.
