Ancora una tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo. Un’imbarcazione con circa 60 persone a bordo, partita dalle coste libiche, si è ribaltata a circa 45 miglia nautiche da Malta. Quarantotto persone sono state tratte in salvo da un peschereccio presente nella zona. Le autorità maltesi hanno chiesto l’intervento della Guardia Costiera italiana che navigava nella zona. L’unità della Marina militare italiana ha recuperato 10 corpi in mare.
Le operazioni di ricerca sono riprese stamattina, coordinate dalle autorità maltesi, nelle acque di competenza maltese per la ricerca e il soccorso.
Un peschereccio presente in zona avrebbe recuperato circa 48 persone vive, mentre una motovedetta della Guardia Costiera italiana, intervenuta su richiesta delle autorità maltesi per cooperare con le ricerche, ha recuperato al momento 10 cadaveri. L’operazione di ricerca e soccorso in zona continua, coordinata da Malta.
Dall’inizio dell’anno i morti nel Mediterraneo centrale sarebbero almeno 830: un numero enorme, una strage che si consuma giorno dopo giorno e che ormai non fa più notizia, non guadagna più l’attenzione dei lettori e le prime pagine dei giornali. Eppure i migranti continuano ad attraversare la pericolosa rotta del Mediterraneo centrale, considerata ancora oggi il passaggio preferito via mare dall’Africa all’Italia. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite, più di 1.330 persone sono morte su questa rotta lo scorso anno. E il numero del 2026 rischia di essere ancora maggiore.
Ma sono vite che si spengono nel silenzio.
Un’altra tragedia si era consumata qualche giorno fa: 49 persone erano morte nel deserto del Sahara. Morte di caldo e di sete, come avveniva qualche secolo fa. Gli uomini stavano tornando dal Mali, loro regione d’origine, dove avevano partecipato alla festa del sacrificio, Eid al Adha. Erano originari di Telhandek. A causa di un guasto del camion su cui stavano viaggiando, si è consumata la tragedia. L’autista e i viaggiatori hanno tentato di riparare il camion, senza riuscirci. Per il governatorato della regione di Agadez, che ha diffuso la notizia, si è trattato di una «tragedia umana», consumatasi in una delle aree più inospitali del pianeta, dove le distanze e le condizioni climatiche rendono particolarmente difficili i soccorsi e la sopravvivenza.
Erano anche loro migranti, in modo diverso. Anche loro sono morti in silenzio.
