Tokyo 2020: la seconda possibilità di Lucilla Boari

Settimo giorno di gare ai Giochi di Tokyo. La ventesima medaglia della spedizione azzurra arriva da una ragazza che nelle scorse Olimpiadi visse una grandissima delusione. Cinque anni dopo, è arrivato il suo momento.

Arrivati quasi al giro di boa dei Giochi a cinque cerchi, da Tokyo continuano ad arrivare ottime notizie per i colori azzurri. Oggi, tra gli altri, abbiamo assistito all’esordio di Gianmarco Tamberi che, destando un’ottima impressione, si è qualificato per la finale del salto in alto in programma domenica 1 agosto alle 12.10 ora italiana. Passaggio del turno, con il terzo successo su tre incontri sin qui disputati, per la coppia di beach volley formata dai vicecampioni olimpici in carica Daniele Lupo e Paolo Nicolai, che staccano così il pass per gli ottavi di finale. E ottime notizie arrivano anche dal nuoto. Innanzitutto con la qualificazione in finale di Gregorio Paltrinieri che, dopo l’argento ottenuto negli 800 metri stile libero proverà a regalarci altre soddisfazioni sulla distanza dei 1.500 metri. Poi, molto bene hanno fatto anche le due staffette miste, uomini e donne che, nella notte italiana tra sabato e domenica, si batteranno per “qualcosa di importante”.

La notizia più bella di giornata, però, è arrivata dallo “Yumenoshima Archery Field” dove si è disputata la prova individuale femminile di tiro con l’arco. Avete mai provato a praticare questo sport? Bisogna tirare una freccia da una certa distanza e avvicinarsi il più possibile al centro del bersaglio, al fatidico dieci! No, non è per niente facile… Alle Olimpiadi le frecce si scagliano da una distanza di 70 metri, eppure per quasi tutti i partecipanti dei Giochi a cinque cerchi il dieci, per quanto difficile, è l’obiettivo di ogni tiro! Di un nove ci si può anche accontentare, mentre già un otto è una mezza delusione. E fare tre? A questi livelli accade una volta su mille, un risultato quasi “impossibile”. Eppure, talvolta succede. Ne sa qualcosa la nostra Lucilla Boari. Cinque anni fa, ai Giochi di Rio, lei non ancora ventenne arrivò ai piedi del podio nella gara a squadre. A parte l’amarezza per la “medaglia di legno”, si trattò comunque di un ottimo risultato, il migliore di sempre conquistato in questo sport a livello olimpico dall’Italia femminile.

Un ottimo risultato, dicevamo, che arrivò però in maniera davvero rocambolesca. La nostra nazionale, infatti, nella semifinale della prova a squadre contro la Russia arrivò ad un passo dalla vittoria. Guendalina Sartori, una delle compagne di Lucilla, stava tirando bene, ma sbagliò clamorosamente la sua ultima freccia: tre. Si, avete capito bene, tre, quando per raggiungere la finale sarebbe bastato un modestissimo sette. «Non dormirò per mesi», dichiarò sconvolta l’azzurra a fine gara in preda a una crisi di pianto. Alla fine, le nostre rappresentanti persero la semifinale e anche l’incontro valevole per la medaglia di bronzo. Per la Sartori arrivò subito la solidarietà dei tecnici e delle compagne di squadra, tra cui proprio Lucilla, consapevoli che a uno sportivo può capitare anche questo. Comunque, per lei e per l’intera squadra si trattò di una cosa davvero difficile da mandare giù. Un “incubo” che ha perseguitato le nostre atlete per molto tempo…

La vita, però, fortunatamente offre spesso una seconda possibilità. A volte arriva presto, altre volte bisogna attendere po’ di più. Lucilla, nello specifico, ha dovuto attendere cinque anni per avere la sua “seconda chance”, e oggi era arrivato il momento di provare a regolare definitivamente i conti col passato. Dopo essersi qualificata per gli ottavi di finale, la nostra rappresentante ha battuto in un match tiratissimo la bielorussa Marusava (sul 5-5 l’incontro è stato deciso da uno shoot-off, una sorta di tempi supplementari del tiro con l’arco, dove la nostra tiratrice ha scagliato la freccia esattamente nel centro del bersaglio, mentre la sua avversaria si è fermata al nove). Poi, nei quarti, ha avuto la meglio abbastanza facilmente della cinese Wu (6-2 il punteggio a favore dell’azzurra), mentre in semifinale è stata sconfitta dalla russa Osipova con un netto 6-0. A quel punto, rimaneva solo un’incontro, quello per la conquista della medaglia di bronzo. E il timore di una nuova beffa, dopo quanto accaduto in Brasile negli ultimi Giochi, sicuramente avrà fatto capolino per un attimo nella sua testa.

Ad attenderla, nella finale per il terzo e quarto posto, c’era quindi la statunitense Mackenzie Brown, la numero undici dell’attuale ranking mondiale (Lucilla, invece, è la numero ventitré). Per chi non è un esperto di tiro con l’arco, è bene ricordare che una gara funziona così: si tirano tre frecce a testa, chi fa più punti vince il set e si aggiudica due punti, mentre in caso di pareggio si prende un punto a testa. Chi arriva per primo a sei vince l’incontro. La finale inizia. Il primo set si chiude in perfetto equilibrio: un 10 e due 9 a testa: 1-1. All’atleta mantovana, che quest’anno ha compiuto ventiquattro anni, non trema il braccio: 10, 10 e 9 il punteggio delle sue tre frecce del secondo set. Anche la statunitense tira benissimo: 10, 9 e 9, e per un solo punto perde il set (28-29). Siamo 3-1 per Lucilla che, nel terzo set, mantiene un elevatissimo standard di prestazione: 9, 10, 9 per un totale di 28 punti contro i 25 della sua avversaria. Ora siamo 5-1, la medaglia è davvero ad un passo, basta un pareggio nel quarto set.

Dopo le prime due frecce il parziale è di 18-17 per la Brown, che però nel terzo tiro fa un 8. Alla nostra ragazza a questo punto basterebbe un 9 per pareggiare e quindi vincere il match. Lei si concentra, aspetta qualche secondo prima di scagliare la freccia, e poi la lascia andare: 10! È medaglia di bronzo. La prima medaglia di sempre conquistata da un’italiana ai Giochi in questa disciplina. «A Rio ero molto giovane, mi qualificai durante gli esami di maturità, ero una bambina al parco giochi. Svegliatemi se è un sogno, magari tra qualche ora realizzerò. Questa medaglia è bella, non vedevo l’ora di tenerla ed è bella pesante. È un bronzo, ma vale oro», ha dichiarato Boari a fine gara. Si Lucilla, questo bronzo vale davvero tanto. Hai sofferto, hai saputo aspettare con pazienza il tuo momento, e alla fine tanta attesa è stata ripagata.

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