Tecnocrazia contro democrazia?

Riflessioni a venti anni da Maastricht e a dieci anni dall'Euro
La formazione di governi “tecnici” in Paesi europei, la riproposizione di “parametri” economici come priorità assoluta dei programmi politici, il dominio transnazionale di agenzie di valutazione economica hanno fatto parlare di “sospensione della democrazia”. Esistono senza dubbio segnali di involuzione dei meccanismi di rappresentanza e timori della nascita, proprio nel cuore dell’Europa, di forme di “democrazie senza alternative”, prive cioè di possibilità di scelta, rispetto alle opzioni dettate dalle necessità di assicurare il governo di questioni tecniche. Il contrasto tra governi rappresentativi (eletti dai cittadini) e governi responsabili (capaci di decidere) non deve però diventare strutturale. La cosa saggia da fare è cercare di creare un ponte tra la scienza politica, da una parte, e la conoscenza applicata, cioè le scelte politiche concrete, dall’altra. Questo si può realizzare solo se si sviluppa una riflessione in profondità, che porti ad una nuova condivisione, a livello europeo, di ideali, di progetti, di scelte.

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