Sulla questione della scuola e del merito

Un'insegnante di scuola media superiore ci espone il suo punto di vista sulla questione del nome del nuovo Ministero dell'Istruzione in base alla sua esperienza di vicinanza ai ragazzi e alla loro famiglie
istruzione
Lalupa, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

Molto imbarazzata e delusa, a volte amareggiata, talvolta inerme, assisto al proliferare di opinioni e riflessioni proposte da sociologi, psicanalisti, politici, ecc… (chi più ne ha più ne deve sorbire) sulla questione del merito e della scuola. Nessuno che abbia chiesto il parere degli insegnanti o che si sia posto il problema di interpellare quanti, a più livelli e titoli, vivono nella scuola la realtà dell’Educazione e Istruzione, circa il fatto che il  Ministero possa, o sia auspicabile, chiamarsi “Dell’Istruzione e del merito”! Tanto meno ho ascoltato insegnanti intervenire nel dibattito, piuttosto qualche dirigente!

Diciamolo pure: agli insegnanti tocca poco, al massimo li solletica, l’idea che il Ministero per cui lavorano si chiami in un modo o nell’altro, visti i ben più importanti e (s)travolgenti cambiamenti che hanno dovuto subire negli ultimi due decenni e considerate le problematiche ben più serie e complesse che affrontano ogni giorno a scuola.

Sono una insegnante  di scuola media superiore. Insegno da 25 anni. Gli ultimi 11 in un istituto tecnico. Sono madre di figli adolescenti.

Nelle mie classi ogni giorno ho la fortuna di confrontami con ragazzi (il più grande dono che la vita mi abbia fatto) che vivono esperienze molto diverse tra loro, ma che hanno come comune denominatore la solitudine e spesso l’abbandono. Vi parlo di alunni figli di buona famiglia,  che hanno però perso la bussola e a scuola si annoiano e non riescono a sentirsi motivati, forse perché nella vita hanno tutto, tranne il “desiderio”; parlo di ragazzi figli di detenuti che nel pomeriggio (e a volte di notte) lavorano per assicurare la sopravvivenza alla famiglia per 12 mesi all’anno; di figli di noi, padri e madri narcisisti, che abbiamo fatto del nostro ego (ossia del denaro, dell’immagine, oltre che della posizione sociale) l’oggetto esclusivo delle nostre cure e che spesso usiamo i figli come merce di scambio per i nostri capricci; dei figli di una società che con l’avvento del digitale ha stravolto la cultura trasformandola da scritta in semi orale.  Per non parlare degli alunni che hanno insegnanti disincantanti e frustrati e fragili e inetti (ahimè).

Non vi sto parlando di una scuola sulla Luna o su Marte, o di una scuola della estrema periferia di una grande città, ma di un comune istituto tecnico di una amena cittadina sul mare, che vanta una ricchezza pro capite medio-alta. Queste sono le classi in cui studiano e trascorrono la maggior parte del “miglior tempo” della loro vita i vostri-nostri figli-alunni!

Ergo: apriamo gli occhi sulla realtà e non parliamo di fumo o vapore acqueo, o dei bei sogni ad occhi aperti che facciamo “noi grandi” idioti!

Dai miei alunni (e solo da loro) ho imparato che nella vita non abbiamo alcun merito: abbiamo ricevuto dei talenti, che possiamo spendere (e spendiamo) solo qualora qualcuno ce li MOSTRI e ci dia la POSSIBILITA’ di metterli a frutto facendoci innamorare di ESSI, di noi stessi e del mondo. Punto. Solo questo! La scuola è e deve essere solo questo: un luogo in cui ci si INNAMORA del mondo, DELLA VITA; si impara a voler bene A SE STESSI e , poi, a prendersi cura degli altri mettendo a disposizione i propri talenti. Solo a questo punto si apprende il valore del sacrificio, e lo si compie con magnanimità : quando si scopre che il sacrificio non è fine a se stesso ma alla realizzazione personale e a quella di coloro che nella vita ci sono affidati (e credo che non debba essere io a ricordarlo ai numerosi psicologi e intellettuali che in questi giorni hanno preso la parola sulle migliori testate del nostro Paese, dicendo a mio avviso bazzecole! … Anzi sono proprio loro ad insegnarmelo ogni giorno. E per questo li ringrazio).

D’altra parte non credo che i miei alunni si siano meritati le famiglie che hanno, le scuole che frequentano e i loro insegnanti  (me compresa) e la società in cui vivono! Ma semplicemente credo li abbiano ricevuti dalla vita come Doni o ostacoli (da superare) del processo evolutivo. La scuola ha il grande compito (questo significa Ministero, e non altro!) di far riconoscere i Doni ricevuti dalla vita (famiglia, scuola, amici), soprattutto di mostrare la forza e il valore che le proprie e altrui FERITE e FRAGILITÀ hanno per sé  e per la società, di sviluppare il senso della GRATITUDINE per tutto ciò , di generare la CAPACITA’ di prendersi CURA e la disponibilità al sacrificio che è il luogo del riconoscimento dei VALORI e delle PASSIONI (per cui si è disposti a  dar la vita ogni giorno) e non IL LUOGO DEL RICONOSCIMENTO del Merito! (sia chiaro: non si impara il sacrificio col premio “meritato”!!! E nemmeno con la punizione!! Ma solo con l’Amore per l’oggetto/fine del sacrificio)

Per fortuna i ragazzi imparano tutto questo, nonostante (e a volte anche grazie alle…) le incapacità, inettitudini degli adulti e delle istituzioni in cui nascono  e vivono. Chiedo piuttosto al Ministero di prendersi cura delle STRUTTURE scolastiche ancora fatiscenti nel 90% del Paese, IN PARTICOLARE nel Sud Italia,  (mancano palestre, laboratori…ecc.), e di tutelare dagli abusi  l’ESPERIENZA DEMOCRATICA in cui la scuola è nata, esperienza oggi minata  dalla estrema importanza attribuita all’ingannevole e falso e bugiardo Dio “Efficienza – Competizione” per il quale sono state sacrificate il confronto all’interno della Istituzione-Scuola e la condivisione di Idee, esperienze e competenze.

Che la scuola sia la scuola dell’Istruzione e dell’Educazione!!! E che il Ministero si chiami pure come vuole! Un nome lascia il tempo che trova! (e passerà presto il tempo, insieme al nome, alle Riforme e ai Ministri!).

Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggere fino alle ultime righe questa mia riflessione. Non ambisce ad essere risolutiva di nulla, ma solo uno spunto!

E auguro Buon lavoro al nuovo Ministro!

Emmanuela Troiano – Insegnante

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