Sui fatti di Macerata

L'opinione di una lettrice, educatrice, sui protagonisti e i fatti di cronaca accaduti dove lei vive e opera. L'opinione della gente comune, l'associazionismo presente in città, la voglia di costruire una nuova città.

Mi chiamo Letizia, ho 30 anni e sono nata e cresciuta in una piccola frazione poco distante da Macerata. Sono un’assistente sociale ma da un paio d’anni lavoro come educatrice in una comunità per minori, vicino dove sembra sia accaduto l’omicidio di Pamela e tra le vie della sparatoria ad opera di Luca Traini.

Sono passate alcune settimane da quando Macerata è diventata tristemente famosa e fatico a riordinare tutto quello che queste vicende hanno suscitato in me e nei miei concittadini. Ho avuto occasione di ascoltare i pensieri, gli sfoghi e ho sentito e letto veramente di tutto, la maggior parte pieni di rabbia e paura. Tutti che sentenziano colpevoli, chi è contro Innocent e chi è contro Luca. In particolare sto avendo modo di confrontarmi con il pensiero delle ragazze con cui lavoro, ad accogliere il loro stato d’animo di quei giorni. Hanno età diverse, provengono da contesti sociali e livelli culturali diversi e sono una continua ricchezza nel bene e nel male. Sono in quella fase dell’età in cui o è tutto bianco o è tutto nero, l’umore e i pensieri cambiano in maniera repentina. E con loro, condividendo i pasti, mi ritrovo a dare occasioni per aprire i loro sguardi, di avere un pensiero alternativo a quello che può essere più immediato o più comune.

Parlando di Pamela, Innocent, Luca e i ragazzi feriti, prima di tutto sono degli esseri umani come noi. Cercare il colpevole, il responsabile di tutto l’accaduto, è un obiettivo relativo, tutte le persone coinvolte hanno una storia, le azioni fatte sono solo alcuni frutti di questa storia. Pamela non è “solo” la vittima di un omicidio, Innocent, e gli altri ragazzi, non hanno “solo” spacciato e probabilmente ucciso, Luca non ha “solo” sparato e colpito delle persone tentando una strage razziale… La parola “solo” in questo elenco di atrocità può risultare forte ma dovremmo andare oltre questi fatti. Pamela, Innocent, Luca potevo essere io, potevamo essere noi, semplicemente se fossimo nati da un’altra parte del mondo, in un’altra famiglia, avendo vissuto un altro tipo di esperienze…

Penso alla solitudine di questi ragazzi (sono tutti giovani), alla loro fragilità, sensibilità…non voglio giustificarli ma sento un forte senso di responsabilità. Potevamo essere noi, potevano essere i nostri vicini di casa, familiari, colleghi…quante volte giudichiamo chi ci passa accanto per un certo tipo di comportamento e non ci fermiamo a chiedere il perchè di quel comportamento, cosa effettivamente sta vivendo nella sua vita. Andiamo oltre i confini del nostro, tutto sommato, bell’orticello; oltre i nostri problemi e le nostre preoccupazioni.

È servita una tragedia per far venire alla luce i limiti ma anche le risorse di una piccola realtà cittadina come Macerata. Un segno evidente di quanto possa dare civilmente parlando, lo abbiamo visto con la manifestazione antifascista del 10 febbraio. Al di là, di tutte le relative polemiche, ritrovarsi in 30.000 condividendo e testimoniando insieme i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo, aiuta a ripartire e a sentirsi meno soli. Io ho scelto di non partecipare perchè sono più incline alle piccole rivoluzioni quotidiane che ai grandi eventi ma credo che Macerata ne abbia avuto bisogno. Ma non è solo questo, penso alle tante realtà associative, cittadini che si impegnano per dare anima a questa città.

–  Penso a quanto creato con alcuni membri del Movimento dei Focolari, in collaborazione con una parrocchia, per promuovere un contesto dove le persone anziane e meno anziane si potessero sentire protagoniste offrendo occasioni di incontro attraverso corsi di vario interesse culturale, curati da volontari. Non sono mancati momenti di conoscenza con le altre culture presenti nel territorio, con conferenze e cene. Una realtà che fatica a rimanere in piedi per la scarsità di fondi ma che resiste perchè chi partecipa ne è fortemente coinvolto. (Ubuntu-Reteviva https://www.facebook.com/retevivamc/     https://www.facebook.com/BibliotecaSantaCroceMC/).

–  Penso ad un’associazione, credo l’unica rivolta ai giovani, che promuove occasioni di socializzazione e divertimento con corsi di teatro, danza, yoga, concerti, serate con giochi di società… (Labs – Laboratorio Sociale https://www.facebook.com/pg/laboratoriosocialemc/about/?ref=page_interna).

–  Penso alla Caritas che accoglie rifugiati politici in diversi appartamenti;

– alle tante associazioni che accolgono e seguono le persone immigrate, dai documenti, l’insegnamento della lingua italiana, alla ricerca di un lavoro e offrendo loro una cosa per un periodo (Gus).

– Penso a quelle che si occupano in maniera particolare dei minori stranieri non accompagnati (Acsim), tra cui l’associazione per cui lavoro Piombini-Sensini, che ha posti riservati per le pronte accoglienze sempre per questi minori.

–  E perchè no il Centro del riuso, gestito da Cosmari S.r.l., una struttura per la consegna e il prelievo di beni usati ancora utilizzabili e non inseriti nel circuito della raccolta dei rifiuti urbani ed assimilati.

L’associazione Agorà che propone percorsi formativi alla cittadinanza attiva rivolti ai giovani.

– Per non parlare del progetto “Famiglie a colori”, riguardo l’integrazione degli Msna tramite affidi in famiglie omoculturali e non, gestito dai Servizi sociali del Comune (http://www.ordias.marche.it/wp-content/uploads/2017/03/swd-17-Mandorlini-Famiglie-a-colori-1.pdf),

e mi fermo qui ma ci sono tante altre realtà che incidono nel nostro territorio nei più vari ambiti.

Quindi tante sono le risorse e le potenzialità che vanno sostenuti che dovrebbero coprire quei luoghi di degrado, giardini pubblici, bar dove si assistono a scena di violenza, risse, dovute ad eccessi di droga ed alcool, in cui spesso sono coinvolti stranieri che per motivi burocratici si ritrovano in giro per la città senza far nulla, dopo mesi in cui la vita è stata loro tutt’altro che generosa. Tante potrebbero essere le opere/azioni pubbliche in cui potrebbero essere coinvolti. Potenzialità che potrebbero creare luoghi di ritrovo per i ragazzi dell’età delle scuole superiori, ludoteche, o biblioteche/videoteche, adatte a loro; che possa essere un’opportunità per contrastare l’assunzione di droghe ed alcool in età giovanile? Questi alcuni esempi.

Certo ne avremmo fatto volentieri a meno di questi riflettori puntati ma è nostro dovere, guardarci allo specchio e cogliere l’occasione di promuovere interventi mirati alle falle della nostra città e sostenere quelle realtà che si stanno spendendo per essa. Penso a Pamela e, in quello che è successo provo a trovar un barlume di senso nell’impegnare la mia vita a prendere per mano chi mi passa accanto e insieme costruire nuove possibilità.

 

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