Mio marito giornalista

La commovente lettera di Silvia Scarrone per il marito Mauro Pianta, morto per arresto cardiaco dopo una gastroscopia. Quando il dolore lascia spazio al “Mistero insondabile”

«…Per quanto scaveremo cercando di estrapolare i fatti uno per uno dal corpo di mio marito, ci sarà sempre un margine più o meno grande di Mistero insondabile che mi chiede di prendergli la mano per farmi capire non tanto il perché ma il come e soprattutto il Chi. È questo Chi che mi fa dire che tutto è già perdonato e tutto è già salvo». Finisce così la commovente lettera, pubblicata su La Stampa, di Silvia Scarrone e dedicata al marito, il giornalista Mauro Pianta, 47 annni, a lungo redattore di Vatican Insider e collaboratore del Corriere della Sera fino al decesso avvenuto pochi giorni fa, all’improvviso.

Pianta era ricoverato all’ospedale Molinette per una gastroscopia. Dopo l’esame, per motivi ancora da appurare, ha avuto una grave emorragia e un attacco cardiaco. La famiglia ha presentato denuncia ai carabinieri e sul corpo del giornalista è stata eseguita l’autopsia. Al di là delle responsabilità, colpiscono le parole con cui la moglie Silvia lo ha ricordato.

«Quando sposi un giornalista – ha esordito –, sposi il giornalismo e devi esserne ben consapevole ma non lo sei. Specialmente se il giornalismo si presenta a te con gli occhi così azzurri e il piglio di Elvis. E allora lo sposi. Anche se ti dice di essere stato licenziato e di non sapere come sbarcare il lunario. E tu, completamente innamorata, lo sposi. E ti affidi…».

Una storia d’amore per il proprio coniuge e di passione per il proprio lavoro, di scelte e di condivisione. «Quando sposi un giornalista – si legge ancora su La Stampa – e vai in un cinema a Beinasco dopo l’attentato alle Torri Gemelle e ti dicono di evacuare per allarme bomba, ti troverai seduta da sola sui gradini mentre lui sarà dentro in direzione ostinata e contraria e ti dirà: “Aspett, amore”. E tu aspetterai, pur covando un risentimento che sarà sempre passeggero perché basteranno quegli occhi a farti dire… non importa, lo perdono».

La morte, come tutti, ma forse un po’ più degli altri, Silvia e Mauro l’avevano messa in conto. «Quando sposi un giornalista – aggiunge infatti la moglie –, ti devi aspettare che potrà morire. Non che la morte non sia una compagna di viaggio per tutti. Sorella morte diceva Francesco. Lo è per tutti…».

Ma quando arriva così, quando proprio non te l’aspetti, come si va avanti? La strada la indica proprio lei, Silvia, nel momento in cui il dolore è ancora tutto lì e la tiene stretta stretta, proprio come i suoi due figli. «La morte invece – ha scritto ancora – va presa per mano. E io voglio prendere per mano tutto di questa storia che Mauro mi ha lasciato…».

Certo, resta il bisogno di conoscere la verità, di avere risposte, ma Silvia «non ne pretende con violenza ma con umiltà. In Giovanni 8, Gesù dice: “Se rimarrete nella mia parola, la verità vi renderà liberi”». Ci saranno indagini per appurare le cause di questa morte, ricorda Scarrone, «e talvolta – sottolinea – sarebbe bene ricordarsi del lenzuolo bianco di Calabresi e fare un passo indietro anche come giornalisti». Nel frattempo, però, «tutto è già perdonato e tutto è già salvo».

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