È un raffinato, elegante, considerevole omaggio al noir americano letterario e cinematografico. Si trova dentro un racconto di genere supereroistico ed è un piacere continuo per gli occhi, viste le inquadrature a ripetizione su una New York brillantemente plumbea, vintage e pittorica dall’inizio alla fine. Lo è anche per le orecchie, considerate le diverse, adorabili canzoni che ascoltiamo a cominciare da Dream a little dream of me, del 1931.
Di cosa stiamo parlando? Della serie Spider-Noir, su Prime Video con 8 episodi tutti sulle spalle di un monumentale Nicholas Cage: variante insolita, complessa, chiaroscurale, dello Spider man di Peter Parker. In questo caso è un tale Ben Reilly, di professione detective privato, e già qui s’affaccia un vecchio archetipo del genere: l’icona hardboiled dell’uomo solitario, provato, fiacco di ottimismo eppure intriso ancora, a modo suo, di un certo codice etico, di sguardo morale in grado di rispondere no al male. Se non altro di intuirlo, detestarlo.

“Cat” (Li Jun Li) in una scena di Spider-Noir di Prime Video (per gentile concessione di Aaron Epstein)
Presto s’imbatte in Ben, l’immancabile femme fatale dal volto ammaliante e dalla voce soave, che canta (anche il pezzo citato) nei locali fumosi degli anni ’30, e in generale si muove, sofisticata, stratificata, misteriosa, nella città piovosa e scura in cui si affrontano due poli entrambi negativi: un sindaco corrotto, del tutto disinteressato al bene comune, e il gangster di turno (un bravo Brendan Gleeson), deciso a dominare quella grande mela segnata da proibizionismo e grande depressione. La possiamo ammirare – per interessante scelta di Prime Video – a colori o in bianco e nero. Basta un click, ma la seconda modalità è la consigliata.

Ben Reilly/Spiderman (Nicolas Cage) in SPIDER-NOIR (Photo: Aaron Epstein/Prime © Amazon Content Services LLC)
Reilly, che i doni del supereroe non li possiede in esclusiva, ma affronta alcuni omologhi in viaggio lungo strade diverse dalla sua, ha perso l’amata donna tempo prima, e da allora, nonostante la piena funzionalità dei superpoteri tipici dell’uomo ragno, vive da dimesso, barcollante, schivo, sostenendo di voler stare alla larga dalle grandi responsabilità e dalle salvifiche ambizioni. Fino a che, in quella vita che provocando chiama, e puoi risponderle in modo inaspettatamente positivo, Ben riprende a replicare ai colpi dei cattivi, o smarriti, accecati, soggiogati dal potere che siano.
Sono figli, come lui, dell’orrore della Prima guerra mondiale: soldati fatti prigionieri e trasformati in cavie da laboratorio, costretti a deformazioni fisico/genetiche che li hanno portati, chi in un modo chi in un altro, al dono/croce della vita con superpoteri.

Nicolas Cage in una scena di “Spider-Noir” di Prime Video (per gentile concessione di Prime Video)
Reilly ripercorre questa triste storia, e lentamente, quando il potere assolda quegli uomini resi forti e abominevoli dal binomio tragico scienza/guerra, riaffiora in lui la determinazione d’un tempo. Avviene senza vere impennate, ma in un crescendo sottile dentro il quale si intravedono raggi di sole sorgergli addosso e indirizzarsi verso l’altro. Tiepidi, ma centripeti, utili per sé e per gli altri, lungo una narrazione, visivamente affascinante, nella quale prendono forma i temi dell’elaborazione del lutto, del senso di colpa che opprime e anche – ancora una volta lentamente, in una serie che accumula qualità narrativa col procedere degli episodi – i temi del sacrificio e del riscatto.
All’epilogo di Spider-Noir, possiamo dire che al piacere visivo si associa quello di un racconto non sempre impeccabile ma alla lunga solido, più che sufficientemente coinvolgente e straordinario per chi ama certo cinema e certo linguaggio narrativo.
